
LUCERNA
19 20 Agosto 2003
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Sole 24 Ore
Domenica 24 Agosto
'Resurrezione' spettacolare
Cento e 30, 52, 41...
gli altri 34, più o meno, perché
ad esempio la celesta qui non
c'entra... 3, ecco, i solisti veri e propri. No, non stiamo
dando i numeri. Stiamo spulciando
l'elenco dei componenti della
Lucerne festival orchestra. Perché
intorno a questa nuova creatura del
mondo musicale (ben arrivata, fiocco
rosa, suona magnificamente), si sono lette
e sentite in giro tante e tali panzane
da far ridere a crepapel-le quanti
abbiano con la musica un minimo di
pratica. Orchestrali in primis.
Due — tanto per stare in tema
— sono i discorsi da mettere sul piatto. Uno è la grandezza di Abbado: questa
non si discute. Mica la scopriamo ora. I tre programmi di Lucerna (La mer di Debussy e la Sinfonia n.2 di Mahler, in particolare) attestavano la coerenza di un percorso, la fedeltà verso determinati autori, la spiccata individualità della lettura.
L'altro è la nascita di una nuova
orchestra, incensata di mille
superlativi, dove si grida al
miracolo perché «i musicisti fanno
musica insieme» e perché «vi
siedono numerosi grandi solisti».
Ora, ci risulta che di norma, sempre,
quando dei musicisti suonano insieme,
facciano musica. Non giocano a briscola.
Magari suonano più o meno bene,
quello sì; ne hanno più o meno
voglia; sono più o meno preparati, e
retribuiti. Ma dare dell'evento straordinario a una compagine di strumentisti
che suona — «ah, fanno musica!» —
ci è sembrato francamente ingenuo.
Diminutivo oltretutto nei confronti di
un Maestro che ha diretto nella sua
lunga carriera, tutte le più grandi
orchestre del mondo, ultimi i
Berliner. E non scherziamo: tra la Lfo
e i Bph c'è una bella differenza.
Quanto poi allo sbandierato «i solisti, i solisti!», al di là del fatto
che orchestrale e solista rappresentano due
modi diversi di essere musicista (e
infatti si rimprovera sempre ai
nostri studenti "di
conservatorio di aver ricevuto una
preparazione zoppa, orientata solo
verso un presunto solismo: non sanno
sedere in orchestra), non è detto che
un ottimo solista sia anche automaticamente
un ottimo orchestrale. Perdonate le ripetizioni: Ma il discorso esige chiarezza.
Ed esempi: Sabine Mayer, splendida
mozartiana, da anni in carriera, dai
fulgidi esordi (fu scandalo a Berlino, quando Karajan la scelse, in tempi di maschilismo
selvaggio), qui, al primo leggio
nella Sinfonia di Mahler, non ci ha fatto quel grande effetto. Dobbiamo dirla tutta?
Si sentiva poco. Faceva un gran
sorridere verso i compagni di fila,
ammiccando ai rispettivi "passi". Ma quando si trattava
di lei: olà, dove sei Sabine? Il nostro Fabrizio Meloni, della
Scala, tanto per fare nomi, tanto per
essere tacciati di provincialismo, se
la sarebbe sbranata in un boccone. E Renaud Capucon, bel ragazzo biondo,
très charmant! Uno che lancia l'arco così
plateale, verso il pubblico, mentre gli altri stan tutti in
riga, fa tenerezza. Alla seconda volta
diventa una barzelletta. A che serve poi la "spalla", se tutti
si dimenano così? E il direttore? In mezzo a quell'ondeggiare — la
nuova formazione si basa sullo zoccolo dei giovani della "Gustav Mahler", eccellenti, ma con la caratteristica di muoversi
molto — Abbado restituiva l'immagine
del più composto. E talora sembrava
anche sorridere.
Abbado è grande, grandissimo. La sua Seconda è un capolavoro.
