20 e 22 aprile 2005 . ore 19,00
 
Teatro Valli (Reggio Emilia)
DIE ZAUBERFLÖTE
Musica di WOLFGANG AMADEUS MOZART

S
arastro : Matti Salminen
Tamino : Christoph Strehl
Sprecher : Georg Zeppenfeld
1° Priester : Andreas Bauer
2° Priester : Danilo Formaggia
Königin der Nacht : Ingrid Kaiserfeld
Pamina : Rachel Harnisch
1° Dame : Caroline Stein
2° Dame : Heidi Zehnder
3° Dame : Anne-Carolyn Schlüter
Drei Genien : Tölzer Knabenchor
Papagena : Julia Kleiter
Papageno : Nicola Ulivieri (20 aprile) - Markus Werba (22 aprile)
Monostatos : Kurt Azesberger
1° Geharnischter Mann : Danilo Formaggia
2° Geharnischter Mann : Sascha Borris

Maestro Concertatore e Direttore : Claudio Abbado
Mahler Chamber Orchestra
Festspielchor Baden-Baden
Maestro del coro : Anne Manson

Regia : Daniele Abbado
Regista collaboratore : Boris Stetka
Scene : Graziano Gregori
Costumi : Carla Teti
Luci : Guido Levi

Nuovo allestimento

Coproduzione de I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Comunale di Modena e Festspiehaus di Baden-Baden, Germania

 

 

 

DIE ZAUBERFLÖTE
 


DIE ZAUBERFLöTE
di WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791)
(Il flauto magico)


libretto di EMANUEL SCHIKANEDER

Singspiel in due atti

Ed. Bärenreiter Verlag, Kassel – rappresentante per l'Italia Casa Musicale Sonzogno, Milano

Prima: Vienna, Theater auf der Wieden, 30 settembre 1791

 




Fonte primaria del
Flauto magico è la raccolta Jinnistan ovvero Raccolta di fiabe di fate e di spiriti edita da Christoph Martin Wieland tra il 1786 e il 1789: in particolare la fiaba Lulu ovvero Il flauto magico di August Jakob Liebeskind. Fonti secondarie del repertorio fiabesco sono invece Oberon, re degli elfi di Karl Ludwig Giesecke e il Singspiel Hûon e Amanda (1789) di Friederike Sophie Seyler. Per la tessitura morale dei misteri iniziatici e per l' ethos illuministico del libretto, nonché per l'ambientazione orientaleggiante ed egizia, alcuni motivi provengono dal dramma eroico Thamos, re d'Egitto di Tobias Philipp von Gebler (già musicato da Mozart anni addietro) e dal romanzo Séthos dell'abate Terrasson; mentre il libro Misteri dell'Egitto del naturalista e massone Ignaz von Born suggerì probabilmente qualche tratto della figura di Sarastro. La consuetudine nata nell'Ottocento di considerare l'opera come una successione di scene costruite sulla progressione verso un unico culmine drammatico, e dunque sulla continuità dell'azione più che su coppie di contrasti, ha pesato a lungo, e pesa tuttora, sul giudizio del libretto del Flauto magico : perfino un uomo di teatro come Richard Strauss lo considerava confuso e strampalato, riscattato solo dalla musica sublime di Mozart. Molti, fin dall'inizio, ne hanno sottolineato l'incoerenza, come se l'opera avesse cambiato linea strada facendo. Questa tesi non soltanto risulta insostenibile da un punto di vista storico, ma è anche fuorviante rispetto alle premesse e ai valori drammaturgici che ne stanno alla base.
Non c'è dubbio che Mozart e Schikaneder abbiano riversato qui le loro idee massoniche di fratellanza e di solidarietà, facendo però dell'iniziazione un percorso teatralmente articolato. Se già il tono solenne della presentazione di Sarastro si identifica, anche nell'ascoltatore più ignaro dei riti massonici, con l'affermazione di valori superiori, quasi sacri, il bene non è ancora un valore acquisito: sarà il risultato di una conquista. Gli elementi di questa conquista portano in primo piano alcune convinzioni di Mozart, collegate alle ragioni più sostanziali e rituali della sua adesione agli ideali della massoneria; l'idea che accanto alla sfera terrena dei sensi, rappresentata nell'opera da Papageno, esista una sfera spirituale, di più completa bellezza: ed è lì che si realizza, nell'aspirazione alla trascendenza, la conquista dell'amore. Questo messaggio, non univoco ma piuttosto realizzato nella compresenza di più piani, non avrebbe tuttavia valore se accanto alla sfera superiore della coppia 'nobile' di Tamino e Pamina non continuasse a esistere anche quella inferiore, 'plebea', di Papageno e Papagena: umana l'una quanto l'altra. Nel contemperare e collegare questi valori l'opera ha una progressione tutt'altro che astrusa e inverosimile. Le simmetrie molto evidenti di cui l'opera è costellata, dal numero tre simbolo massonico al sette della figura piramidale retta dalla specularità di luce e tenebre, ricostruiscono un'unità formale interna all'opera, che fa della coerenza di piani il perno attorno a cui ruota il divenire delle trasformazioni.




