Marietta Kratz

Pauline Sachse

Matthias Weber

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Borgo Scopeto

(Siena)

28 Aprile 2006

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Wolfgang Amadeus Mozart

(1756 - 1791)

Trio per pianoforte, violino e viola

in mi bemolle maggiore KV498

'Kegelstatt-Trio'

Andante

Menuetto

Rondeaux. Allegretto

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César Franck

(1822-1890)

 

Sonata per violino e pianoforte in la maggiore

 

L’esecuzione è parte integrante delle celebrazioni

organizzate in occasione del cinquantesimo compleanno

 di Roberto

 

Allegretto ben moderato

 

Allegro - Quasi lento - Tempo I Allegro

 

Recitativo - Fantasia (Ben moderato - Largamente - Molto vivace)

 

Allegretto poco mosso

 

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FOTO

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Il Trio in mi bemolle maggiore per pianoforte, clarinetto e viola K498 venne incluso da Mozart nel suo catalogo personale il 5 agosto 1786. Il soprannome ‘Trio dei birilli’ (Kegelstatt Trio) è dovuto ad una testimonianza secondo la quale il brano sarebbe stato composto durante una partita a birilli; è certo comunque che il Trio abbia visto la luce per un’esecuzione privata in casa della famiglia Jacquin; ne sarebbero stati esecutori la giovane Franziska (allieva di Mozart) al pianoforte, il virtuoso Anton Stadler al clarinetto e lo stesso autore alla viola. Ci troviamo di fronte, dunque,  a un brano destinato alla pratica della Hausmusik, la musica eseguita per diletto all’interno delle mura domestiche, circostanza che avvicina il Trio K498 a un particolare gruppo di opere degli stessi anni, i trii per pianoforte, violino e violoncello, caratterizzati da un contenuto brillante e disimpegnato, da un ruolo protagonistico del pianoforte, e da una partecipazione più dimessa da parte degli altri due strumenti (soprattutto il violoncello spesso confinato nel semplice raddoppio della linea del basso pianistico). Come detto Mozart scrisse originariamente il Trio come ‘Terzetto per pianoforte, clarinetto e viola’, ma la versione con il violino al posto del clarinetto si conforma alla prassi consueta dell’epoca e fu già prevista nella prima edizione a stampa di questa composizione nel 1788. Il Trio è caratterizzato dall’originaria destinazione strumentale, il clarinetto e la viola, strumenti amatissimi da Mozart per il loro timbro opaco, attribuiscono infatti alla composizione una connotazione espressiva contemplativa e malinconica, e rivestono inoltre ruoli assai più peculiari di quanto non facciano violino e violoncello negli altri trii con pianoforte. Qui la grande abbondanza melodica del discorso musicale; la presenza della viola che, d’altra parte, non si limita certo ad un ruolo di accompagnamento, ma ne assume uno autenticamente solistico, caratterizzano il brano. Eccentrica è anche la successione dei movimenti, che vede in prima posizione un andante dal carattere di serenata (formalmente simile a un rondò), in centro un Minuetto, impreziosito dai giochi di imitazione cromatici del Trio, e infine un ‘Rondeaux’, che chiude, con le sue eloquenti melodie e con un episodio in minore, questo unicum del catalogo mozartiano. Musica da camera significa qui soprattutto approfondimento interiore: Mozart rinuncia a quegli effetti brillanti che potessero far presa sul grosso pubblico, e si affida completamente all’affettuosa dedizione di esecutori e ascoltatori. (Durata 21 minuti circa).

Franck negli ultimi anni di vita rivolse particolare attenzione al repertorio per   pianoforte e archi, fra il 1878 e il 1889 infatti vedranno la luce il Quintetto in fa minore, la Sonata per violino (composta nell’estate del 1886) e il Quartetto in re maggiore per archi. Dopo i clamorosi successi delle esecuzioni affidate ai fratelle Ysayë (la Sonata è dedicata al celebre violinista Eugène Ysayë) questa pagina ha conosciuto una sorte alterna. Pur essendo legata ai gusti di un’epoca musicale ben circoscritta, la Sonata di Franck presenta tutti i requisiti del capolavoro. Straordinaria è infatti la maestria con cui il compositore riesce a controllare e insieme a esaltare l’irruenza improvvisativa della frase violinistica e la complessità delle concatenazioni armoniche con il rigore della forma. Il modello formale cui Franck fa riferimento è quello della sonata ciclica, formula compositiva che consente di elaborare il tema principale nel corso dell’intero lavoro, ricreandolo in contesti espressivi differenti. Il motivo tematico viene esposto già nelle prime misure dell’Allegretto ben moderato, pagina che nella sua essenzialità assume un carattere introduttivo. Al contrario in rigorosa forma sonata è il drammatico Allegro che segue. Il disegno melodico dell’introduzione, affidato prima al pianoforte poi al violino subisce un geniale trattamento di riduzione ritmica della figurazione per poi moltiplicarsi in nuovi episodi tematici intermedi e generare una seconda idea che appare solo espressivamente lontanissima dalla prima. L’Allegro si chiude con la riproposta sotto forma di coda dell’irruente tema iniziale. Recitativo-fantasia è il sottotitolo del terzo movimento. Qui la libera invenzione strumentale è imbrigliata entro una serie di episodi che si susseguono senza soluzione di continuità. In questo modo i due strumenti sono in grado di spaziare dal lirismo più sommesso alla drammaticità più concitata. A questo movimento Franck torna a contrapporre il rigore di un canone a due parti. La forma rondò che caratterizza il gioioso tempo finale consente a Franck di inserire episodi derivati dai movimenti precedenti, sorta di flashback tematici di forte suggestione. L’altissima qualità di questa musica colloca la Sonata in la maggiore di Franck ai vertici del repertorio per il duo violino e pianoforte di tutti i tempi. (Durata 28 minuti circa).

 

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Marietta Kratz (violino) studi con H. Krebbers ad Amsterdam e con Thomas Brandis a Berlino. Marietta Kratz è sostituto maestro concertista della Orchestra sinfonica NDR di Amburgo. Fondatrice dello Ensemble Incanto. Esecuzioni come solista ed in gruppi di musica da camera in Germania, Francia, Stati Uniti ed Inghilterra. Nel 1998 solista durante la tournee giapponese dei Bachsolisten tedeschi.

 

Pauline Sachse (viola) nata ad Amburgo è attualmente allieva di Tabea Zimmermann, ha partecipato tra l’altro a masterclasses con Gidon Kremer, Wolfram Christ e Jurgen Küssmaul. Ha vinto nel ‘98 la ‘Jugend Musiziert competition‘ and ricevuto lo “Hans-Sikorski-Gedächtnispreis”. Ha suonato nella Mahler Chamber Orchestra sotto la direzione di Claudio Abbado come nella RSO-Frankfurt e nei Berliner Philharmoniker.  

 

Matthias Weber (pianoforte) nato a Göttingen iniziò lo studio del pianoforte a 5 anni, ha proseguito gli studi con Hansen, Holfeld e Seibel. Ha partecipato alle Master Classes di Kempff a Postano. Ha vinto molte competizioni pianistiche tra le quali l’International Competition of ARD Munich, il Brother Busch Prize, il primo premio alla Rome International Competition ed altre. Ha partecipato a vari festival tra i quali l’Interforum in Ungheria e lo Schleswig Holstein. Collabora stabilmente con Eschenbach, van Keulen, Poppen e diversi gruppi di musica da camera della Filarmonica di Berlino.