Se non sbagliamo è stata anche il suo primo
amore, tra le Sinfonie dell'autore prediletto, quasi quarant'anni fa. E
ne halasciato varie testimonianze in disco.
Oggi il Maestro la consegna in
un'interpretazione che si ricorderà
per la specchiata limpidezza. Chiara come un ciclo stellato,
dove a dettaglio aggiungi dettaglio. E
ti sembra di vedere sempre più in là, nel profondo. Adamantino è il diségno
dei cinque movimenti: gli estremi,
polarizzati tra lugubri abissi e impalpabile dolcezza di campi
elisi, fanno da cornice a tre tempi di danza. Disegnati su ritmi
sgranati, atmosfere bucoliche, suoni
che evocano paesaggi naturali. Sono gli ultimi
valzer, gli ultimi Landler. Ancora un
omaggio a Schubert, alla Vienna perduta.
Ma niente lacrime, struggimenti,
languori. Le forme tondeggianti delle emozioni hanno preso la
misura composta del tratto liberty: il
"Naturklang", i petulanti
lalismi di un ottavino che cinguetta,
i corni alpestri profumati di boschi, vengono
ora incastonati in un fregio. Decorativo, perfetto. Come gli arabeschi di
Pahud, grandissimo, il primo flauto dei Berliner.
Ratio, controllo, misura del pensiero: il gesto di Abbado
più frequente è la mano che frena. Così che il finale "Auferstehen",
"tu risorgerai", verrà come
fruscio di ombre, sottovoce, chissà
da dove.
Non pareva nemmeno fosse il coro a intonarlo. Loro stavano là, gli spagnoli dell'Orfeon Donostiarra, seduti nella balconata un po' alta della nuova grande sala da concerti di Lucerna. E sopra ancora l'organista, che vertigini, come in una pala d'altare. Cantando meravigliosamente, soprattutto seguendo alla perfezione questa ricerca di Abbado di impalpabilità del suono, di imprendibilità della parola. L'alito sacro, già presagito nei corali soffusi degli ottoni, in un Dies irae ieratico, per nulla terrifico o romantico, proiettava il finale della Sinfonia in una dimensione metafisica, pacificatrice. Ben assecondata dal mezzosoprano Anna Larsson, anche molto bella, meno dal soprano Eteri Gvazava, pure molto bella ma impacciata tecnicamente, in fiati e vibrato.Grandi feste, quarto d'ora accademico di applausi, garofanini dall'alto, affettuosità tra gli orchestrali che si salutavano dopo l' ultimo dei quattro concerti. E naturalmente, come d'abitudine, trionfo per Abbado, chiamato da solo, a palcoscenico vuoto.
di Carla Moreni
Corriere
della Sera
15 Agosto 2003
Passioni travolgenti da Wagner
a Debussy
Colpisce
l'entusiasmo con cui il direttore trascina i suoi «professori» nella musica
La
Konzertsaal di Lucerna è sonora come poche altre in Europa e l'orchestra -
formidabile - supera decisamente le 90 unità. Cosicché il gesto più frequente
è quello del frenare, controllando ossessivamente le dinamiche. Eppure se vi è
una suggestione tra le molteplici di questo concerto, è la passione con cui
Abbado trascina i suoi professori, che siano affermati solisti, provengano
dall'Orchestra Mahler o da Berlino, Dresda, Lipsia, Monaco... La Suite dal
Mistero Il martirio di San Sebastiano di Debussy, pagina rara anche in ragione
di quanto è frainteso il testo dottissimo di D'Annunzio che la ispira, suona
inoltre quale rivelazione: un Debussy che dieci anni dopo non ha scordato le
rarefatte sospensioni e i «non detti» di Pelléas e li riempie di seduzioni
sonore luminose, il cui fascino e la cui abilità quasi sfiorano
l'insopportabile, ma senza mai varcare quella soglia (che ovviamente è una
soglia anche in termini strettamente esecutivi). Sensibili e stilisticamente
adeguate le voci di Rachel Harnisch e di Eteri Gvazava.
