
LUCERNA
17 20 Agosto 2004
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LUCERNE FESTIVAL ORCHESTRA CLAUDIO ABBADO Conductor MAURIZIO POLLINI Piano
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Ludwig van Beethoven Piano Concerto No. 4 in G Major Op. 58
Gustav Mahler Symphony No. 5 (1901–03) |
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Abbado e
Pollini insieme Il trionfo di un' amicizia Una serata memorabile a Lucerna con Beethoven «Grande sintonia anche se la vita ci tiene lontani» Il pianista: «Tengo qui un master con sei giovani talenti per aiutare la musica contemporanea» Il direttore: «Questo festival dedicato al tema della Libertà, parola-chiave spesso abusata»
Manin Giuseppina
DAL NOSTRO INVIATO LUCERNA - La promessa di Claudio Abbado, «Lucerna come
luogo per far musica tra amici», ha ora una conferma in più. L' anno scorso
qui è stata festa per la nascita di una nuova super-orchestra creata dal
direttore raccogliendo attorno alla «sua» Mahler Chamber alcuni strumentisti
prediletti dei Berliner, dei Wiener, dei Munchner Philharmoniker. Più una
manciata di strabilianti prime parti, da Sabine Meyer a Natalia Gutman, da
Wolfram Christ a Georg Faust a Kolja Blaker al Quartetto Hagen e - novità
2004 - alcuni elementi del Quartetto Berg. Quest' anno, solista d'
eccezione, è arrivato Maurizio Pollini, da oltre mezzo secolo grande amico
di Abbado. Un sodalizio inscalfibile, nell' ambiente una rarità. «A unirci
non è solo la musica - spiega il maestro -. Con Maurizio i legami sono
tanti: un grandissimo rispetto reciproco, stessa concezione della cultura,
stesso senso morale. E il gusto della ricerca, l' inquietudine di chi non si
accontenta mai». Prova ne è il Quarto Concerto per pianoforte di Beethoven
che ieri sera ha visto i due protagonisti di una serata destinata a entrare
tra le gemme del Festival. Caposaldo della letteratura pianistica, il Quarto
è stato frequentato mille volte da Pollini e Abbado insieme. Ma ieri, per
strane alchimie affettivo-musicali da loro innescate, è riuscito a lasciare
senza fiato il pubblico arrivato qui da tutto il mondo. «La sintonia tra noi
è tale che durante le prove abbiamo avuto le stesse intuizioni senza neanche
bisogno di spiegarci», racconta Abbado. Eppure vita e impegni tengono spesso
lontani i due amici. «Quando c' è questo tipo di intesa poco conta -
ribadisce. Per me è così con Maurizio, è stato così con Tarkovski, con
Crepax, con Serkin. Ci vedevamo ogni tanto, ma era sempre come se ci fossimo
lasciati il giorno prima». Ieri la gioia dell' incontro è stata coronata
dall' accoglienza trionfale della sala. Applausi inarrestabili anche al
termine della seconda parte, per l' esecuzione di straordinaria trasparenza
e intensità della Quinta di Mahler, che ha confermato le eccelse qualità
della nuova Orchestra, facendo tributare al maestro una standing ovation.
Star del Festival 2004, Pollini sarà di scena altre due volte, il 13
settembre con Chopin e Debussy, il 17 diretto da Boulez, con Schoenberg e
Harrison Birtwistle, il compositore britannico contemporaneo cui il Festival
rende omaggio. Dal 21 al 28 agosto, il pianista terrà una master class per
sei giovani talenti internazionali (due italiani, Mario Francini e Alberto
Nosè) sul repertorio del XX e XXI secolo, dalla Scuola di Vienna a Boulez e
Stockhausen. «Ho accettato perché la musica contemporanea è poco eseguita e
sostenuta - spiega Pollini -. La relativa mancanza di entusiasmo del
pubblico e ancor più delle istituzioni culturali fa sì che continui a essere
trascurata. All' epoca di Beethoven, le sue composizioni erano regolarmente
eseguite. Oggi invece, per la prima volta nella storia, non si ascolta più
la musica del momento ma quella di 200 anni prima». Il fatto è, spiega, che
«nell' ultimo secolo il linguaggio musicale ha avuto un' evoluzione così
rapida da spiazzare le abitudini del gusto. Se non vogliamo che resti un
patrimonio per pochi, bisogna creare nuove occasioni d' approccio». Ad
affiancare il lavoro di Pollini lo stesso Boulez, direttore artistico della
nuova Accademia del Festival, nata per avvicinare al repertorio
contemporaneo i giovani musicisti. A far da cornice a tante iniziative
rivolte al futuro, il Festival 2004 ha scelto come tema una parola urgente e
difficile come «Libertà». «Parola purtroppo abusata - commenta amaro Abbado
-. Nel suo nome si compiono delitti e misfatti, la si usa quando fa comodo
per far prevalere le ragioni del più forte. Così è stato in Terra Santa
durante le Crociate, così per gli Inca e i Maya. E oggi, sempre nel suo
nome, avviene la stessa cosa in Iraq. Dove una civiltà "superiore" va a
"liberare" qualcuno che non lo chiede, e lo fa con assoluta prepotenza e
ignoranza delle ragioni e della cultura dell' altro». Ma la musica può farsi
davvero portatrice di libertà e di pace? «Ne sono convinto. L' esempio di
Barenboim che va a dirigere in Israele un' orchestra composta da palestinesi
e israeliani dimostra che la musica può varcare confini apparentemente
inaccessibili e aprire strade inattese». Giuseppina Manin Un sodalizio che
dura da 50 anni Qui accanto, il pianista Maurizio Pollini; a destra, il
direttore Claudio Abbado
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