TEATRO MANZONI

BOLOGNA

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MOZART

Ouverture da Le Nozze di Figaro

Concerto per pianoforte e orchestra KV467 in do maggiore

 

BEETHOVEN

Sinfonia n.1 in do maggiore op..21

 

 

CLAUDIO ABBADO

MURRAY PERAHIA

MAHLER CHAMBER ORCHESTRA

 

Teatro Manzoni

Bologna 28 Settembre 2004

 

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CARO ABBADO

Caro Abbado, anzi, carissimo: persino i più fedeli incominciano a fare due conti. A Bologna, per due posti al Teatro Manzoni (bruttarello, niente a che vedere con l'acustica delle vere sale da concerto, e per un bicchier d'acqua devi andare al cinese di fronte), martedì scorso ci volevano 150 euro. A Ferrara, a breve si raddoppia: per la serata del 20 ottobre, inaugurazione di "Ferrara Musica", ne chiedono 300. Sempre per coppia, biglietto di platea. Quest'estate invece, alla prima del Festival di Lucerna, per i posti migliori si sborsavano 390 franchi, pro capite. Un prezzo stratosferico, la cifra più alta tra tutti gli appuntamenti della blasonata rassegna. Cultura per tutti, libertà di accesso alla musica: come la mettiamo coi proclami?

Caro di qua, caro di là: anche i vertici bolognesi della nascente Orchestra Mozart si sono trovati a dover pagare pegno. Quale preludio alle date previste dal prossimo novembre è stato offerto un concerto della Mahler. Sempre lei, ma in versione Chamber, e con la guida di Abbado. Un'offerta per un extra da lOO mila euro, costo della sola orchestra (così ci ha detto Carlo Maria Badini, vicepresidente della "Mozart"), che ha fatto tremare le casse del neonato progetto musicale: lOO mila euro per 45 orchestrali - tanti erano i ragazzi -  è una cifra da capogiro, nemmeno le compagini più autorevoli se la sognano. Ma nessuno ha battuto ciglio, il concerto si e fatto ed è stato un successone. Presenti all'appello molte delle solite facce, presenze fisse ai concerti di Abbado, e parecchi posti di platea riempiti dopo l'intervallo dagli ansimanti arrivati da fuori Bologna.

In queste occasioni colpisce la discrasia tra l'idealismo delle dichiarazioni, la sbandierata gioia del far musica insieme, le orchestre che si vogliono fiorite come piante, e la ruvida concretezza del business, che nessuno vuole affrontare. Se business è, business sia. «Pagano molto bene, penso che accetterò»: cosi un orchestrale della Scala, contattato per far parte della "Mozart" . Allo stesso modo avranno pensato anche le prime parti dei Wiener, dei Berliner, di Santa Cecilia, del Carlo Felice di Genova, della Regionale Toscana. E così Carmignola, Brunello, il Trio di Parma, il Nuovo Quartetto Italiano. E naturalmente gli ormai immancabili della Mahler. Tutti strumentisti eccellenti, i migliori: ma questa la chiamiamo una nuova orchestra? Di giovani? Nel nome del giovane Mozart che da Bologna passò per farsi battezzare da padre Martini?

Ormai sono molte, nel mondo, le orchestre cosiddette "di formazione" (la migliore è la Ubs di Verbier, preparata dalle prime parti dell'orchestra del Metropolitan di New York e sotto

il vaglio di Levine; farà tappa a Torino, il 27 ottobre, è da sentire). Prevedono intensi periodi di prove, selezioni con limiti di età. Non sono formazioni con membri stabili per tanti anni - elemento fondamentale per creare l'originalità del suono -, come le grandi orchestre internazionali, ma hanno il pepe e lo slancio, la vitalità fresca, niente routine. 

La "Mozart" non sarà un'orchestra di formazione (17 gli ammessi dopo le selezioni!), ma un provvisorio ritrovarsi tra musicisti già in carriera, un concerto e via. Non ci sentiamo di condividerlo come progetto culturale. Pur con il prestigio che alla "Mozart" darà il nome di Abbado.

Nell'anteprima bolognese con la Mahler c'era naturalmente in programma Mozart: Ouverture dalle Nozze di Figaro, frizzante e secca, chiosata come una miniatura, pochissimo arco e suono piccolo e asciutto, e poi via col Concerto K467, in do maggiore, solista Murray Perahia. Pianista originale, sgranatissimo nell'articolazione, Perahia ha chiaramente dettato la propria concezione del Concerto, nei tempi, nei fraseggi, alla quale Abbado si è mimeticamente allineato, con fedeltà scrupolosa. Colpiva l'immediatezza del calco, esattissimo, quasi un'eco riverberata, tra disegno del pianoforte e orchestra. Interprete misurato, rappreso sul piano emotivo (ma questa volta molto preciso, quasi senza fallo), Perahia evoca un Mozart metafisico, ben lontano dagli scatenamenti fanciulleschi e pieni di ottimismo. Questo, assecondato dal suono cinereo degli archi della Mahler, era un Mozart contralto, smagrito, segnato dalla netta evidenza delle linee dissonanti delle armonie, degli elementi di pessimistica modernità.

II baricentro dell'esecuzione era spostato, tanto qui come nella Sinfonia n.l di Beethoven, sull'ultimo movimento. Vivacissimo, tenuto su un incalzare febbrile, con quelle pause prese in corsa (in Mozart) come ultimi gesti di rapsodica follia. Serrato in un unico respiro il fantasioso Finale beethoveniano, che la bacchetta rigorosa del Maestro riportava a matrici barocche, con messe di voce, frammenti di recitativi a puntasecca, echi che rimandavano a Handel nelle sonorità d'assieme.

Caro Claudio è anche un nuovo libro dedicato ad Abbado (pagg. 71, ed. Colophon), fatto di nove lettere affettuose - la più bella è quella di Boulez - che si può acquistare in formato tradizionale o in carta pergamena. Sui 300 esemplari numerati, 95 sono impreziositi da un contenitore di bronzo firmato Pomodoro, costo 12 mila euro.

 

CARLA MORENI - Il Sole 24 Ore - 3 ottobre 2004

 

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RECENSIONE DON QUICHOTTE

 

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