TEATRO ALIGHIERI

 

LE NOZZE DI FIGARO
opera buffa in quattro atti
libretto di Lorenzo da Ponte
da Le Mariage de Figaro di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais
musica di Wolfgang Amadeus Mozart
direttore Riccardo Muti
regia di Giorgio Strehler
ripresa da Michael Heltau
maestro del coro Ernst Dunshirn
scene di Ezio Frigerio
costumi di Franca Squarciapino
Il Conte di Almaviva Simon Keenlyside; La Contessa di Almaviva Melanie Diener
Susanna Tatiana Lisnic; Figaro Carlos Alvarez; Cherubino Angelika Kirchschlager
Marcellina Francesca Pedaci, Bartolo Maurizio Muraro,
Basilio Michael Roideer, Don Curzio Peter Jelosits Antonio Matteo Peirone, Barbarina Ileana Tonca
Wiener Philharmoniker
Wiener Staatsopernchor

allestimento del Teatro alla Scala di Milano


Venerdì 5 Luglio 2002 ore 20.30

Dopo le trionfali esecuzioni di Così fan tutte e di Don Giovanni presentate a Ravenna Festival 1996 e 1999, Riccardo Muti e i Wiener Philharmoniker concludono la trilogia di opere di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte con tre attesissime recite de Le Nozze di Figaro al Teatro Alighieri di Ravenna, venerdì 5 luglio, domenica 7 luglio e martedì 9 luglio alle 20,30. Ispirata all’ardito Marriage de Figaro di Pierre Augustin Caron de Beumarchais, seconda delle tre commedie del drammaturgo francese incentrate sul personaggio di Figaro, Le nozze di Figaro inaugurano la collaborazione di Mozart con Da Ponte, imponendo prepotentemente la musica del salisburghese nel panorama musicale viennese.

L’allestimento è quello ormai leggendario con la sublime regia di Giorgio Strehler, le splendide scene di Ezio Frigerio e i raffinatissimi costumi di Franca Squarciapino, che, dopo le recite di Versailles, debuttò nel 1981 al Teatro alla Scala di Milano, consacrando la fama di sommo interprete mozartiano di Riccardo Muti, che nei vent’anni seguenti ha riproposto più volte Le nozze di Figaro nella sala del Piermarini sempre con questo allestimento. L’opera di Mozart è presentata a Ravenna grazie al prezioso contributo di ENI, sostenitore del Festival sin dalla prima edizione, il cui impegno per la musica si è sempre contraddistinto a Ravenna con l’abbinamento alle più importanti produzioni operistiche.

Le recite ravennati costituiranno l’ultima occasione per rivedere uno spettacolo che appare oggi come uno dei vertici poetici dell’esperienza di Strehler regista lirico e in generale una delle più alte realizzazioni in questo campo che il nostro tempo abbia conosciuto. Come già recentemente al Theater an der Wien e alla Scala, la cura della ripresa è affidata, con rigoroso rispetto delle indicazioni originarie, ad un grandissimo attore come Michael Heltau, che con il grande Maestro scomparso nel 1999 collaborò intensamente sulle scene austriache e francesi.

Per questo eccezionale evento sotto la guida di Muti sono stati riuniti alcuni dei più celebrati specialisti mozartiani attivi in campo internazionale, dal baritono inglese Simon Keenlyside (Conte Almaviva) al soprano tedesco Melanie Diener (Contessa), dal mezzosoprano austriaco Angelika Kirchschlager (Cherubino), già apprezzata a Ravenna come Dorabella e Zerlina, al baritono spagnolo Carlos Alvarez (Figaro) il protagonista tre anni fa di Don Giovanni. Meno nota al grande pubblico è la Susanna del giovane soprano rumeno Tatiana Lisnic, che in pochi anni è divenuta un elemento di punta della Staatsoper viennese. Accanto ai protagonisti principali spiccano cantanti di grande rilievo come il soprano Francesca Pedaci (Marcellina), il giovane basso Maurizio Muraro (Bartolo), il tenore Michael Roider (Basilio), a cui si aggiungono Matteo Peirone (Antonio), Peter Jelosits, Ileana Tonca (Barbarina). Anche in quest’occasione i Wiener Philharmoniker, un’orchestra che come nessun’altra al mondo vanta un’innata affinità con la musica mozartiana, hanno accettato di presentarsi eccezionalmente in uno spettacolo lirico fuori dalle loro sedi ufficiali, Vienna e Salisburgo, a testimonianza dello strettissimo legame che li unisce al Festival di Ravenna ed a Riccardo Muti; ad essi si unirà il Coro della Staatsoper di Vienna sotto la guida del direttore stabile Ernst Dunshirn.

L’ottocentesco Teatro Alighieri, che nello scorso maggio ha celebrato il suo 150 anniversario, anche quest’anno sarà riccamente addobbato con gli splendidi fiori offerti dal Comune di Terlizzi (Bari).

 

 

Riccardo Muti 'celebra' le nozze di Figaro firmate da Strehler vent'anni fa per la Scala

Giulia Vannoni

RAVENNA - A più di vent'anni di distanza, "Le nozze di Figaro" concepite da Giorgio Strehler per la Scala si confermano ancora un ideale punto di riferi­mento tra gli spettacoli mozartiani. È vero che nel frattempo si sono resi necessari alcuni adattamenti, soprattutto in relazione alle esigenze di un piccolo spazio come il Teatro Alighieri di Ravenna, dove l'opera è andata in scena ripresa dal tedesco Michael Heltau, tuttavia il significato innovativo della lettura di Strehler si è mantenuto. Il grande regista era riuscito infatti a coniugare, in una perfetta simbiosi, la psicologia dei personaggi alle implicazioni sociali che Da Ponte aveva trasferito nel suo libretto dall'omonima commedia di Beaumarchais, un testo rivoluzionario per quell'epoca. E la cornice scenica di Ezio Frigerio, di grande rigore ed eleganza, insieme ai costumi di Franca Squarciapino, ne avevano ulteriormente potenziato il fascino.Dominatore dell'appuntamento più atteso dell'edizione 2002 del Ravenna Festival, Riccardo Muti che, dal lontano 1981, ha sempre dimostrato quanto gli sia congeniale quest'opera. Assecondato dagli impareggiabili Wiener Philharmoniker, uno strumento di meravigliosa duttilità, il direttore ha concepito un Mozart di grande respiro, proiettato nel futuro, immune da quelle leziose carinerie, oggi così di moda, che ne ridimensionano la grandezza. Con l'orchestra Muti ha stabilito un'intesa perfetta, culminata in uno straordinario quarto atto, mentre nel cast ha trovato l'interlocutore ideale in Carlos Alvarez - oltre tutto dotato di timbro bellissimo - che ha costruito il personaggio di Figaro basandolo, più che sulla giovanile baldanza, su una vena di pensosa malinconia, emersa compiutamente nello straordinario finale, Aprite un po' quegli occhi. Il suo antagonista maschile, Simon Keenlyside, era un Conte il cui rango si rifletteva nella nobiltà del canto. Sul versante femminile, Tatiana Lisnic ha disegnato Susanna come una graziosa soubrette mozartia­na e Angelika Kirchschlager un correttissimo Cheru­bino, mentre Melane Diener, nel ruolo della Contessa, dopo qualche difficoltà iniziale, ha trovato la giusta dimensione. Tra i protagonisti minori, meritano una segnalazione il mezzosoprano Francesca Pedaci che ha cantato la difficile aria del quarto atto di Marcellina, di solito omessa, con impeccabile precisione e il basso Maurizio Muraro, un solidissimo Bartolo.