ALEXANDER

 

 

Anno: 2004

Durata: 173’

Regia: Oliver Stone

Sceneggiatura: Christopher Kyle, Laeta Kaologridis, Oliver Stone

Cast: Colin Farrell, Angelina Jolie, Anthony Hopkins, Val Kilmer, Jared Leto

 

 

Parlarne, vuol dire toccare più argomenti sfacciatamente controversi. La fabula è Storia, e cioè la vita di Alessandro il Macedone detto il Grande, che guidò la decadente Grecia (conquistata da suo padre Filippo) fino alle rive del Gange, costruendo un impero immenso.

Personaggio non facile, sostenuto dai migliori intenti di Colin Farrell, e pieno di ambigue sfaccettature: agli americani, signori dell’ipocrisia perbenista, non è piaciuto perché il grande condottiero è esplicitamente omosessuale. Non è piaciuto, Alexander, perché non contiene una morale confezionata col fiocco come gli altri kolossal di questo periodo. Non è piaciuto, perché tratta un argomento, la storia antica, che il Nuovo Mondo non conosce affatto.

“Non si può cavare sangue dalle rape”, ma tant’è.

Tra rigore storico e filologico e scivoloni pacchiani (come la pesantissima e pretenziosa analisi psicologica del protagonista), si può intuire che Stone avesse un progetto diverso per il suo Alessandro. E lo si evince da alcuni guizzi stilistici che spuntano qua e là tra un dialogo stucchevole e diabetico tra Alessandro ed Efestione ed uno speech pre-battaglia degno di Aragorn (“Zeus sia con noi”, poi, è stato davvero troppo).

Come si potevano coniugare i capisaldi morali e filosofici del mondo antico con la visione odierna della guerra, della cultura, della sessualità? Questo è stato un buon esperimento, se si fa il confronto con un insulto alla cultura come Troy.

Se poi vogliamo fare il tentativo di attualizzare il contesto storico, è grasso che cola. Un ordinamento sociale raffinato ed acculturato, quello delle pòlis, viene conquistato dal re di un rozzo popolo di pastori, che, approfittando della decadenza dei popoli greci, prende il potere assoluto. Questi, assassinato a causa di una congiura, lascia il potere nella mani del figlio, educato dal più grande dei filosofi del tempo. E il timido, traumatizzato figlio, si trasforma in un condottiero giusto, rispettoso delle culture altrui, un uomo forte e fragile che realizza, per poco tempo, il sogno di poter far convivere pacificamente popoli molto distanti e diversi tra loro (Mc Luhan gli fa un baffo). Ma il potere logora anche chi ce l’ha, e il sogno si infrange tristemente contro la dura e crudele realtà. In un tempo di scudi spaziali e guerre totali, è uno spiraglio di luce critica. Al cinema, per tre ore, tanta noia.