Quale
freschezza e quale potenza, poi, nell'«Addio di Wotan e Incantesimo del fuoco»
dalla Valchiria di Wagner. È la scena più struggente dell'atto più rapinoso
dell'opera più bella della Tetralogia . L'auspicio, ovviamente, complice anche
il matrimonio con Lucerna, ch'è città wagneriana per elezione, è che questo
Wagner si possa considerare quale inizio di un'immersione che culmini
nell’esecuzione integrale, non importa se scenica o oratoriale, del ciclo
dell' Anello del Nibelungo . Non sarebbe d'altronde persino naturale che lo
straordinario interprete dei wagneriani Bruckner, Mahler e Strauss chiudesse il
cerchio del tardoromanticismo tedesco, eseguendo l'origine stessa, l'epifania,
di quell'irripetibile stagione? Grazie anche alla robusta voce di Bryn Terfel,
questo «aperitivo» in riva al Lago di Lucerna, ha messo paradossalmente
tristezza: perché così breve? Perché solo quella pagina? Una tristezza piena
d'emozione: quella pagina è una deposizione, l'ultimo atto di uno sconfitto. Il
tema «del sonno» avvolge la sala nelle sue spire, mentre la bellezza di quello
«dell'addio», che scaturisce dai violoncelli, suona con una dolcezza luminosa
che fa sperare nel domani. Ecco, infine, le ondate magmatiche di La mer , che
Abbado rilegge in una chiave di profonda interiorizzazione, che sa comunicare
con l’immediatezza trascinante che gli è ormai tipica. Insomma, è un
concerto memorabile.
Enrico Girardi
Corriere
della Sera
14 Agosto 2003
Nasce l’Orchestra di Lucerna
Abbado: andremo in tournée
Ieri
il primo concerto, quindici minuti di applausi
DAL
NOSTRO INVIATO
LUCERNA - «E’ una grande gioia ritrovarsi tra vecchi amici che hanno voglia di far musica insieme. Affetti e complicità fanno sì che ciascuno voglia regalare agli altri il meglio di sé». Ringiovanito, raggiante, Claudio Abbado ha inaugurato ieri sera il 65° Festival di Lucerna e la sua nuova Orchestra, un progetto di lunga gestazione che qui finalmente ha avuto il suo primo, felicissimo, esito. Il maestro italiano è riuscito a raccogliere la «crema» dei solisti e strumentisti europei (in tutto, oltre 90): al nucleo portante della Mahler Chamber Orchestra, presente con 50 elementi capitanati dal primo violino Antonello Manacorda, si sono aggiunti musicisti provenienti dai Wiener e dai Berliner, dai Münchner Philharmoniker e dalla Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino. E in più una manciata di grandi solisti, da Sabine Meyer, il Quartetto Hagen, i violoncellisti Natalia Gutman e Georg Faust, il violista Wolfram Christ, il violinista Kolja Blaker.
«Siamo stati tutti di parola, abbiamo mantenuto la promessa di tornare a lavorare insieme», commenta soddisfatto Abbado.
IL
PROGRAMMA - Impegnativo il programma scelto per l’esordio: in omaggio a Wagner
(la sua casa di Lucerna è ora un museo) il finale della Walkiria , solista il
sanguigno e teatralissimo Brian Terfel, e un doppio omaggio a Debussy (prima
passione musicale di Abbado bambino): la suite de Le Martyre de Saint Sébastien
, versi di Gabriele d’Annunzio, soprani Eteri Gvazava e Rachel Harnisch, e La
Mer , che in chiusura di serata ha raddoppiato l’entusiasmo di un pubblico
internazionale: tutti in piedi, quasi 15 minuti di applausi. Nutrita la
rappresentanza italiana, che ha scelto come insolita meta di Ferragosto
l’elegante Auditorium progettato da Jean Nouvel. Tra gli ospiti, l’attore
Bruno Ganz, sovrintendenti e direttori artistici di teatri lirici.