Atto primo . In un antico Egitto immaginario. Un paesaggio montuoso, con un tempio sullo sfondo. Il principe Tamino, disarmato, è inseguito da un serpente; sfinito e quasi sopraffatto, cade svenuto ("Zu Hülfe, zu Hülfe"). Dal tempio escono tre dame velate che uccidono il serpente e, dopo aver ammirato la bellezza del volto del giovane principe, si allontanano per informare della sua presenza la loro signora, Astrifiammante, Regina della notte. Tamino, ripresi i sensi, crede di dovere la propria salvezza a un curioso personaggio comparso nel frattempo: è Papageno, un uccellatore vagabondo vestito di piume, che canta accompagnandosi con un piccolo flauto di Pan (aria "Der Vogelfänger bin ich ja"). Papageno conferma le supposizioni di Tamino, ma è subito smascherato e punito per la sua menzogna dalle tre dame, che gli chiudono la bocca con un lucchetto d'oro; poi le fanciulle mostrano al principe il ritratto di Pamina, figlia della Regina della notte: il giovane se ne innamora all'istante (aria "Dies Bildnis ist bezaubernd schön"). Con fragore di tuono appare nel cielo Astrifiammante: ella spiega a Tamino che la figlia le è stata rapita dal malvagio Sarastro e gli chiede di liberarla, promettendogliela in sposa (recitativo e aria "O zitt're nicht... Zum Leiden bin ich auserkoren"). Le dame donano al giovane, che si è offerto di salvare Pamina, un flauto d'oro dai poteri magici; liberato Papageno dal lucchetto, consegnano anche a lui in dono un carillon fatato e gli ingiungono di accompagnare Pamino nell'impresa. Sala nel palazzo di Sarastro. Pamina, che ha tentato di fuggire per sottrarsi alle insidie del moro Monostatos, viene ricondotta indietro da costui con la forza. Sopraggiunge Papageno, e Monostatos, spaventato dal suo strano aspetto, fugge. Papageno rivela alla fanciulla di essere stato inviato dalla Regina della notte, insieme con un giovane principe che l'ama, per liberarla. I due, pieni di speranza, esprimono la loro fede nella forza dell'amore (duetto "Bei Männern, welche Liebe fühlen"). Poi si allontanano. La scena si muta in un boschetto. Guidato da tre fanciulli, Tamino giunge dinanzi a tre templi: mentre l'accesso a quelli della Ragione e della Natura gli viene impedito, la porta del tempio della Sapienza arcanamente si apre. Un sacerdote spiega a Tamino che Sarastro non è un essere malvagio e che Pamina è stata da lui sottratta all'influenza materna per superiori, giusti motivi. Rimasto solo, Tamino rivolge il suo pensiero a Pamina: dunque ella vive? Sì, ella vive, gli risponde magicamente un coro invisibile. Confortato, trae fuori il suo flauto e suona: subito sbucano fuori animali selvaggi d'ogni specie per ascoltarlo con gioia. Papageno risponde dall'interno col suo piccolo flauto: seguendo i suoni dei rispettivi strumenti Tamino e Papageno, che scorta Pamina, si cercano a vicenda senza tuttavia riuscire a incontrarsi. Il carillon magico di Papageno costringe Monostatos e alcuni servi, che stavano per catturarlo insieme con la fanciulla, a danzare e marciare come automi. Compare Sarastro con il suo seguito: la giovane gli chiede perdono per la fuga, spiegandone i motivi; Sarastro glielo concede di buon grado, ma rifiuta di lasciarla tornare presso la madre. Tamino viene trascinato da Monostatos davanti a Sarastro: il principe e Pamina si riconoscono al primo sguardo e si gettano l'uno nelle braccia dell'altra. Sarastro inopinatamente ordina che Monostatos venga punito per avere insidiato la fanciulla e fa condurre Tamino e Papageno al tempio dell'iniziazione. Il coro ineggia alla divina saggezza di Sarastro.

