Concerto dei

Bläser der Berliner Philharmoniker

 

 

Badia a Coltibuono

(Siena)

 

17 Dicembre 2004

 

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Ludwig van Beethoven

(1770 - 1827)
Ottetto in mi bemolle maggiore op. 103
Allegro

Andante

Menuetto -  Trio

Finale-Presto

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Wolfgang Amadeus Mozart

(1756 - 1791)
Harmoniemusik aus ‘Don Giovanni’


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Bläser der Berliner Philharmoniker

Andreas Wittmann, Monica Carrasco-Wittmann - oboe

Karl-Heinz Steffens,Walter Seyfarth - clarinetto

Fergus McWilliam, Sarah Willis - corno

Henning Trog, Guillermo Salcedo Rubio - fagotto

Ulrich Wolff - contrabbasso

 

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Tra le ultime opere composte da Beethoven a Bonn nel 1792, prima della partenza per Vienna, figura un Ottetto per due oboi, due clarinetti, due fagotti e due corni, composto per i suonatori di strumenti a fiato dell’Orchestra dell’Elettore Max Franz. L’eccellenza di questi strumentisti ci è attestata da una memoria di Johann Wurzer, concittadino, coetaneo e compagno di scuola di Beethoven, che diverrà presidente del Tribunale di Bonn. Dopo averli ascoltati a Mergentheim, una delle residenze dell’Elettore, Wurzer scrisse: ‘ Questi otto suonatori possono a buon diritto essere chiamati maestri nella loro arte. E’ assai raro poter ascoltare composizioni di tal genere suonate con tale intonazione e precisione, e in modo particolare con tale ricchezza e varietà di sfumature’. Un elogio eccezionale, se si pensa che a quei tempi i poveri suonatori  a fiati erano i meno considerati dell’orchestra ed erano, per lo più, dei servitori promossi di rango e provvisti di una preparazione strumentale e musicale piuttosto sommaria. Dobbiamo prestare fede alle parole di Wurzer, se consideriamo che l’abilità di quegli strumentisti fu messa a dura prova nell’Ottetto del giovane organista di corte, in particolare nel Finale, un Presto dove i corni incontrano passi difficili anche per un esecutore moderno e dove troviamo, verso la fine, brusche modulazioni a sorpresa, tali da mettere a repentaglio l’intonazione degli strumenti di allora.

Più che alle famose Serenate mozartiane (KV 375 KV 388) che, per la loro straordinaria complessità di scrittura e la loro profondità d’espressione erano troppo oltre i limiti del genere di intrattenimento, il giovane compositore si rifece ai più facili e meno pretenziosi modelli haydniani , non senza prestare orecchio, per quanto riguarda certi aspetti dell’invenzione melodica, all’opera buffa ed al sinfonismo galante italiano: erano ormai in gran voga le trascrizioni da opere, e i gusti italiani del giovane Elettore andavano assecondati. Così il primo tema dell’Allegro, oltre a presentare notevoli affinità con quello che apre la Sonata per pianoforte op.2 n.3, potrebbe benissimo figurare in un’ouverture di Paisiello o di Anfossi, mentre nell’Andante, un’amabile cavatina su accompagnamento di terzine, le voci dettanti dell’oboe e del fagotto introducono discretamente l’elemento concertante. Di gran lunga più interessante è il terzo movimento, un Minuetto tale soltanto di nome, in realtà uno dei primi compiuti esempi di Scherzo beethoveniano, dalla pulsante vitalità ritmica e dalla concezione schiettamente sinfonica. La prepotente originalità di questa pagina è rivelata fin dalla prima battuta dell’incipit del tema, che con il suo salto all’ottava inferiore su un ritmo ternario rappresenta il più remoto archetipo del famoso tema dello Scherzo della Nona. L’Ottetto di Bonn (il cui titolo originale, curiosamente mistilingue, è: Parthia dans un concert in Es a Due Oboe, Due Clarinetti, Due Corni, Due Fagotti di L. van Beethoven)  subì due successive manipolazioni. Nel 1795, profondamente rielaborato dall’autore, uscì come Quintetto per due violini, due viole e violoncello col numero d’op.4; nel 1806 riapparve come Trio per pianoforte violino e violoncello op.63 in una trascrizione di mano ignota, autorizzata da Beethoven. Nella versione originaria, il lavoro venne pubblicato postumo nel 1830 col numero d’op.103, rimasto vacante nel catalogo beethoveniano.

