Melinda e Melinda
 

 

 

 

 

Anno: 2004

Nazione: USA

Durata: 100’

Sceneggiatura: Woody Allen

Regia: Woody Allen

Cast: Chiwetel Ejiofor, Will Ferrell, Johnny Lee Miller, Chloe Sevigny, Gene Sacks

Con i film di Allen ci si può regolare l’orologio. “Melinda e Melinda” non si è fatto attendere, e cambia di poco, magari qualche virgola, il modo di fare cinema del “più europeo degli autori americani”.

La storia di una ragazza dal passato torbido viene raccontata secondo due registri diversi (comico e tragico) da due autori che, seduti a un tavolino, narrano il loro punto di vista sugli eventi. E le storie, sullo schermo, scorrono parallelamente contornate da caratteristiche diverse: la musica (classica per la tragedia, jazz per la commedia), i colori, i dialoghi, le ambientazioni.

La dicotomia sottolinea il compenetrarsi dei due aspetti nella vita reale (“non mi spiego come mai ai funerali rido sempre!”), e che la demarcazione netta tra comico e tragico può avvenire solo nella rappresentazione (filmica, scritta o teatrale che sia) della vita stessa.

Allen strizza l’occhio alla tragedia greca, con quei monologhi talmente caricati da sembrare surreali, ed alle commedie rosa della tradizione hollywoodiana; snocciola nella sceneggiatura le sue solite battute compiacenti ed acculturate, elimina la figura dello psicoterapeuta e gioca col riso dello spettatore, che viene più spontaneo –guarda un po’- nella parte tragica del film.

Tutto questo soccombe, però, di fronte ad una sceneggiatura quantomai verbosa e priva di ritmo, ed alla imitazione malriuscita di Allen stesso da parte di uno degli attori (come già in Anything Else). Manca la presenza scenica del piccoletto occhialuto, che sicuramente avrebbe aggiunto qualche picco di comicità, ma nulla più visto che l’insieme, stavolta, è davvero mediocre, se si pensa ad Allen come l’autore di “Io e Annie” o “Zelig”.