LUCERNA

19 20 Agosto 2003

Concert Hall

LUCERNE FESTIVAL ORCHESTRA 
Orfeón Donostiarra, choir
Claudio Abbado, conductor
Eteri Gvazava, soprano
Anna Larsson, contralto
Christoph Müller, musical assistance

 

Gustav Mahler

 

Symphony No. 2 in C minor (1888-94) «Resurrection»

 

 

 

 

FOTO

 

 

 

Sole 24 Ore

Domenica 24 Agosto

'Resurrezione' spettacolare

Cento e 30, 52, 41... gli altri 34, più o meno, perché ad esempio la celesta qui non c'entra... 3, ecco, i solisti veri e propri. No, non stiamo dando i numeri. Stiamo spulciando l'elenco dei compo­nenti della Lucerne festival orchestra. Perché intorno a questa nuova creatura del mondo musicale (ben arrivata, fiocco rosa, suona magnificamente), si sono lette e sentite in giro tante e tali panzane da far ridere a crepapel-le quanti abbiano con la musica un minimo di pratica. Orchestrali in primis.

Due — tanto per stare in tema — sono i discorsi da mettere sul piatto. Uno è la grandezza di Abbado: questa non si discute. Mica la scopriamo ora. I tre programmi di Lucerna (La mer di Debussy e la Sinfonia n.2 di Mahler, in particolare) attestavano la coerenza di un percorso, la fedeltà verso determinati autori, la spiccata individualità della lettura. L'altro è la nascita di una nuova orchestra, incensata di mille superlativi, dove si grida al miracolo perché «i musicisti fanno musica insieme» e perché «vi siedono numerosi grandi solisti». Ora, ci risulta che di norma, sempre, quando dei musicisti suonano insieme, facciano musica. Non giocano a briscola. Magari suonano più o meno bene, quello sì; ne hanno più o meno voglia; sono più o meno preparati, e retribuiti. Ma dare dell'evento straordinario a una compagine di strumentisti che suona — «ah, fanno musica!» — ci è sembrato francamente ingenuo. Diminutivo oltretutto nei confronti di un Maestro che ha diretto nella sua lunga carriera, tutte le più grandi orchestre del mondo, ultimi i Berliner. E non scherziamo: tra la Lfo e i Bph c'è una bella differenza.

Quanto poi allo sbandierato «i solisti, i solisti!», al di là del fatto che orchestrale e solista rappresentano due modi diversi di essere musicista (e infatti si rimprovera sempre ai nostri studenti "di conservatorio di aver ricevuto una preparazione zoppa, orientata solo verso un presunto solismo: non sanno sedere in orchestra), non è detto che un ottimo solista sia anche automaticamente un ottimo orchestrale. Perdonate le ripetizioni: Ma il discorso esige chiarezza. Ed esempi: Sabine Mayer, splendida mozartiana, da anni in carriera, dai fulgidi esordi (fu scandalo a Berlino, quando Karajan la scelse, in tempi di maschilismo selvaggio), qui, al primo leggio nella Sinfonia di Mahler, non ci ha fatto quel grande effetto. Dobbiamo dirla tutta? Si sentiva poco. Faceva un gran sorridere verso i compagni di fila, ammiccando ai rispettivi "passi". Ma quando si trattava di lei: olà, dove sei Sabine? Il nostro Fabrizio Meloni, della Scala, tanto per fare nomi, tanto per essere tacciati di provincialismo, se la sarebbe sbranata in un boccone. E Renaud Capucon, bel ragazzo biondo, très charmant! Uno che lancia l'arco così plateale, verso il pubblico, mentre gli altri stan tutti in riga, fa tenerezza. Alla seconda volta diventa una barzelletta. A che serve poi la "spalla", se tutti si dimenano così? E il diret­tore? In mezzo a quell'ondeggiare — la nuova formazione si basa sullo zoccolo dei giovani della "Gustav Mahler", eccellenti, ma con la caratteristica di muoversi molto — Abbado restituiva l'immagine del più composto. E talora sembrava anche sorridere.