Atto secondo . Bosco di palme. Sarastro chiede ai sacerdoti degli iniziati di accogliere Tamino nel tempio, dove verrà sottoposto alle prove che gli consentiranno di appartenere alla schiera degli eletti e di sposare Pamina: la richiesta viene accolta e tutti invocano Iside e Osiride affinché donino alla nuova coppia spirito di saggezza (aria con coro "O Isis und Osiris"). Tamino viene condotto nell'atrio del tempio per essere sottoposto alla prima prova: mantenere il silenzio qualunque cosa accada. Con lui è anche Papageno, spaventato e alquanto recalcitrante: solo la velata promessa di ottenere finalmente una compagna riesce in parte a convicerlo. Alla saldezza d'animo di Tamino si oppone lo scetticismo di Papageno: i tentativi delle tre dame, inviate dalla Regina della notte per costringerli a parlare, sono tuttavia respinti e alla prima prova superata Monostatos si avvicina furtivamente a Pamina addormentata: vorrebbe baciarla (aria "Alles fühlt der Liebe Freuden"), ma è cacciato da Astrifiammante che, porgendo un pugnale alla figlia, le ordina di vendicarla uccidendo Sarastro (aria "Der Hölle Rache"). Monostatos, non visto, ha ascoltato tutto e minaccia di rivelare l'intrigo se Pamina non l'amerà. Sopraggiunge Sarastro: dopo aver scacciato Monostatos, si rivolge paternamente a Pamina e le spiega che solo l'amore, non la vendetta, conduce alla felicità (aria "In diesen heil'gen Hallen"). Sala nel tempio. Tamino e Papageno vengono invitati dai sacerdoti a rimanere ancora in silenzio. Papageno però inizia a conversare con una vecchia che scompare, con fragore di tuono, non appena egli le domanda quale sia il suo nome. Ricompaiono i tre fanciulli, che recano, insieme con gli strumenti di Tamino e Papageno, una tavola imbandita alla quale i due giovani potranno rifocillarsi prima di continuare la prova. Mentre Papageno è felice di mangiare e bere, Tamino, triste, suona il suo flauto. Sopraggiunge Pamina: alla sua gioia di rivedere l'amato, Tamino non può rispondere, e tace. Disperata, Pamina crede di non essere più amata e desidera la morte (aria "Ach, ich fühl's, es ist verschwunden"). Antro delle piramidi. Sarastro esorta i due innamorati a pazientare, giacché altre prove li attendono (terzetto "Soll ich dich, Teurer, nicht mehr sehn"). Al suono del suo carillon, Papageno medita sulla sua solitudine: cosa darebbe per incontrare una ragazza a cui piacere (aria "Ein Mädchen oder Weibchen")! Riappare la vecchia, che si rivela essere una bella e giovane Papagena, scomparendo però non appena egli cerca di abbracciarla. Un giardino. Pamina, credendosi abbandonata da Tamino, tenta di uccidersi, ma è salvata dai tre fanciulli, che la rassicurano sui sentimenti dell'amato. Paesaggio montuoso. Tamino, scortato da due armigeri, giunge davanti a un cancello al di là del quale si scorgono alte fiamme e una cascata; lo attendono ora le prove supreme del fuoco e dell'