Unico
inconveniente della serata, il discorso d’apertura del presidente del
festival, Jurge Reinshagen, disturbato da imbarazzanti interferenze radio
infiltratesi misteriosamente nel suo microfono. Il galà, seguito dalle
principali tv europee e in diretta radiofonica con 10 Paesi (per l’Italia
Radiotre) è il primo di 4 concerti che vedranno Abbado impegnato con i suoi
musicisti: il 17 nei Brandenburghesi di Bach, il 19 e il 20 con la Seconda di
Mahler. La nascita del nuovo organico segna un importante rilancio per il
Festival diretto da Michael Haefliger: negli ultimi dieci anni privo di una
compagine stabile, pur avendo iscritta nel suo Dna l’epoca d’oro in cui
Arturo Toscanini qui nel ’38 fondò una sua Orchestra, preferendo la libera
Svizzera al Festival di Salisburgo marchiato dall’occupazione nazista. Da
allora Lucerna ha ospitato grandi direttori, da Bruno Walter a Furtwangler a
Karajan. Adesso tocca ad Abbado.
I
PROGETTI - L’incontro di Abbado con Lucerna si ripeterà ogni estate. In
arrivo nuovi amici, l’anno prossimo Maurizio Pollini, e tante aperture sulla
musica antica e contemporanea, da Monteverdi a Nono. Mancherebbe solo l’opera
lirica, costituzionalmente non prevista dal Festival. «Ci sarà lo stesso -
assicura il direttore -. Nel 2004 eseguiremo il secondo atto di Tristano in
forma di concerto ma con qualche tocco di teatralizzazione come facevamo alla
Philharmonie di Berlino». Teatralizzazione da sempre cara ad Abbado, che anche
ieri sera durante il Martyre ha voluto illuminare scenograficamente le varie
sezioni del Coro e far apparire, incorniciati da cerchi di luce, sotto il
gigantesco organo, il soprano Harnisch e il corno inglese Emma Schied.
I DISCHI - «La Deutsche Grammophone pubblicherà dvd e cd di quanto eseguiremo al Festival. Ma non ci sarà solo Lucerna. In programma ci sono già alcune tournée. La prima dovrebbe essere a Londra», anticipa Abbado, che qui ha trovato la sua nuova casa musicale. Un percorso lungo mezzo secolo ricostruito criticamente in un libro a più mani, curato dal musicologo Ulrich Eckardt. Il volume, corredato da 60 fotografie, verrà presentato nell’edizione tedesca (Nicolai) il 21 agosto a Lucerna e quindi, il 9 ottobre a Ferrara, quando Abbado inaugurerà la stagione concertistica, nella versione italiana pubblicata dal Saggiatore col titolo Il silenzio dopo la musica . Un bilancio di una lunga carriera che coincide con i 70 anni del direttore. «Un bell’album di ricordi, di fortunate avventure», sorride Abbado sfogliandolo. Ma le pagine da scrivere sono ancora tante.
Giuseppina
Manin
Corriere
della Sera
21 Agosto 2003
Trionfale
esecuzione di Mahler
Abbado
esalta a Lucerna l’Orchestra di fuoriclasse arrivati da tutta Europa
LUCERNA
- Nuovo trionfo ieri sera per Abbado e per l’Orchestra del Festival di
Lucerna. Se possibile, ancora più eclatante di quello che ha accolto
l’esibizione di pochi giorni fa, quando sui leggii dei musicisti fuoriclasse
convenuti nella cittadina svizzera stavano opere di Wagner e Debussy.
D’altronde, se bene eseguita, ovvero in un unico grande respiro che evidenzi
la molteplicità dei materiali senza appannare il dovuto rilievo al valore
strategico degli elementi connettivi, la Sinfonia n.2 di Mahler, detta «Risurrezione»,
genera violente emozioni: trascina, esalta e commuove, rappresentando rabbia e
tenerezza, gioia e dolore, terra e cielo in rapido trascolorare d’affetti
l’un nell’altro.