Abbado è grande, grandissimo. La sua Seconda è un capolavoro. Se non sbagliamo è stata anche il suo primo amore, tra le Sinfonie dell'autore prediletto, quasi quarant'anni fa. E ne halasciato varie testimonianze in disco. Oggi il Maestro la consegna in un'interpretazione che si ricorderà per la specchiata limpidezza. Chiara come un ciclo stellato, dove a dettaglio aggiungi dettaglio. E ti sembra di vedere sempre più in là, nel profondo. Adamantino è il diségno dei cinque movimenti: gli estremi, polarizzati tra lugubri abissi e impalpabile dolcezza di campi elisi, fanno da cornice a tre tempi di danza. Disegnati su ritmi sgranati, atmosfere bucoliche, suoni che evocano paesaggi naturali. Sono gli ultimi valzer, gli ultimi Landler. Ancora un omaggio a Schubert, alla Vienna perduta. Ma niente lacrime, struggimenti, languori. Le forme tondeggianti delle emozioni hanno preso la misura composta del tratto liberty: il "Naturklang", i petulanti lalismi di un ottavino che cinguetta, i corni alpestri profumati di boschi, vengono ora incastonati in un fregio. Decorativo, perfetto. Come gli arabeschi di Pahud, grandissimo, il primo flauto dei Berliner. Ratio, controllo, misura del pensiero: il gesto di Abbado più frequente è la mano che frena. Così che il finale "Auferstehen", "tu risorgerai", verrà come fruscio di ombre, sottovoce, chissà da dove.

Non pareva nemmeno fosse il coro a intonarlo. Loro stavano là, gli spagnoli dell'Orfeon Donostiarra, seduti nella balconata un po' alta della nuova grande sala da concerti di Lucerna. E sopra ancora l'organista, che vertigini, come in una pala d'altare. Cantando meravigliosamente, soprattutto seguendo alla perfezione questa ricerca di Abbado di impalpabilità del suono, di imprendibilità della parola. L'alito sacro, già presagito nei corali soffusi degli ottoni, in un Dies irae ieratico, per nulla terrifico o romantico, proiettava il finale della Sinfonia in una dimensione metafisica, pacificatrice. Ben assecondata dal mezzosoprano Anna Larsson, anche molto bella, meno dal soprano Eteri Gvazava, pure molto bella ma impacciata tecnicamente, in fiati e vibrato.Grandi feste, quarto d'ora accademico di applausi, garofanini dall'alto, affettuosità tra gli orchestrali che si salutavano dopo l' ultimo dei quattro concerti. E naturalmente, come d'abitudine, trionfo per Abbado, chiamato da solo, a palcoscenico vuoto.

di Carla Moreni

 

 

Corriere della Sera
15 Agosto 2003

Passioni travolgenti da Wagner a Debussy

Colpisce l'entusiasmo con cui il direttore trascina i suoi «professori» nella musica

La Konzertsaal di Lucerna è sonora come poche altre in Europa e l'orchestra - formidabile - supera decisamente le 90 unità. Cosicché il gesto più frequente è quello del frenare, controllando ossessivamente le dinamiche. Eppure se vi è una suggestione tra le molteplici di questo concerto, è la passione con cui Abbado trascina i suoi professori, che siano affermati solisti, provengano dall'Orchestra Mahler o da Berlino, Dresda, Lipsia, Monaco... La Suite dal Mistero Il martirio di San Sebastiano di Debussy, pagina rara anche in ragione di quanto è frainteso il testo dottissimo di D'Annunzio che la ispira, suona inoltre quale rivelazione: un Debussy che dieci anni dopo non ha scordato le rarefatte sospensioni e i «non detti» di Pelléas e li riempie di seduzioni sonore luminose, il cui fascino e la cui abilità quasi sfiorano l'insopportabile, ma senza mai varcare quella soglia (che ovviamente è una soglia anche in termini strettamente esecutivi). Sensibili e stilisticamente adeguate le voci di Rachel Harnisch e di Eteri Gvazava.

