Dalla delusione del Pes alla brillante prestazione del Pusceddu

A prima vista potrebbe apparire, quello di martedì, un  Palio senza particolari spunti tecnici tanto è stata la linearità, dopo il primo passaggio alla Cappella, che gli spazi dei commenti sui fantini sono ridotti al lumicino. Non è così. Partiamo dalla grande delusione chiamata Pes. Forse chi scrive nutre una particolare ammirazione per questo fantino, sta di fatto che la sua prestazione è risultata da manuale del Palio. Non sorrida il lettore n. 4 di oggi, ma, con questo giudizio, ci riferiamo a quel tratto di tufo che va dalla mossa all'inizio di S. Martino. Ebbene in questo brevissimo tragitto il Pes è stato non brillante, ma particolarmente perfetto. Ha colto meglio del Bruschelli il tempo del via e si è inserito in quella traiettoria che ha costretto lo stesso Trecciolino ad un pericolosissimo sobbalzo. Mettendo dietro la Torre, il Pes poteva anche pensare che qualcuno, alle sue spalle, quel Mari che ne aveva seguita la scia alla mossa, dovesse in qualche modo interpretare un ruolo di ostacolo più concreto, e pur rimanendo dentro le regole del gioco come è sembrato avesse operato il fantino di Malborghetto. Sta di fatto che, nel momento in cui si spalancavano al Pes i materassoni è salita a pelo, su Brento, quella copia brutta ed oscena che sta demolendo progressivamente un pezzo di storia del Palio di Siena: un altro fantino che porta lo stesso nome di Giuseppe Michele Pes. La Piazza è più o meno rotonda e deve essere completata per tre volte; l'augurio è che Beppino riesca a ritrovare in inverno quegli stimoli che lo aiutino ad uscire a testa altissima da un gioco nel quale è stato uno splendido protagonista, da ammirare. Lo Zeddino, quello minor, è rimasto imbambolato alla mossa, cercando in ritardo di proiettarsi verso la Lupa e creando, di fatto, l'ostacolo maggiore ad un Atzeni che, nell'inverno, dovrà seguire attentamente le fasi televisive ed imparare la teoria dei fondamentali del tufo e della mossa. La prestazione più brillante di tutte è quella del Pusceddu, che è stato grandissimo e, per la prima volta da quando corre, è stato per tre centimetri, forse tre centimetri e mezzo, in testa. Le curve prese prima al Casato e poi nei passaggi a S. Martino dimostrano tutta la maturità del fantino, ormai pronto per spiccare il volo verso il bandierino, ma anche lui dovrà, in questo inverno, non lasciarsi andare a facili entusiasmi e continuare a seguire quella voce del sottobosco selvaiolo, che sembra non abbia fallito nell'ennesima ricostruzione della sua carriera dirigenziale. Anche il Villella, come il Pes, deve mettersi in testa che in Piazza del Campo i giri sono tre. Compierne uno, in modo esaltante, fino all'imbocco a S. Martino non risulta sufficiente per cercare quel secondo successo che è più determinante del primo. E' stato mandato largo dall'irruente prepotenza tecnica del Bruschelli; ma pensate un po' se il Villella fosse stato leggermente davanti, 8-9 centimetri, ed il Bruschelli lo avesse impanciato! Felicità massima per gli animalai. Non è andata così, ma Villella deve dimostrare concretezza, smettendo di padellare le scelte come ha fatto a luglio. Oggi è il 18 agosto 2005, ma da ieri chi crede nel Minisini avrebbe dovuto prenderlo per mano e portarlo al 29 giugno 2006. Non è sfortuna capitare per due volte di rincorsa, perché è da qui che il fantino vincente comanda i giochi. Va bene che con lui hanno vinto il Bruco e il giubbetto della Torre; va bene che tutte le Contrade sono partite, ma c'è da chiedersi cosa chieda al Palio un fantino che non può assolutamente correre in futuro dietro gli altri, senza neppure pensare di inseguirli. Atteso ad un convincente 2005 il Ricceri si è andato progressivamente a perdere dietro un tipo di impostazione, troppo elaborata per una cultura paliesca che non può certo assimilarne le sfumature. E' Zodiach che è troppo messo in risalto dalla chiacchiere dei giornalisti e del gruppo dei proprietari, oppure è il Ricceri che, dopo la fortunata vittoria, sembrava essere in grado di contrastare Vagliano? Lo Zeddone, quello major, è piaciuto in tutti i sensi, sia positivi che negativi. Non è sembrato assolutamente un debuttante, tutt'altro. Ha dimostrato, come fece nell'agosto 1977 il Manzi, di saper accorciare le redini pur spingendo. Se al suo posto ci fosse stato Silvaninocaro, con le sue docili manine, Zilata Usa avrebbe guardato tutte le signorine dei palchi dopo la Fonte. Al terzo S. Martino non ha attaccato all'interno, nell'estremo tentativo di giocarsi il tutto per tutto, la Torre e ci chiediamo se sia un evento casuale. Dimostra, comunque, sul tufo tutte le credenziali di bravura di cui era accreditato; adesso è importante, per continuare a costruire saggiamente la sua presenza tufacea, non montarsi la testa. Farebbe il gioco di chi non lo vuole sul tufo. Concludiamo con il Mari, arrivato casualmente sul tufo di agosto. Anche nei suoi confronti il rapporto di amicizia potrebbe giocare un ruolo non distaccato. Di certo alla mossa non ha compiuto quell'osservazione che 25 anni fa Marasma dedicò a Camillo; di certo non ha alcun tipo di responsabilità al riguardo. Possiamo giurarlo seriamente. Le nerbate sono risultate del tutto coreografiche ed è certo che questa non fosse l'operazione che si attendeva il Pes. Chi abbiamo dimenticato? Il Bruschelli? Quello che nerbava un po' alla sua destra e un po' alla sua sinistra prima di arrivare al Casato? C'è da chiedersi se correva anche lui, quel giorno del 16 agosto 2005. Tanti giorni fa.