acqua. A Pamina, sopraggiunta nel frattempo, è consentito di accompagnarlo. Al suono del flauto magico, le prove vengono superate. Nel giardino, Papageno si dispera perché Papagena è scomparsa. I tre fanciulli gli suggeriscono di suonare il carillon magico: la fanciulla riappare e lo abbraccia. Felici, i due già progettano una stirpe di Papageni. Minacciosi, recando in mano nere fiaccole, Monostatos, la Regina della notte e le tre dame tentano di avvicinarsi al tempio per uccidere Sarastro e i suoi accoliti, ma vengono inghiottiti da un terremoto. Subito tutta la scena viene avvolta dalla luce del sole. Sarastro e i sacerdoti celebrano la vittoria della luce sulle tenebre («Die Strahlen der Sonne»), mentre Tamino e Pamina vengono accolti nel regno della bellezza e della saggezza.





Scheda tratta da :

 

 

Abbado, padre e figlio insieme per un nuovo «Flauto magico»
 


 

Debutto a Reggio Emilia con l' opera mozartiana
 

Gli incantesimi di Mozart racchiusi in una scatola nera. Che dentro ne nasconde un' altra e un' altra ancora... Scatole delle meraviglie, dove tutto appare e scompare in un battito, dove le tenebre si fanno luce, il legno diventa oro, le illusioni si rivelano più vere della realtà. Un mondo di mutazioni e di trasformazioni, dove tutto si muove di continuo e quel che si manifesta non è mai solo quel che appare. La chiave del Flauto magico di Mozart sta lì, in quel divenire alchemico, nelle continue metamorfosi della natura e degli uomini, nell' altalena giocosa di Bene e Male, di vita e di morte. E in questa chiave Claudio Abbado e Daniele Abbado stanno lavorando all' opera che il 20 aprile debutterà al Teatro Valli di Reggio Emilia ( a Ferrara il 26 e 28). Claudio Abbado sul podio della Mahler Chamber Orchestra, Daniele alla regia, affiancato dallo scenografo Graziano Gregori e dalla costumista Carla Teti. Un evento di musica e di teatro che vede riuniti per la prima volta Abbado padre e figlio: il grande direttore settantenne e il talentoso regista quarantenne. Un incontro promesso, atteso da entrambi, che ora, complice uno dei titoli più straordinari e misteriosi di Mozart, finalmente si realizza. « A dire il vero occasioni di incontro professionale ci sono già state ricorda Daniele, dal 2002 direttore dei Teatri di Reggio Emilia . Per Claudio ho realizzato alcuni video, quello dell' Alexander Nevskij , quello de La casa dei suoni , il documentario per i suoi 70 anni. Questo però è il primo spettacolo vero e proprio che ci vede insieme » . Con loro un interessante cast di cantanti giovani ma già affermati, duttili per un teatro musicale che prevede continui cambi di scena. E per uno spettacolo che deve far arrivare al pubblico tanti significati, palesi e segreti. « Fin dall' inizio abbiamo deciso di non enfatizzare la parte simbolica così presente sotto l' involucro da favola del Flauto spiega il regista . Leggerezza e semplicità sono state le parole chiave della nostra ricerca, di Claudio e mia » . Strada non facile per una storia così piena di contraddizioni, così dentro in quella cultura esoterico massonica tanto vicina, ai tempi di Mozart, alle istanze illuministiche e agli ideali umanistici più avanzati. Una società guidata dalla bellezza e dalla saggezza, libera dalle barriere di classe, aperta a una tolleranza unificante le tre grandi religioni monoteistiche. E all' utopia della musica, arte dai poteri salvifici. In senso lato ma anche stretto. Dopo aver superato una grave malattia, Claudio Abbado ha più volte pubblicamente dichiarato: « A salvarmi è stata la musica » . Non era un modo di dire. Mozart quei poteri ha voluto sottolinearli nel suo Flauto che, oltre 200 anni dopo, non cessa di sorprenderci. « Un manifesto iniziatico con forti valenze politiche » , sostiene Lidia Bramani nel saggio del programma di sala che prelude al libro « Mozart massone e rivoluzionario » ( in uscita a giugno per i tipi di Bruno Mondadori). « Il Flauto aggiunge ancora Daniele Abbado è forse l' unica vera opera filosofica della storia della musica. Dentro vi si ritrovano e si condensano echi degli autori più grandi, da Moliére a Shakespeare » . Gli inganni incantati del Sogno di una notte di mezza estate , e forse ancor più la struttura narrativa, la natura in primo piano, i personaggi così analoghi alla Tempesta ( Prospero Sarastro, Calibano Monostato, Miranda Pamina) ne sono la prova evidente. E Goethe ne fu talmente ammaliato che anni dopo scrisse una seconda parte del Flauto . Purtroppo mai musicata. Mozart se n' era già andato con il suo capolavoro, composto proprio nello stesso anno della sua morte, il 1791.
 

