Una canzone per Bobby Long


 

 

 

Anno: 2004
Durata: 120'
Paese: USA

Regia: Shainee Gabel

Sceneggiatura: Shainee Gabel

Cast:

Pursy Hominy Will Scarlett Johansson
Lawson Pines
Gabriel Macht
Georgianna
Deborah Kara Unger
Cecil
Dane Rhodes
Bobby Long
John Travolta



 

 

Una grande prova di bravura del cast, ma nulla più. John Travolta mangia lo schermo nel ruolo di un ex professore alocolizzato, Scarlett Johansson conferma quanto era già intuibile in “Lost in Translation”, anche Gabriel Macht ce la mette tutta e ci riesce. E’ anche un buon film, manierista nella regia, originale nei dialoghi, ma scarso nella sceneggiatura. Accanto all’ex docente Bobby Long (Travolta), espulso dal college dove insegnava letteratura, vive il suo ex assistente Lawson (Macht), in una baracca che apparteneva alla madre, appena defunta, di Percy (Johansson). Quando la ragazza andrà a vivere con i due semi barboni alcolizzati, la loro vita cambierà, grazie a litigi edipici, lacrimoni a fiumi e all’immancabile colpo di scena, intuibile sin dall’inizio. La fabbrica dei sogni non ha smesso di produrre, anzi. Questo vuol essere il dipinto “verista” dell’ American Dream, che stavolta si rivolge agli “invisibili”, facendo

loro sperare in una fetta di torta che, lo sappiamo benissimo, nella realtà non c’è. Un ritratto a ritmo di blues dei nuovi schiavi (bianchi) liberati da un happy end scontato e non necessario ma almeno agrodolce, che si gongola nella ormai stantia retorica hollywoodiana tra una citazione colta e l’altra. E gli elementi ci sono tutti: un rapporto difficile, poi ricomposto; la festa di Natale a sfondo drammatico, la rivelazione, la catarsi.

Sorge spontanea la domanda: avevamo davvero bisogno di un altro film così?