Birth


 

 

 

Anno: 2004

Regia: Jonathan Glazer

Nazionalità: USA

Sceneggiatura: Milo Addica, Jean Claude Carriere, Jonathan Glazer

Cast: Nicole Kidman, Cameron Bright, Danny Houston, Lauren Bacall

Durata: 100’

Anna, bella vedova di Sean, sta per risposarsi ,10 anni dopo la prematura scomparsa del marito, con Joseph. Ma proprio alla vigilia delle nozze si presenta a casa loro un ragazzino, vicino di casa dei futuri coniugi, che dice di essere la reincarnazione di Sean. Anna dapprima non crede alle parole del ragazzino, ma una serie di inquietanti coincidenze la faranno cambiare idea…

C’era molta attesa per questa seconda fatica di Glazer, perchè venivano favoleggiate pruriginose scene di intimità tra la Kidman e il ragazzino, Cameron Bright. Appunto, favoleggiate. Cade uno dei motivi “scandalistici” per cui uno dovrebbe andare a vedere questo film. Se poi si considera la noia mortale che attanaglia lo spettatore dopo i primi, accattivanti 20-30 minuti, ecco che cade il motivo principale per sedersi al cinema e sorbirsi 100 minuti continuati di nulla, e cioè il film. Già, perchè a dispetto degli spunti interessanti, la sceneggiatura indugia fino al termine della pellicola. Su cosa indugi, non è dato di saperlo, probabilmente sulla bravura della Kidman che, comunque, non è una ragione valida per giustificare la superficialità, la mollezza e l’inconcludenza di qualcosa annunciato come un grande film, e che si rivela essere una “boiata pazzesca”, per usare una locuzione fantozziana.

Anna vaga, come in trance, in cerca del tempo perduto, dell’amore del marito che le chiede, sotto forma di ragazzino delle elementari, di non sposare Joseph. Finchè Anna si risposerà, e verrà colta da un malore proprio il giorno delle sue nozze. Sean l’ha ripresa con sé.

Si potrebbe costruire un  film eccezionale già solo con questi elementi, pieno di colpi di scena e tematiche di riflessione, film che “Birth” non è. Ai colpi di scena sostituiamo una buona fotografia, l’abilità di Glazer nel muovere la telecamera (grazie anche a “Shining”, di un certo Stanley Kubrick, autore che Glazer non cita, bensì copia), ed una magnifica Lauren Bacall, vegliarda cinica ed intrisa di battute al vetriolo. Alle tematiche di riflessione sostituiamo, invece, l’attesa spasmodica della fine del film.

Se avete sonno arretrato da recuperare.