Manin Giuseppina
 

Die Zauberflöte - Il flauto magico

 

L'ultima opera di Mozart andò in scena il 30 settembre 1791 al Theater auf der Wienden, solo poche settimane prima della morte del compositore. L'idea gli venne da Emanuel Schikaneder, cantante, attore, impresario, attento conoscitore del teatro di William Shakespeare, che gli fornì sia il libretto che il luogo per la rappresentazione. Dopo una vita da girovago l'impresario aveva messo radici in questo teatro della periferia viennese, frequentato dalla piccola borghesia cittadina. I soggetti del teatro di Schikaneder si basavano prevalentemente su spunti fiabeschi e fantastici con effetti mirabolanti. Il Flauto Magico riprende, in parte, questo schema, rinforzandolo con i temi peculiari del teatro mozartiano: la fede nell'uomo, l’analisi partecipe e mai moralistica dei sentimenti umani, l'idea alta e incorrotta della giustizia fra gli uomini. Spesso erroneamente criticato a causa della non abituale eterogeneità linguistica che lo contraddistingue, fu invece apprezzato da chi, come Beethoven, vide dietro questo apparente disordine strutturale l'indicazione di una grande ricchezza, portatrice di una profondità non immediatamente evidente. In sostanza si può affermare che questa fiaba, collocata in un antico Egitto di invenzione, racconta di un cammino iniziatico nel quale si possono riconoscere i temi cari a Mozart, in gran parte di derivazione massonica ma non solo, che manifestano la fede del compositore nell'utopia di una trasformazione positiva e ricca di tolleranza nell'umanità. Dietro al perfetto intreccio di azione e contemplazione - Il Flauto Magico è ricco di luoghi, trasferimenti, sorprese, trasformazioni, incanti - dietro questo invidiabile equilibrio sono racchiusi misteri ancora in parte da scoprire. Mozart riuscì a dare all'opera diversi livelli di lettura come avviene in quasi tutti i capolavori dei grandi maestri, unendo differenti stili musicali e dimostrando, allora come ancora oggi, la necessità della sua vocazione sperimentale. Così possiamo trovare nel Flauto Magico la canzone popolare, la tradizione del lied di ispirazione mistica, i virtuosismi vocali della tradizione italiana, facili divertimenti, ma anche pagine sublimi e profonde interrogazioni sull'essere umano.

