Donnie Darko


 

 

 


 

Nazione: U.S.A.

Anno: 2001

Durata: 133'

Regia: Richard Kelly

Sceneggiatura: Richard Kelly

Cast:

Jake Gyllenhaal

James Duval

Drew Barrymore

Noah Wyle

Holmes Osborne

Daveigh Chase

Nazionalità: USA

 

 

Donnie Darko  è un adolescente piccolo borghese che vive nella provincia americana. Un giorno, dopo aver sfiorato la morte, inizia ad avere delle strane visioni: un inquietante coniglio gli appare di tanto in tanto annunciandogli la data della fine del mondo e dandogli strani ordini. Donnie, a detta della sua psichiatra, è schizofrenico…

Si rumoreggiava, intorno a quest’opera prima di Kelly, che costituisse una “ventata d’aria fresca” nelle produzioni indie d’oltreoceano. Ad avvenuta consacrazione dell’autore e del prodotto nelle sale, la brezzolina primaverile che il film sembra portare si estende anche alle grandi distribuzioni in senso lato.

Ma andiamo con ordine. Senza dubbio la maggiore novità che porta l’opera, nel suo impianto grottesco e pastich-iato (se mi passate il termine), è l’ambientazione storica: 1988. Fine degli anni ottanta, inizio dell’era Bush con l’elezione alla Presidenza di George Senior. In termini di costume e società, iniziano a vacillare gli ideologismi dorati e vincenti dello yuppismo. Dietro la facciata perfetta e perbenista delle villette a schiera, così ordinate e pulite, cominciano ad emergere delle realtà inquietanti, che afferiscono ai sentimenti più profondi di ognuno. Emergono, granitici e spaventosi piloti di questo smarrimento sociale, i media (libri, cinema, tv). Esemplificazione di tutto questo nel film  il personaggio interpretato da Patrick Swayze: sorta di santone televisivo che promuove le sue videocassette e svende la sua “filosofia”, imperniata sul recupero dell’Amore a discapito della Paura, nella scuola di Donnie. E’ in realtà un pedofilo. Donnie Darko parla di tutto questo. E’ un film decadente, sulla disumanizzazione (non a caso la colonna sonora ha, nel momento clou, “Love will tear us apart” dei Joy Division) dei rapporti umani, sulla crescita esponenziale della violenza giovanile come corollario a questa poco rassicurante situazione sociale. E suggerisce, come via di fuga, un “ritorno al passato” con relativo sacrificio del protagonista (necessario per chiudere il cerchio), inneggiante all’Amor-T-e ed alla solita purezza dei sentimenti di questi adolescenti disadattati.

Per centrare l’obiettivo, Kelly si serve di molti generi, quali il teen movie, l’horror, la science fiction, sovvertendoli e rimescolandoli fino a rendere ogni singolo aspetto che funga da rimando a questi canoni, grottesco e paradossale. Ed il grottesco, unito ad un’ottima sceneggiatura  (straniante e sibillinamente prolettica nei particolari) e ad un pizzico di esoterismo funziona, eccome.

Entertainment di prima qualità, questo è certo.

Bastano questi furbi (ancorchè scontati) accorgimenti stilistici e tematici per fare di un’opera godibile addirittura un cult-movie? Se diciamo Sundance, immediata distribuzione homevideo e indifferenza iniziale al cinema (è uscito negli USA nel 2001), ecco che abbiamo le variabili necessarie per capire l’equazione che dà come risultato tutto questo clamore. “Donnie Darko” è un caso commerciale, che si è evoluto grazie al passaparola degli utenti e che ora rinasce, come un’araba fenice, sugli schermi per “sconvolgere” il pubblico.

Parliamoci chiaro: il film non è un granchè. Le tematiche sono ben meglio affrontate in opere come “American Beauty” o “Elephant”, tanto perfette che certo non hanno bisogno di nascondere scontatezza e retorica dietro effetti speciali o aperture di gorghi spazio-temporali. Tanto perfette che non trovano la loro ragion d’essere dietro una produzione indie  (capeggiata dalla Barrymore che peraltro si è ben riservata di cucirsi una particina addosso) che, si sa, aggiunge quel tocco di fascino in più al tutto, ma che ha gli stessi modi di produzione delle major, con tattiche distributive e pubblicitarie leggermente diverse, come si può ben constatare, ma comunque funzionali.

Una volta considerati tutti i retroscena, viene da chiedersi quale sarà la portata di questa “ventata d’aria fresca” sul cinema. Probabilmente la stessa di “The Blair Witch Project”, e cioè?

Molto rumore per nulla.