Sergio Profeti

 

 

Intervista Bruschelli (Corriere di Siena)

 

 

 

 

Quale cavallo per il Palio di Siena?

I Capitani, quelli attuali e non certamente quelli che subentreranno nell'inverno inoltrato, dovranno stabilire che tipo di cavallo è ormai adatto a correre il Palio. Se cioè, la Festa deve continuare a rischiare con i cavalli alla Berio, osannati dal veterinario Ciampoli in contrapposizione netta al suo illusorio disegno del fondo orientale, oppure indirizzarsi verso quei cavalli che, seppur non adeguatamente allenati, presentano minime problematiche in fatto di alterazioni ematochimiche. E' su questo progetto che i capitani devono avere le idee chiare, sia per evitare che alla tratta arrivino numeri gonfiati per dimostrare l'efficienza di un Fallimentone, gestito con i piedi da Izino e dalla sua struttura interna (Ciampoli compreso), sia per lanciare precise indicazioni proprio ad Izino. Insomma, non è più pensabile di lavorare su due direttrici contrapposte e scaricarsi, a vicenda, le responsabilità. E' troppo comodo per i capitani tornare in Contrade sostenendo l'esiguo numero di soggetti a disposizione nella scelta; come è troppo comodo sfarfagliare numeri o iniziative (come quella dell'esame ematochimico alla previsita) per creare tanto fumo negli occhi. E' pur vero che quest'ultima iniziativa ha trovato impreparati gli animalai, che nelle vicende paliesche di agosto, non sono riusciti a capire nulla proprio perché le immagini della Rai non hanno offerto la gamba ciondoloni come desiderato. Ma è anche pur vero che concetti di base completamente opposti tra Ciampoli e i capitani non producono concretamente effetti di salvaguardia equina sul tufo. Nel mezzo alla ribollita di Ciampoli ed i Capitani ci sono, solo virtualmente, i cavallai, il cui unico scopo è quello di leccare e, di conseguenza, non trovarsi in contrapposizione al potere centrale dello stesso Ciampoli. La tratta di Provenzano 2006 inizia in questo autunno e in poche settimane si chiude anche questa porta paliesca.

Sergio Profeti