 

Die Zauberflöte (il Flauto Magico)
 

musica di
 

Wolfgang Amadeus Mozart

 

libretto di Emanuel Schikaneder - singspiel in due atti - ed. Bärenreiter verlag, Kassel - rappresentante per l’Italia Casa Musicale Sonzogno, Milano
 

prima: Vienna, Theater auf der Wieden, 30 settembre 1791

 

Sarastro : Matti Salminen
Tamino : Christoph Strehl
Sprecher : Georg Zeppenfeld
1° Priester : Andreas Bauer
2° Priester : Danilo Formaggia
Königin der Nacht : Ingrid Kaiserfeld
Pamina : Rachel Harnisch
1° Dame : Caroline Stein
2° Dame : Heidi Zehnder
3° Dame : Anne-Carolyn Schlüter
Drei Genien : Tölzer Knabenchor
Papagena : Julia Kleiter
Papageno : Nicola Ulivieri (20 aprile) - Markus Werba (22 aprile)
Monostatos : Kurt Azesberger
1° Geharnischter Mann : Danilo Formaggia
2° Geharnischter Mann : Sascha Borris

 

Maestro Concertatore e Direttore: Claudio Abbado
Mahler Chamber Orchestra
Festspielchor Baden-Baden
Maestro del coro: Anne Manson
 

Regia: Daniele Abbado
Regista collaboratore: Boris Stetka
Scene: Graziano Gregori
Costumi: Carla Teti
Luci: Guido Levi

Nuovo allestimento
 

Coproduzione de I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Comunale di Modena, in collaborazione con Festspielhaus di Baden-Baden, Germania

 

La produzione
 

Si tratta di una produzione fra le più prestigiose che si possano oggi immaginare a livello mondiale, e dotata di notevole forza mediatica. Claudio Abbado, che dirige l'opera per la prima volta nella sua lunga e prestigiosa carriera, sarà alla guida della Mahaler Chamber Orchestra, l'orchestra da lui stesso fondata nel 1997. La regia è affidata a Daniele Abbado, regista teatrale e d'opera al lavoro dal 1988, il quale ha già messo in scena un Flauto Magico nel 2001 al Teatro Carlo Felice di Genova. Partecipano inoltre Graziano Gregori, uno di migliori scenogarfi italiani e Carla Teti, giovane e brillante costumista. La Mahaler Chamber Orchestra è formata da giovani strumentisti (età media: 29 anni) provenienti da 15 paesi europei. Dal 97 ad oggi l'orchestra ha lavorato con i più importanti direttori in giro per il mondo, da Abbado ad Harding, da Christopher Hogwood a Philippe Herreweghe, da Paavo Jarvi a Neville Marriner e collaborato con i migliori solisti

 

La Tournée
 

Dopo la prima assoluta a Reggio Emilia 20 e 22 aprile 2005, l’opera si sposta a Ferrara (26 e 28 aprile) Baden – Baden (Germania) per poi tornare in Italia e in Europa.
 

Nel settembre del 2005 il Flauto Magico verrà ripreso per effettuare la registrazione di un CD con Deutsche Grammophon e di un Dvd Euroarts, che saranno distribuiti sul mercato nel 2006, anno mozartiano a 250 anni dalla nascita.
 


 

EVENTO Mercoledì 20 aprile
 

Flauto magico in maxischermo
 

Sarà una serata tutta speciale quella di mercoledì 20 aprile, in occasione della prima mondiale de «Il flauto magico» diretto da Claudio Abbado, per la regia di Daniele Abbado, dato che tutta la città sarà immersa nel grande evento.
 

