Il segreto di Vera Drake (Vera Drake)

 
 

 

 

Anno: 2004

Regia: Mike Leigh

Nazionalità: Regno Unito

Sceneggiatura: Mike Leigh

Cast: Imelda Staunton, Phil Davis, Peter Wight

Durata: 125’

Vera Drake (Imelda Staunton) è una placida casalinga inglese che vive nella capitale negli anni cinquanta. E’ sposata ed ha una bella famiglia, sua figlia sta per sposarsi ed il figlio maschio è un sarto di successo. Durante la festa di fidanzamento, all’improvviso, giunge in casa di Vera la polizia: una delle ragazze che ha “aiutato” si è sentita male. Vera Drake, quando non badava alla casa, procurava aborti casalinghi. Da una storia vera.

Pluripremiato alla Mosta d’Arte Cinematografica di Venezia (Leone d’Oro e coppa Volpi alla Staunton), è l’ultima fatica di Mike Leigh, che aveva firmato il bellissimo, toccante “Segreti e bugie”, Palma d’Oro a Cannes nel 1996.  Vera Drake, però, non funziona. Anzitutto perché affronta un tema bollente, quello dell’aborto, e lo fa in maniera troppo astuta. Vera procura aborti perché è ingenua, guidata da una sua amica che neanche la paga per il servizio. Vera crede che procurare aborti aiuti le ragazze, poiché lei stessa ha avuto un’esperienza del genere. Vera è completamente disarmante nel suo candore, ma è pesante come un’incudine nel suo pianto continuato, durante gli ultimi 40’ del film. E’ come se Leigh non suggerisse nulla che non sia già stato ampiamente archiviato nel meraviglioso magazzino dei luoghi comuni: l’aborto non è una bella cosa, ma in certi casi può essere decisivo nell’esistenza di tante ragazze. Al massimo, dice Leigh, è giusto abortire quando si è state violentate. Molte grazie, verrebbe spontaneo replicare, questo lo sapevamo già, dove vuole andare a parare, esattamente? Perché vengono anche suonate tutte le campane: il figlio la chiama “criminale”, il marito la giustifica per amore, la società ne fa capro espiatorio di un problema molto pressante, specialmente in Inghilterra. Ma credere di poter toccare il cuore con invadenti primi piani della Staunton in lacrime è un po’ troppo. Al massimo si prova fastidio, perché non c’è un approfondimento adeguato sulla questione, ma solo un tentativo malriuscito di coinvolgere ed invocare una coscienza collettiva di fronte al dramma di una famiglia allo sfacelo, a causa di un’antica colpa della madre.

Si può dire, comunque, che la forma sia l’asso nella manica della pellicola: splendida la Londra del dopoguerra ricostruita in queste immagini, spassosi i cammei che vedono protagonista la timida figlia di Vera, magistralmente diretti gli attori.

Se avete colpe da espiare.