 

 

 

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Durante il diciottesimo secolo, in tutti i paesi di lingua tedesca la ‘Tafelmusik’ divenne un nobile e ricercato genere al quale si dedicavano i migliori musicisti per strumenti a fiato. L’ensemble di strumenti a fiato, o ‘Harmonie’ – che fu principalmente composto di legni diversamente dagli ottoni usati dalle bande di origine militare – nacque in Europa centrale agli inizi del diciottesimo secolo. Mentre Corelli stava inventando l’orchestra d’archi e, a Roma, si preparavano generazioni di violinisti, in Boemia e Prussia nascevano scuole per oboisti e cornisti e laboratori per fabbricare strumenti sempre più perfetti per le loro qualità musicali e tecniche. L’Harmoniemusik’ divenne un genere per i nobili praghesi e gli esteti tedeschi  tanto apprezzato quanto la sonata per violino: alla fine del 1750 Haydn scrisse molti Divertimenti per oboi, fagotti e corni destinati alla ‘tavola’ del conte Morzin mentre a Vienna l’Imperatore disponeva di un’Harmonie reputata la migliore al mondo grazie ai più grandi virtuosi del tempo: gli oboisti Georg Triebensee and Johan Wendt, i fratelli Stadler (clarinetti), Kauzner e Drobney (fagotti) e Rupp e Eiser (corni) i quali probabilmente eseguirono le Serenate composte da Mozart per questa formazione all’inizio degli anni ’80. Nel 1776 suo padre Leopold aveva ordinato molti strumenti a fiato per la Corte di Salisburgo al famoso artigiano di Dresda Carl Augustin Grenser da lui soprannominato ‘lo sfaccendato’. Grenser era considerato a quel tempo il più ingegnoso e musicale produttore di flauti e fagotti nondimeno che di oboi, corni inglesi, clarinetti e corni di bassetto che ancora oggi vengono considerati i più bei modelli di manifattura classica. Oltre divertimenti, serenate e cassazioni il repertorio dell’Harmoniemusik comprendeva anche un ampio numero di trascrizioni di opere. Queste trascrizioni, di Cimarosa, Salieri, Cherubini, Paisiello, Paër etc. ebbero un immenso successo popolare al tempo (come dimostra Leporello che riconosce le tre opere trascritte per il tavolo di Don Giovanni). Le trascrizioni non erano meno degne degli originali: l’irascibile Beethoven approvò l’adattamento fatto da Sadlek del Fidelio senza riserve, e Mozart trascrisse personalmente il Ratto del Serraglio lo stesso anno in cui lo compose. Noi dobbiamo la trascrizione del Don Giovanni all’oboista boemo Josef Triebensee (1772 – 1846), il figlio di Georg Triebensee sopra menzionato. Il giovane Triebensee all’età di 19 anni era secondo oboe nell’orchestra del Teather auf der Wieden quando la prima esecuzione del Flauto Magico ebbe luogo condotta dallo stesso Mozart. Dopo una brillante carriera come virtuoso, compositore e trascrittore alla corte del Principe Alois Lichtenstein, Triebensee successe a Carl Maria von Weber come Direttore dell’Opera di Praga. Egli era solo sedicenne quando la prima viennese del Don Giovanni ebbe luogo, ma non è impossibile che la trascrizione, estremamente brillante ed accurata, risalga alla sua gioventù trascorsa non lontano dal grande Mozart. A parte alcuni brani che sarebbero stati traditi dall’assenza di un testo (ad esempio il duetto ‘Fuggi crudele’ o l’intera scena precedente il finale del secondo Atto) la maggior parte dei pezzi dello spartito – incluse le arie aggiunte a Vienna ‘Dalla sua pace’,  ‘Mi tradì quell’alma ingrata’ e il duetto raramente eseguito ‘Per queste manine’- furono adattati, qualche volta condensati, in ogni caso trascritti da un musicista a cui erano familiari lo stile, il linguaggio ed il dramma di Mozart.