Ma se
Abbado è il massimo interprete mahleriano vivente (e l’ha confermato con
un’esecuzione di sconvolgente bellezza, estremizzata oltre ogni dire, anc più
radicale ch in passato), non era altrettanto scontato che le voci Eteri Gvazava
e Anna Larsson, il coro Orfeón Donostiarra e l’orchestra si esibissero a tali
livelli d’eccellenza. Si sa, infatti, che 4 grandi solisti non formano
necessariamente un buon quartetto; a maggior ragione 120 musicisti, benché
affermati solisti o provenienti dalle migliori compagini europee, non
costituiscono di per sé una grande orchestra. Proprio in ciò consiste il
capolavoro di Abbado. Quando formava orchestre giovanili, dettava la disciplina
necessaria affinché un gruppo di strumentisti diventasse una fila, contando
sulla particolare disponibilità dei giovani a mettersi in discussione. Qui
invece asseconda il piacere di far musica insieme che anima i fuoriclasse
convenuti, che hanno aderito massicciamente al progetto della nuova orchestra
unicamente per il desiderio di far musica con il direttore che li ha coinvolti.
Per
quale motivo altrimenti un violoncello di prestigi ome Natalia Gutman - anto per
fare un nome - accetterebbe il sacrificio della fila? Ecco quel che si dice il
carisma.
A
Lucerna si percepisce anzitutto il piacere di suonare insieme, poiché Abbado
non mortifica tali individualità ma sa trasformare l’eccellente materiale a
sua disposizione in un solido organismo, compatto quanto è necessario per
realizzare coerentemente il disegno interpretativo stabilito. In altre parole,
si tratta di un’orchestra di 120 elementi animata da spirito cameristico. E
non a caso tra il debutto e l’epilogo stagionale di ieri sera (replica
stasera), il festival ha previsto una serata per orchestra da camera con
l’esecuzione dei sei Concerti Brandeburghesi di Bach, con una ventina di
formidabili esecutori che si alternavano nel ruolo di solista e di «ripieno»,
sempre sotto la direzione di Abbado: esecuzioni persin troppo perfette, orologi
svizzeri, al limite del demoniaco.
Enrico
Girardi
La
Repubblica
21 Agosto 2003
Ovazioni
e commozione all´ultimo concerto stagionale della formazione di Lucerna
Prove
aperte per Abbado
Insolita
iniziativa con la sua orchestra "All stars"
In
autunno il maestro sarà a Ferrara e riceverà a Potenza la laurea ad honorem
In
programma la Seconda di Mahler Nel 2004 anche Bruckner e Strauss
ANGELO
FOLETTO
LUCERNA
- Pubblico tutto in piedi, ovazioni a non finire, facce tirate d´emozione
perfino tra gli spettatori partecipi con concentrata e tangibile complicità all´esecuzione;
anche qualche occhio lucido di commozione. Sia tra i meravigliosi leggii sia tra
i fortunati e felici appassionati (moltissimi gli italiani) che non hanno voluto
perdere l´ultima esibizione stagionale della sbalorditiva Lucerne Festival
Orchestre. Ispirato e incalzato da Claudio Abbado il complesso ha regalato una
lettura della Sinfonia n. 2 «Resurrezione», di Mahler parsa al di sopra dei
possibili aggettivi ammirativi: fin dal tempestoso disegno melodico d´avvio che
le file di violoncelli e dei contrabbassi, guidate rispettivamente da Natalia
Gutman e Alois Posch, hanno reso marmoreo e apocalittico oltre ogni
immaginazione sonora. Hanno una bella voglia, gli incontentabili, a sostenere
che la LFO non è una «vera orchestra»: come a dire che Rolls Royce e Ferrari
non sono vere automobili. Certo, i pezzi di questa orchestra non sono comuni e
il rischio di una formazione di primedonne senz´anima c´era. Ma la qualità
delle scelte, umane oltre che professionali, fatte da Abbado e la sua
naturalezza carismatica nell´ottenere il clima di complicità musicale
necessaria nel clima di pochi giorni, hanno reso possibile la trasformazione del
drappello di «all stars» in un affiatato maxigruppo di cameristi eccellenti.