I Teatri, insieme a Blumet, hanno infatti pensato bene di allestire tre maxischermo in altrettanti luoghi della città: Piazza San Prospero, Teatro Ariosto e Teatro Cavallerizza. E’ la prima volta che a Reggio l’opera lirica esce dalle mura del teatro e approda nelle piazze. E questo servizio si presenta particolarmente importante, poiché rende il dovuto onore a una produzione che ha una valenza artistica e culturale unica. Al flauto magico quindi diretto da Claudio Abbado potranno assistere i fortunati che avranno il biglietto per entrare a teatro ma anche tanti altri cittadini e appassionati che potranno seguire la ‘prima’ in diretta satellitare. L’ingresso è gratuito (orario d’inizio 19) ma per assistere all’opera nei Teatri Ariosto e Cavallerizza è necessario prenotare telefonando al numero 0522-458950 o 800-554-222.
 

L’iniziativa è stata presentata ieri da Carlo Pasini, direttore commerciale di Blumet, Elio Canova presidente della fondazione I Teatri e da Marco Barbieri assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna. «Blumet è da sempre attenta ai bisogni del contesto sociale della zona in cui opera, da due anni infatti è partner de I Teatri di Reggio Emilia nel Rec e Off- Opera, iniziativa culturale rivolta ai ragazzi delle scuole medie superiori - commenta Pasini - Oggi insieme alla fondazione I Teatri, risponde a una esigenza diffusa: permettere a tutti gli appassionati di Reggio e provincia di assistere a un grande evento musicale. E’ per noi fonte di grande soddisfazione far sì che tutti i cittadini possano godere gratuitamente della visione».
 

Giulia Bassi
 

Spettacolo magnifico e intenso con grandi interpreti
 

MICHELANGELO ZURLETTI


 

REGGIO EMILIA - L´enorme successo della mozartiana Zauberflöte con acclamazioni e standing ovation ha una spiegazione semplicissima: è un´esecuzione limpida, esemplare, aerea di un capolavoro sul quale è molto facile (e normale) accanirsi alla ricerca del superfluo. In senso musicale e visivo.
 

Daniele Abbado chiede allo scenografo Graziano Gregori non tanto di riempire il palcoscenico ma di svuotarlo. Scompaiono i templi massonici o almeno si riducono a macchie di luce e così scompare l´iconografia geometrica e carpentieristica di sempre. Il rito di iniziazione diventa un semplice viaggio verso la luce e verso l´amore. Privata degli orpelli di sempre la storia di Schikaneder risulta meno brutta del solito. Sarastro è lì, in toga bianca, coni suoi accoliti, la Regina della Notte è lì con le sue Dame in abiti neri, i due innamorati seguono in abiti chiari il richiamo del cuore più che gli obblighi della setta, Papageno perde le piume e si riduce a un elementare uomo di natura (costumi di Carla Teti) e tutti ascoltano più Mozart che Schikaneder. Ma poiché in teatro niente è più complesso della semplicità, il niente della scatola scenica è solcato da botole, finestre, porte, pareti che scivolano, si dividono a fette, ponti che si abbassano, pedane che scivolano in un gioco continuo e inesauribile. Insostituibili in questi movimenti continui le luci di Guido Levi.
 

Claudio Abbado, al suo primo Flauto magico, ci regala non solo un´esecuzione splendida ma in alcuni momenti straordinaria (il duetto Pamina-Papageno, il meraviglioso recitativo curato nei minimi dettagli tra Tamino e il Sacerdote, la spettacolosa aria di Pamina "Ach, ich fühl´s"). Determinante il contributo della Mahler Chamber Orchestra che esibisce un suono splendido, intenso e corposo anche nei pianissimi più rarefatti (l´aria di Pamina) e dell´ottimo Coro di Baden-Baden. Quanto alla compagnia, che dire della Pamina di Rachel Harnisch se non che non abbiamo mai ascoltato l´uguale? E del Papageno di Nicola Ulivieri, splendido di voce e di gesto? E di Christoph Strehl, un Tamino che diventerà un Heldentenor dei prossimi anni? Ineccepibile come sempre Matti Salminen, ottimi il Sacerdote di Georg Zeppenfeld, il Monostatos di Kurt Azesberger, i tre Genietti della fucina Tölzer Knaben Chor, le tre Dame, la Papagena di Julia Kleiter e gli altri. Qualche dubbio aveva suscitato Ingrid Kaiserfeld nella prima aria della Regina della Notte, assorbito però dalla seconda, realizzata perfettamente

