EDMOND

 

 

Regia: Frédéric Fonteyne

Interpreti: Emmanuelle Devos, Clovis Cornillac, Laura Smet

Durata: h 1.48
Nazionalità: Belgio, Francia, Lussemburgo

Anno: 2004

Sceneggiatura: Philippe Blasband, Marion Hansel, Frederic Fonteyne

 

 

Tratto dal romanzo omonimo della belga Madeleine Bourdouxhe, “La donna di Gilles” esplora ossessivamente le dinamiche del matrimonio e, quindi, del tradimento, della perdita del desiderio.

 Gilles ed Elisa sono sposati felicemente, hanno due bambine e lei ne aspetta un altro. Il clima idilliaco nel quale vivono è destinato a cambiare radicalmente quando Gilles intreccia una relazione sentimentale con la sua giovane e bella cognata, Victorine. Elisa si accorge di tutto quasi da subito, ma tace per paura di perdere il marito e le sicurezze che ha costruito insieme a lui. Quando Victorine lascerà Gilles per fidanzarsi con un giovane della sua età, sarà proprio Elisa a tentare di riavvicinare i due amanti, nel tentativo malsano di compiacere Gilles, ormai pazzo d’amore per Victorine.

 Quando la trama non è particolarmente avvincente, si gioca sulla sceneggiatura, sulla fotografia, sulla regia, sul montaggio. Si fa, insomma, un film d’autore. Ma quando lo si progetta in maniera così compiaciuta, così insistente e, quasi, beffarda, il risultato è un film pesante, paludoso: dove non dovrebbero arrivare i dialoghi (e ce ne sono davvero pochi), dovrebbe arrivare il montaggio che, comunque, è davvero scarso: nel tentativo di seguire il ciclo annuale della terra si finisce per credere di stare seduti al cinema da un anno intero. Si sacrifica la regia (Fonteyne ha già siglato l’intenso “Una relazione privata”) in favore di una fotografia dettagliata, maniacale che, nonostante tutti questi sforzi, si rivela comunque orrendamente didascalica. Si privilegiano i silenzi, gli sguardi, gli attimi morti. E così via.

Non ci si riesce ad apprezzarlo, “La donna di Gilles”, e non si riesce neanche a soprassedere a questi particolari “tecnici” per esplorare le tematiche offerte dalla trama, perché queste stesse tematiche sono sommerse, soffocate, dalla mole visiva offerta agli occhi dello spettatore e finiscono, purtroppo, per scadere nel luogo comune più becero.