WAKING LIFE

 

 

Regia: Richard Linklater


Sceneggiatura:  Richard Linklater


Cast: Wiley Wiggins, Ethan Hawke, Julie Delpy, Steven Soderbergh, Peter Atherton, Steve Drubniak, Charles Gunning, John Christensen, Nicky Katt, Timothy Levitch, Louis Mackey, Steven Prince, Ken Webster, Trevor Jack Brooks, Lorelei Linklater, Glover Gill, Lara Hicks, Robert C. Solomon, Alex Jones, Richard Linklater, Caveh Zahedi, Guy Forsyth
 

Nazione: USA

Anno: 2001

Durata: 1h. 37'

 

 

 

Una piccola avvertenza per tutti coloro che intendono accostarsi a questo gioiello di applicazione tecnologica: “Waking life” non è un film. Non vi troverete una storia con un inizio, uno svolgimento ed una fine. Non vi troverete le immagini filmiche come siete abituati a percepirle, perché quel che è stato girato con una digitale, è stato successivamente lavorato al computer, rendendo le immagini acquerellate, pittoriche, animate. E non è neanche un cartone animato, poiché quanto può esserci di evasivo in un cartone (o almeno, quell’irrealtà che ci offre un cartone animato inteso nel modo in cui siamo abituati) è sistematicamente eliminato a causa della mancanza di un plot, ma conservato funzionalmente al significato della pellicola stessa.

La realtà filmica, le immagini che la realtà fotografica ci offre sono, dunque, ammantate di uno strato pittorico che conferisce loro l’irrealtà necessaria per compiere questo viaggio all’interno del sogno. Abbiamo un personaggio, un ragazzo, che sogna di sognare ed incontra, lungo il suo cammino, innumerevoli individui con i quali dialoga degli argomenti più disparati. L’assunto iniziale è chiaro: “Il destino è sogno”. Da qui poi si passa, un po’ arbitrariamente, dalla filosofia greca a Bazin per compiere una riflessione profonda, ancorchè oniricamente destrutturata, sulla realtà, sul modo in cui si vive o si guarda vivere la vita (e, giocoforza, sul cinema) e, in ultimo, sulla morte.

Il cinema ha perso la sua forza perché ha dimenticato la sua specificità: poter catturare momenti della vita di ogni individuo, slegati ed indipendenti rispetto alla trama, per porre delle domande universali (“What is man’s universal characteristic? Fear or laziness?”) che ci facciano riflettere sulla vita e sulla morte. “They give us dreams for free”, è il rammarico che il regista esprime nei confronti della cinematografia contemporanea.

Platone paragonava la morte al sonno (o sogno), e Linklater sembra essere dello stesso avviso, aggiungendo a questa teoria la visione del mondo contemporaneo come un sogno nel quale siamo intrappolati e dal quale non riusciamo a svegliarci, un sogno nel quale ci troviamo a camminare nella valle dei morti, incapaci di vivere la vita, o di “svegliarla”, come suggerisce il titolo del film.

Questi sono solo pochi spunti tratti da un non film, da una creatura ibrida che ci parla e fa parlare la nostra coscienza, che richiede attenzione per dei dialoghi poco accessibili, ma che guadagna, con la sua atipicità, un posto di riguardo nella cinematografia sperimentale.