 

A Reggio con la regia del figlio Daniele
 


 

Abbado e la raffinatezza del suo «Flauto magico»
 


 

REGGIO EMILIA - Rose e fiori per la prima volta insieme degli Abbado, padre Claudio e figlio Daniele, in una produzione d’opera: un Flauto magico in scena al Valli di Reggio Emilia, che segna curiosamente il debutto nel titolo dell’Abbado meno giovane, poiché Daniele una regia della tarda opera di Mozart l’aveva già firmata, e pure di qualità (con le scene fiabesche di Lele Luzzati). La figura puntata del «Dreimalige Accord» con cui inizia l’Overtüre è eseguita così «stretta» e così rapido il tema del fugato che segue, che si comprende da subito in quale direzione vada la lettura di Abbado senior. Sonorità secche, compatte, elettriche; tempi guizzanti. Che diamine, la Zauberflöte è un Singspiel; e c’è pure, grazie anche alla duttilità della Mahler Chamber Orchestra, la freschezza, il senso del giocoso, la leggerezza, lo stupore del gratuito. Tutto il primo atto segue questa falsariga. Poi, si sa, entrano in ballo il solenne, lo ieratico, lo stile «alto» dell’opera seria, il corale e gli stilemi del sacro. Ma non si corre alcun rischio «ideologico». Abbado non fa il filologo: segue e asseconda gli stili del titolo più eclettico di Mozart. Persino nel volto, rivive quelle emozioni con l’intensità di un ragazzo ma con l’esperienza dell’artista nella piena maturità. Ne sortisce una Zauberflöte stupenda.
 

Tra animali e mostri di cartapesta, burattini e silhouette, macchine barocche e apparati simbolici, lo spettacolo di Abbado junior non difetta certo di idee. Ve ne sono eccome, fors’anche più del necessario: non ne emerge, tuttavia, una chiave interpretativa unitaria. Quando si attesta sui registri del favolistico, del fantastico e del giocoso, lo spettacolo tocca i suoi vertici, anche perché è realizzato con sicura mano artigianale.
 

Appassiona meno quando si ingarbuglia nel tentativo di significare per via simbolica i tratti esoterici e filosofici; in tali frangenti perde peraltro qualcosa in termini di ritmo teatrale, che diviene meno fluido. Peccato poi l’errore nel finale, quando tutti, vincitori e vinti, si abbracciano festanti: la scena ha il sapore del «volemose bene» ed è in ultima analisi moralistica. Averne, comunque, di spettacoli così, e così ben recitati.
 

Vinta infine la scommessa sul cast. Sono quasi tutti giovani e bravi, vocalmente non meno che scenicamente. E per una Regina della notte (Ingrid Kaiserfeld) che canta meglio la seconda aria della prima (un classico), c’è un Papageno elettrizzante (Nicola Ulivieri) che domina la scena e va oltre le più rosee aspettative.
 

Applausi alla virginale Pamina di Rachel Harnisch e al pimpante Tamino di Christoph Strehl; allo statuario Sarastro di Matti Salminen e al virile, spigliato Monostatos di Kurt Azesberger. Bravi, bravissimi tutti, Damen e Knäbchen inclusi. Il coro di Baden-Baden talora si fa un po’ trascinare ma è poca cosa nel contesto di un’esecuzione da ricordare a lungo.

 

Enrico Girardi