Quale freschezza e quale potenza, poi, nell'«Addio di Wotan e Incantesimo del fuoco» dalla Valchiria di Wagner. È la scena più struggente dell'atto più rapinoso dell'opera più bella della Tetralogia . L'auspicio, ovviamente, complice anche il matrimonio con Lucerna, ch'è città wagneriana per elezione, è che questo Wagner si possa considerare quale inizio di un'immersione che culmini nell’esecuzione integrale, non importa se scenica o oratoriale, del ciclo dell' Anello del Nibelungo . Non sarebbe d'altronde persino naturale che lo straordinario interprete dei wagneriani Bruckner, Mahler e Strauss chiudesse il cerchio del tardoromanticismo tedesco, eseguendo l'origine stessa, l'epifania, di quell'irripetibile stagione? Grazie anche alla robusta voce di Bryn Terfel, questo «aperitivo» in riva al Lago di Lucerna, ha messo paradossalmente tristezza: perché così breve? Perché solo quella pagina? Una tristezza piena d'emozione: quella pagina è una deposizione, l'ultimo atto di uno sconfitto. Il tema «del sonno» avvolge la sala nelle sue spire, mentre la bellezza di quello «dell'addio», che scaturisce dai violoncelli, suona con una dolcezza luminosa che fa sperare nel domani. Ecco, infine, le ondate magmatiche di La mer , che Abbado rilegge in una chiave di profonda interiorizzazione, che sa comunicare con l’immediatezza trascinante che gli è ormai tipica. Insomma, è un concerto memorabile.

 

Enrico Girardi

 


Corriere della Sera
14 Agosto 2003

 

Nasce l’Orchestra di Lucerna Abbado: andremo in tournée

Ieri il primo concerto, quindici minuti di applausi

DAL NOSTRO INVIATO

LUCERNA - «E’ una grande gioia ritrovarsi tra vecchi amici che hanno voglia di far musica insieme. Affetti e complicità fanno sì che ciascuno voglia regalare agli altri il meglio di sé». Ringiovanito, raggiante, Claudio Abbado ha inaugurato ieri sera il 65° Festival di Lucerna e la sua nuova Orchestra, un progetto di lunga gestazione che qui finalmente ha avuto il suo primo, felicissimo, esito. Il maestro italiano è riuscito a raccogliere la «crema» dei solisti e strumentisti europei (in tutto, oltre 90): al nucleo portante della Mahler Chamber Orchestra, presente con 50 elementi capitanati dal primo violino Antonello Manacorda, si sono aggiunti musicisti provenienti dai Wiener e dai Berliner, dai Münchner Philharmoniker e dalla Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino. E in più una manciata di grandi solisti, da Sabine Meyer, il Quartetto Hagen, i violoncellisti Natalia Gutman e Georg Faust, il violista Wolfram Christ, il violinista Kolja Blaker.

«Siamo stati tutti di parola, abbiamo mantenuto la promessa di tornare a lavorare insieme», commenta soddisfatto Abbado.

IL PROGRAMMA - Impegnativo il programma scelto per l’esordio: in omaggio a Wagner (la sua casa di Lucerna è ora un museo) il finale della Walkiria , solista il sanguigno e teatralissimo Brian Terfel, e un doppio omaggio a Debussy (prima passione musicale di Abbado bambino): la suite de Le Martyre de Saint Sébastien , versi di Gabriele d’Annunzio, soprani Eteri Gvazava e Rachel Harnisch, e La Mer , che in chiusura di serata ha raddoppiato l’entusiasmo di un pubblico internazionale: tutti in piedi, quasi 15 minuti di applausi. Nutrita la rappresentanza italiana, che ha scelto come insolita meta di Ferragosto l’elegante Auditorium progettato da Jean Nouvel. Tra gli ospiti, l’attore Bruno Ganz, sovrintendenti e direttori artistici di teatri lirici.