Ottimo
auspicio per il futuro della Lucerne Festival Orchestre, che nel 2004 Abbado
collauderà in altri tre programmi: Strauss-Mahler (Vier Letzte Lieder e
Sinfonia n.5), Bruckner e il secondo atto di Tristan und Isolde di Wagner,
autore ineludibile fin da quando l´orchestra nacque nel 1938 e Toscanini la
diresse per la prima volta sotto le finestre di Villa Wagner a Triebschen, sulle
rive di questo lago. Inalterata sarà anche la formula a corollario: una serie
di programmi solistici con gli stessi protagonisti e ospitalità illustri (già
annunciato Maurizio Pollini; quest´anno hanno suonato Radu Lupu e Bruno Canino)
e il coinvolgimento quotidiano del pubblico. Il ciclo musicale disegnato da
Abbado è stato per sua precisa volontà proposto infatti anche a prove aperte
al pubblico: tutte, senza bisogno di inviti o trafile burocratiche.
I pregi e le caratteristiche uniche del complesso ricreato da Abbado, al termine di cinque giorni di programmazione eccezionale di tipo cameristico, autocelebrata domenica nell´esecuzione dei Concerti Brandeburghesi di Bach, sono confluite nel migliore dei modi nell´immenso tracciato della Sinfonia di Mahler che ha concluso il programma 2003. Per qualità di scrittura e maturità dell´interpretazione, la partitura è suonata perfetta e irripetibile: un evento esecutivo che sfuggiva alle definizioni e alle rubriche emozionali consuete. Nelle mani di Abbado, che sarà in Italia in autunno per un concerto a Ferrara con la Mahler Chamber Orchestra e per ricevere (il 13 ottobre, a Potenza) la laurea honoris causa dell´Università della Basilicata, i toni cangianti, il tracciato emotivo e musicale non omogeneo, il virtuosismo individuale e gli slanci collettivi della Sinfonia in do minore sono usciti con uno slancio e un´identità esecutiva da brivido. Con punte di toccante suadenza nei movimenti centrali con impressionante violenza controllata in quegli estremi e magistrale combinazione con le voci morbide e autorevoli del coro spagnolo Orfèon Donostiarra di José Antonio Sáinz Alfaro e quelle insinuanti del soprano Eteri Gvazava e del mezzosoprano Anna Larsson.
Il
Messaggero
15 Agosto 2003
Il
debutto dell’Orchestra del Festival svizzero. Nel segno dei grandi solisti
Con
Super Abbado, Lucerna sfida Salisburgo
di ALFREDO GASPONI
Lucerna
Diceva
il famoso direttore Hans von Bulow che «non esistono buone o cattive orchestre,
ma solo buoni o cattivi direttori». Sarà anche vero, ma sta di fatto che i
grandi maestri preferiscono le orchestre migliori e alcuni, addirittura, se le
organizzano a loro immagine e somiglianza. Quest'ultimo è il caso di Claudio
Abbado: la sua creazione più recente è l'Orchestra del Festival di Lucerna,
che si è inaugurato ieri nella moderna sala del Centro di Cultura e Congressi
sul lago dei Quattro Cantoni proprio con il debutto di questo "dream
team" della musica, voluto da Abbado stesso e dal sovrintendente Michael
Haefliger.
La
manifestazione svizzera non è famosa presso i musicofili italiani quanto
festival stranieri come Salisburgo o Bayreuth. E la ragione, probabilmente, è
che non propone opere liriche e quindi non ha il richiamo dei cantanti e registi
di grido. Ma a livello di concerti non teme confronti. Ha i Berliner e i Wiener,
il Concertgebouw, la Chicago Symphony, la Israel Philharmonic; direttori e
solisti come Boulez, Rattle, Chailly, Mehta, la Argerich, la Bartoli. La
straordinaria qualità spiega il massiccio intervento dei privati, che insieme
ai biglietti permettono al Festival di pagarsi da sé: le sovvenzioni pubbliche
non raggiungono nemmeno il 3 per cento in un bilancio di 15 milioni di euro.