 

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Andreas Wittmann (oboe) nato a Monaco di Baviera nel 1977 ha vinto il primo premio nel concorso “Jugend Musiziert”. Entrato nell’Orchestra Filarmonica di Berlino nel 1986 è anche primo oboe nell’Orchestra del Festival di Bayreuth. Suona come solista ed in gruppi di musica da camera in tutto il mondo.

Monica Carrasco Wittmann (oboe) nata a Santiago (Cile) ha iniziato lo studio dell’oboe a 10 anni ed a 13 ha debuttato in un concerto per la televisione cilena. Trasferitasi a Berlino nel 1983 ha studiato con Schellenberger. E’ attualmente membro dell’Ensamble Oriol e della Kammerphilharmonie Berlin. Ha partecipato come solista a concerti in Germania ed all’estero.

Karl-Heinz Steffens (clarinetto) dopo i suoi studi alla Musikhoch-schule di Stoccarda ha iniziato la sua carriera professionale nel 1984 come primo clarinetto nell’orchestra del teatro di Kassel. Dal 1985 al 1989 clarinetto solista dell’orchestra dell’Opera di Francoforte, con il medesimo ruolo ha fatto parte della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks dal 1989 al 2001. Membro dell’orchestra del Festival di Bayreuth è dal primo aprile 2001 clarinetto solista dell’Orchestra Filarmonica di Berlino.

Walter Seyfarth (clarinetto) nato a Düsseldorf , dopo aver studiato con Karl Leister alla Berlin Philharmonic Orchestra Academy è entrato a far parte dell’Orchestra  Filarmonica di Berlino nel 1985. Ha fondato il Berliner Philharmonisches Bläserquintett nel 1988 , è un popolare solista ed insegna anche allo Schleswig-Holstein Music Festival.

Fergus McWilliam (corno) nato a Loch Ness in Scozia ha studiato principalmente in Canada, Olanda e Svezia. A 15 anni ha fatto il suo debutto come solista con la Toronto Symphony sotto la direzione Seiji Ozawa. Membro della Orchestra Filarmonica di Berlino dal 1985 è stato attivo come solista e membro di gruppi di musica da camera. Insegna in molte scuole internazionali di musica compresa la Berlin Philharmonic Orchestra Academy.

Sarah Willis (corno) nata negli Stati Uniti ma di nazionalità britannica ha iniziato a studiare il corno a 14 anni. Perfezionatasi alla Guidhall School of Music and Drama di Londra e con l’attuale collega Fergus Mc William a Berlino dal 1991 al 2001 è stata secondo corno della Staatskapelle Berlin. Dal mese di settembre dello stesso anno ha iniziato il periodo di prova come cornista dell’Orchestra Filarmonica di Berlino.

Henning Trog (fagotto) nato in Bassa Sassonia fa parte dell’Orchestra Filarmonica di Berlino dal 1965. Per circa 35 anni ha fatto parte di numerosi complessi di musica da camera ed ha insegnato fagotto in numerosi Festival e alla Berlin Philharmonic Orchestra Academy.

Guillermo Salcedo Rubio (fagotto) nato nel 1980 a Pamplona si è diplomato al Conservatorio Superior a Salamanca. E’ stato poi primo fagottista della Real Orchestra di Sevilla e solista del quintetto a fiati Mirò Ensamble. Ha fatto inoltre parte della European Chamber Orchestra, della Mahler Chamber Orchestra e della Kammer Philharmonie Berlin.

Rudolf Watzel (contrabbasso) nato a Vilshofen nel 1943, ha studiato al Conservatorio di Monaco fino al 1965, periodo in cui ha suonato nella Munich-Bach-Orchestra diretta da Karl Richter. Dal 1967 al 1968 membro dell’Orchestra Filarmonica di Monaco, nel 1968  è poi entrato a far parte dell’Orchestra Filarmonica di Berlino e dal 1989 ne è primo contrabbasso solista.

 

 

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