Unico inconveniente della serata, il discorso d’apertura del presidente del festival, Jurge Reinshagen, disturbato da imbarazzanti interferenze radio infiltratesi misteriosamente nel suo microfono. Il galà, seguito dalle principali tv europee e in diretta radiofonica con 10 Paesi (per l’Italia Radiotre) è il primo di 4 concerti che vedranno Abbado impegnato con i suoi musicisti: il 17 nei Brandenburghesi di Bach, il 19 e il 20 con la Seconda di Mahler. La nascita del nuovo organico segna un importante rilancio per il Festival diretto da Michael Haefliger: negli ultimi dieci anni privo di una compagine stabile, pur avendo iscritta nel suo Dna l’epoca d’oro in cui Arturo Toscanini qui nel ’38 fondò una sua Orchestra, preferendo la libera Svizzera al Festival di Salisburgo marchiato dall’occupazione nazista. Da allora Lucerna ha ospitato grandi direttori, da Bruno Walter a Furtwangler a Karajan. Adesso tocca ad Abbado.

I PROGETTI - L’incontro di Abbado con Lucerna si ripeterà ogni estate. In arrivo nuovi amici, l’anno prossimo Maurizio Pollini, e tante aperture sulla musica antica e contemporanea, da Monteverdi a Nono. Mancherebbe solo l’opera lirica, costituzionalmente non prevista dal Festival. «Ci sarà lo stesso - assicura il direttore -. Nel 2004 eseguiremo il secondo atto di Tristano in forma di concerto ma con qualche tocco di teatralizzazione come facevamo alla Philharmonie di Berlino». Teatralizzazione da sempre cara ad Abbado, che anche ieri sera durante il Martyre ha voluto illuminare scenograficamente le varie sezioni del Coro e far apparire, incorniciati da cerchi di luce, sotto il gigantesco organo, il soprano Harnisch e il corno inglese Emma Schied.

I DISCHI - «La Deutsche Grammophone pubblicherà dvd e cd di quanto eseguiremo al Festival. Ma non ci sarà solo Lucerna. In programma ci sono già alcune tournée. La prima dovrebbe essere a Londra», anticipa Abbado, che qui ha trovato la sua nuova casa musicale. Un percorso lungo mezzo secolo ricostruito criticamente in un libro a più mani, curato dal musicologo Ulrich Eckardt. Il volume, corredato da 60 fotografie, verrà presentato nell’edizione tedesca (Nicolai) il 21 agosto a Lucerna e quindi, il 9 ottobre a Ferrara, quando Abbado inaugurerà la stagione concertistica, nella versione italiana pubblicata dal Saggiatore col titolo Il silenzio dopo la musica . Un bilancio di una lunga carriera che coincide con i 70 anni del direttore. «Un bell’album di ricordi, di fortunate avventure», sorride Abbado sfogliandolo. Ma le pagine da scrivere sono ancora tante.

Giuseppina Manin

 

Corriere della Sera
21 Agosto 2003

 

Trionfale esecuzione di Mahler

Abbado esalta a Lucerna l’Orchestra di fuoriclasse arrivati da tutta Europa


LUCERNA - Nuovo trionfo ieri sera per Abbado e per l’Orchestra del Festival di Lucerna. Se possibile, ancora più eclatante di quello che ha accolto l’esibizione di pochi giorni fa, quando sui leggii dei musicisti fuoriclasse convenuti nella cittadina svizzera stavano opere di Wagner e Debussy. D’altronde, se bene eseguita, ovvero in un unico grande respiro che evidenzi la molteplicità dei materiali senza appannare il dovuto rilievo al valore strategico degli elementi connettivi, la Sinfonia n.2 di Mahler, detta «Risurrezione», genera violente emozioni: trascina, esalta e commuove, rappresentando rabbia e tenerezza, gioia e dolore, terra e cielo in rapido trascolorare d’affetti l’un nell’altro.