E
adesso c'è la novità della super orchestra di Abbado. Per verità si tratta di
una rinascita. Fu nel 1938 che Arturo Toscanini diresse un gruppo scelto di
musicisti in un concerto davanti a Villa Tribschen, che fu la casa di Richard
Wagner. E così dagli anni '40 fino al 1993 il Festival potè disporre di una
sua orchestra fissa, diretta da maestri del calibro di Furtwaengler e Karajan.
Abbado
ha ripreso il filo di Toscanini e ha creato un ensemble unico, che come l'araba
fenice nasce, muore e rinasce esclusivamente in occasione della rassegna estiva.
Un complesso da favola, formato da grandi solisti e da componenti delle più
prestigiose europee e di famosi complessi da camera. Qualche nome. Tra i
violini: Kolja Blacher e Renaud Capucon, Antonello Manacorda della Mahler
Chamber Orchestra, Domenico Pierini del Maggio Musicale Fiorentino, Hans Joachim
Westphal dei Berliner. Wolfram Christ e Silvia Hagen (del Quartetto Hagen) tra
le viole. Georg Faust dei Berliner e Natalia Gutman capeggiano la fila dei
violoncelli. Il primo contrabbasso (ma qui sono tutti "primi") è
Alois Posch dei Wiener. Sabine Meyer spicca tra i clarinetti e Emanuel Pahud tra
i flauti.
Naturalmente
non è detto che mettere insieme dei fuoriclasse basti a fare un'orchestra.
Bisogna armonizzare tante individualità grandi ma diverse. E' quanto ha fatto
Abbado ottenendo dalle varie sezioni una qualità di suono bellissima,
fortemente espressiva e omogenea. Vedi, nell' Addio di Wotan e incantesimo del
fuoco dalla Walkiria di Wagner, con il bravo Bryn Terfel solista, il minaccioso
"tema del patto" intonato dai tromboni. Ma ogni leitmotiv acquistava
un'evidenza folgorante.
Alla
base di tutto c'è l'amore di Abbado per il gioco di squadra, il gusto di
radunare attorno a sé musicisti intelligenti e aperti, capaci di seguirlo in
progetti arditi e nel rifiuto della routine. Non per niente nel programma di
ieri c'era la suite dal Martirio di San Sebastiano di Debussy (su versi di
Gabriele d'Annunzio), con lo Schweizer Kammerchor e Rachel Harnisch e Eteri
Gvazava eleganti soliste: partitura tanto rara quanto raffinata, dai timbri
pallidi e dorati insieme. L'esecuzione è stata un susseguirsi di magie, negli
impasti e negli interventi solistici, come quello del corno inglese Emma Schied.
Infine, sempre di Debussy, gli incanti di La mer , dove la fila dei violoncelli
sembrava letteralmente un solo strumento. Il crescendo di tensione ottenuto da
Abbado nel finale faceva esplodere il pubblico, che scattava in piedi bloccando
il maestro sul podio con lunghe acclamazioni.
Epilogo trionfale per una serata iniziata in maniera un po' comica, con il discorso del presidente del Festival disturbato da interferenze radiofoniche nel microfono: un piccolo smacco per la proverbiale precisione svizzera, ma a farlo subito dimenticare provvedeva l'emozione suscitata da quell'ensemble di generali. Il primo ciclo della Lucerne Festival Orchestra si concluderà il 20 agosto con la Sinfonia n. 2 di Mahler diretta da Abbado. Ma anche dopo, la sfilata di star continuerà: fino al 20 settembre, facendo nuovamente di Lucerna uno dei cuori pulsanti della mitteleuropa musicale.