Ma se Abbado è il massimo interprete mahleriano vivente (e l’ha confermato con un’esecuzione di sconvolgente bellezza, estremizzata oltre ogni dire, anc più radicale ch in passato), non era altrettanto scontato che le voci Eteri Gvazava e Anna Larsson, il coro Orfeón Donostiarra e l’orchestra si esibissero a tali livelli d’eccellenza. Si sa, infatti, che 4 grandi solisti non formano necessariamente un buon quartetto; a maggior ragione 120 musicisti, benché affermati solisti o provenienti dalle migliori compagini europee, non costituiscono di per sé una grande orchestra. Proprio in ciò consiste il capolavoro di Abbado. Quando formava orchestre giovanili, dettava la disciplina necessaria affinché un gruppo di strumentisti diventasse una fila, contando sulla particolare disponibilità dei giovani a mettersi in discussione. Qui invece asseconda il piacere di far musica insieme che anima i fuoriclasse convenuti, che hanno aderito massicciamente al progetto della nuova orchestra unicamente per il desiderio di far musica con il direttore che li ha coinvolti.

Per quale motivo altrimenti un violoncello di prestigi ome Natalia Gutman - anto per fare un nome - accetterebbe il sacrificio della fila? Ecco quel che si dice il carisma.

A Lucerna si percepisce anzitutto il piacere di suonare insieme, poiché Abbado non mortifica tali individualità ma sa trasformare l’eccellente materiale a sua disposizione in un solido organismo, compatto quanto è necessario per realizzare coerentemente il disegno interpretativo stabilito. In altre parole, si tratta di un’orchestra di 120 elementi animata da spirito cameristico. E non a caso tra il debutto e l’epilogo stagionale di ieri sera (replica stasera), il festival ha previsto una serata per orchestra da camera con l’esecuzione dei sei Concerti Brandeburghesi di Bach, con una ventina di formidabili esecutori che si alternavano nel ruolo di solista e di «ripieno», sempre sotto la direzione di Abbado: esecuzioni persin troppo perfette, orologi svizzeri, al limite del demoniaco.

 

Enrico Girardi

La Repubblica
21 Agosto 2003

Ovazioni e commozione all´ultimo concerto stagionale della formazione di Lucerna

Prove aperte per Abbado

Insolita iniziativa con la sua orchestra "All stars"

In autunno il maestro sarà a Ferrara e riceverà a Potenza la laurea ad honorem

In programma la Seconda di Mahler Nel 2004 anche Bruckner e Strauss

ANGELO FOLETTO

LUCERNA - Pubblico tutto in piedi, ovazioni a non finire, facce tirate d´emozione perfino tra gli spettatori partecipi con concentrata e tangibile complicità all´esecuzione; anche qualche occhio lucido di commozione. Sia tra i meravigliosi leggii sia tra i fortunati e felici appassionati (moltissimi gli italiani) che non hanno voluto perdere l´ultima esibizione stagionale della sbalorditiva Lucerne Festival Orchestre. Ispirato e incalzato da Claudio Abbado il complesso ha regalato una lettura della Sinfonia n. 2 «Resurrezione», di Mahler parsa al di sopra dei possibili aggettivi ammirativi: fin dal tempestoso disegno melodico d´avvio che le file di violoncelli e dei contrabbassi, guidate rispettivamente da Natalia Gutman e Alois Posch, hanno reso marmoreo e apocalittico oltre ogni immaginazione sonora. Hanno una bella voglia, gli incontentabili, a sostenere che la LFO non è una «vera orchestra»: come a dire che Rolls Royce e Ferrari non sono vere automobili. Certo, i pezzi di questa orchestra non sono comuni e il rischio di una formazione di primedonne senz´anima c´era. Ma la qualità delle scelte, umane oltre che professionali, fatte da Abbado e la sua naturalezza carismatica nell´ottenere il clima di complicità musicale necessaria nel clima di pochi giorni, hanno reso possibile la trasformazione del drappello di «all stars» in un affiatato maxigruppo di cameristi eccellenti.

Ottimo auspicio per il futuro della Lucerne Festival Orchestre, che nel 2004 Abbado collauderà in altri tre programmi: Strauss-Mahler (Vier Letzte Lieder e Sinfonia n.5), Bruckner e il secondo atto di Tristan und Isolde di Wagner, autore ineludibile fin da quando l´orchestra nacque nel 1938 e Toscanini la diresse per la prima volta sotto le finestre di Villa Wagner a Triebschen, sulle rive di questo lago. Inalterata sarà anche la formula a corollario: una serie di programmi solistici con gli stessi protagonisti e ospitalità illustri (già annunciato Maurizio Pollini; quest´anno hanno suonato Radu Lupu e Bruno Canino) e il coinvolgimento quotidiano del pubblico. Il ciclo musicale disegnato da Abbado è stato per sua precisa volontà proposto infatti anche a prove aperte al pubblico: tutte, senza bisogno di inviti o trafile burocratiche.

I pregi e le caratteristiche uniche del complesso ricreato da Abbado, al termine di cinque giorni di programmazione eccezionale di tipo cameristico, autocelebrata domenica nell´esecuzione dei Concerti Brandeburghesi di Bach, sono confluite nel migliore dei modi nell´immenso tracciato della Sinfonia di Mahler che ha concluso il programma 2003. Per qualità di scrittura e maturità dell´interpretazione, la partitura è suonata perfetta e irripetibile: un evento esecutivo che sfuggiva alle definizioni e alle rubriche emozionali consuete. Nelle mani di Abbado, che sarà in Italia in autunno per un concerto a Ferrara con la Mahler Chamber Orchestra e per ricevere (il 13 ottobre, a Potenza) la laurea honoris causa dell´Università della Basilicata, i toni cangianti, il tracciato emotivo e musicale non omogeneo, il virtuosismo individuale e gli slanci collettivi della Sinfonia in do minore sono usciti con uno slancio e un´identità esecutiva da brivido. Con punte di toccante suadenza nei movimenti centrali con impressionante violenza controllata in quegli estremi e magistrale combinazione con le voci morbide e autorevoli del coro spagnolo Orfèon Donostiarra di José Antonio Sáinz Alfaro e quelle insinuanti del soprano Eteri Gvazava e del mezzosoprano Anna Larsson.

 

 

Il Messaggero
15 Agosto 2003

 

Il debutto dell’Orchestra del Festival svizzero. Nel segno dei grandi solisti

Con Super Abbado, Lucerna sfida Salisburgo
di ALFREDO GASPONI
Lucerna

Diceva il famoso direttore Hans von Bulow che «non esistono buone o cattive orchestre, ma solo buoni o cattivi direttori». Sarà anche vero, ma sta di fatto che i grandi maestri preferiscono le orchestre migliori e alcuni, addirittura, se le organizzano a loro immagine e somiglianza. Quest'ultimo è il caso di Claudio Abbado: la sua creazione più recente è l'Orchestra del Festival di Lucerna, che si è inaugurato ieri nella moderna sala del Centro di Cultura e Congressi sul lago dei Quattro Cantoni proprio con il debutto di questo "dream team" della musica, voluto da Abbado stesso e dal sovrintendente Michael Haefliger.

La manifestazione svizzera non è famosa presso i musicofili italiani quanto festival stranieri come Salisburgo o Bayreuth. E la ragione, probabilmente, è che non propone opere liriche e quindi non ha il richiamo dei cantanti e registi di grido. Ma a livello di concerti non teme confronti. Ha i Berliner e i Wiener, il Concertgebouw, la Chicago Symphony, la Israel Philharmonic; direttori e solisti come Boulez, Rattle, Chailly, Mehta, la Argerich, la Bartoli. La straordinaria qualità spiega il massiccio intervento dei privati, che insieme ai biglietti permettono al Festival di pagarsi da sé: le sovvenzioni pubbliche non raggiungono nemmeno il 3 per cento in un bilancio di 15 milioni di euro.

E adesso c'è la novità della super orchestra di Abbado. Per verità si tratta di una rinascita. Fu nel 1938 che Arturo Toscanini diresse un gruppo scelto di musicisti in un concerto davanti a Villa Tribschen, che fu la casa di Richard Wagner. E così dagli anni '40 fino al 1993 il Festival potè disporre di una sua orchestra fissa, diretta da maestri del calibro di Furtwaengler e Karajan.

Abbado ha ripreso il filo di Toscanini e ha creato un ensemble unico, che come l'araba fenice nasce, muore e rinasce esclusivamente in occasione della rassegna estiva. Un complesso da favola, formato da grandi solisti e da componenti delle più prestigiose europee e di famosi complessi da camera. Qualche nome. Tra i violini: Kolja Blacher e Renaud Capucon, Antonello Manacorda della Mahler Chamber Orchestra, Domenico Pierini del Maggio Musicale Fiorentino, Hans Joachim Westphal dei Berliner. Wolfram Christ e Silvia Hagen (del Quartetto Hagen) tra le viole. Georg Faust dei Berliner e Natalia Gutman capeggiano la fila dei violoncelli. Il primo contrabbasso (ma qui sono tutti "primi") è Alois Posch dei Wiener. Sabine Meyer spicca tra i clarinetti e Emanuel Pahud tra i flauti.

Naturalmente non è detto che mettere insieme dei fuoriclasse basti a fare un'orchestra. Bisogna armonizzare tante individualità grandi ma diverse. E' quanto ha fatto Abbado ottenendo dalle varie sezioni una qualità di suono bellissima, fortemente espressiva e omogenea. Vedi, nell' Addio di Wotan e incantesimo del fuoco dalla Walkiria di Wagner, con il bravo Bryn Terfel solista, il minaccioso "tema del patto" intonato dai tromboni. Ma ogni leitmotiv acquistava un'evidenza folgorante.

Alla base di tutto c'è l'amore di Abbado per il gioco di squadra, il gusto di radunare attorno a sé musicisti intelligenti e aperti, capaci di seguirlo in progetti arditi e nel rifiuto della routine. Non per niente nel programma di ieri c'era la suite dal Martirio di San Sebastiano di Debussy (su versi di Gabriele d'Annunzio), con lo Schweizer Kammerchor e Rachel Harnisch e Eteri Gvazava eleganti soliste: partitura tanto rara quanto raffinata, dai timbri pallidi e dorati insieme. L'esecuzione è stata un susseguirsi di magie, negli impasti e negli interventi solistici, come quello del corno inglese Emma Schied. Infine, sempre di Debussy, gli incanti di La mer , dove la fila dei violoncelli sembrava letteralmente un solo strumento. Il crescendo di tensione ottenuto da Abbado nel finale faceva esplodere il pubblico, che scattava in piedi bloccando il maestro sul podio con lunghe acclamazioni.

Epilogo trionfale per una serata iniziata in maniera un po' comica, con il discorso del presidente del Festival disturbato da interferenze radiofoniche nel microfono: un piccolo smacco per la proverbiale precisione svizzera, ma a farlo subito dimenticare provvedeva l'emozione suscitata da quell'ensemble di generali. Il primo ciclo della Lucerne Festival Orchestra si concluderà il 20 agosto con la Sinfonia n. 2 di Mahler diretta da Abbado. Ma anche dopo, la sfilata di star continuerà: fino al 20 settembre, facendo nuovamente di Lucerna uno dei cuori pulsanti della mitteleuropa musicale.