OTELLO

17 Giugno 2003

 

musiche di Giuseppe Verdi
direttore Zubin Mehta
regia Lev Dodin
personaggi e interpreti Otello - Vladimir Galouzine / Stephen Gould [19/6, 1/7] /
José Cura [25/6]
Jago - Carlo Guelfi / Valeri Alexeev [19, 25/6, 1/7]
Cassio - Raymond Very / Francesco Piccoli [19, 25/6, 1/7]
Roderigo - Enrico Facini
Lodovico - Giovan Battista Parodi
Montano - Giuseppe Altomare
Un araldo - Silvestro Sammaritano
Desdemona - Barbara Frittoli / Chiara Taigi [19, 26/6, 1/7]
Emilia - Gabriella Sborgi / Cristina Piperno [1/7]
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
scene e costumi Scene e costumi - David Borovsky
Coreografia - Jury Vasilkov
Movimenti mimici - Jury Khamotiansky
luci Jean Kalman
produzione Nuovo allestimento in coproduzione con Grand Théâtre de Genève e Liceu di Barcellona

 

 

Debutta al Maggio Musicale Fiorentino “OTELLO”, la tragedia shakespeariana diventata opera lirica grazie alla ritrovata vena creativa di Giuseppe Verdi nella sua estrema stagione di vita artistica e terrena: va infatti in scena martedì 17 giugno al Teatro Comunale l’attesissima nuova produzione, firmata dal regista russo LEV DODIN, alla sua quarta prova fiorentina dopo spettacoli forti e memorabili come Elektra, Lady Macbeth di Sostakovic e La Dama di picche.
Promette grandi emozioni il versante musicale. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio torna infatti il suo Direttore Principale ZUBIN MEHTA con un cast di autentiche star: nei ruoli principali, alla prima compagnia – VLADIMIR GALOUZINE, protagonista, BARBARA FRITTOLI Desdemona e CARLO GUELFI, Jago – si alternano altri due tenori nel ruolo del titolo, JOSE’ CURA ( solo per la replica del 25 giugno) e STEPHEN GOULD, mentre Chiara Taigi e Valeri Alexeev di alternano a Frittoli e Guelfi; l’ultima recita, del 1° luglio, vedrà subentrare a Mehta la giovane bacchetta di PIERGIORGIO MORANDI, già primo oboe del Teatro alla Scala e promettente direttore dalla carriera internazionale

Il nuovo allestimento, curato dall’abituale collaboratore di Dodin per le scene e i costumi, DAVID BOROVSKI, e per le luci da JEAN KALMAN, è giocato tutto sui contrasti del bianco e nero, come voluto dal regista che legge la vicenda, rifacendosi più all’originale di Shakespeare che al libretto di Boito, riferendola al sempre presente pregiudizio razziale, scatenatore di pulsioni al contempo arcaiche e complesse: al centro della scena, quasi un primo piano cinematografico, si svolgerà il dramma intorno ad un letto di volta in volta trono e talamo, mentre il coro, in “campo lungo”, non agisce ma – come un coro greco – commenta gli avvenimenti, per uno spettacolo minimalista e di grande scavo psicologico in cui il co-protagonista Jago non appare come esplicito malvagio ma piuttosto come deviante nei sentimenti e nella congiura, di cui il Moro non ha motivo di sospettare.

L’importanza dell’appuntamento operistico è testimoniata dalla presenza, oltre che della critica internazionale, delle emittenti radiotelevisive: la “prima” di martedì 17 sarà trasmessa in diretta da RAI RadioTre e dalla Radio greca GRERT, sei emittenti europee (due di Bruxelles, Losanna, Helsinky, Oslo) e le radio di Washington, Toronto, Tokyo e Belgrado la riprenderanno in differita, mentre le telecamere di Bel Air Media registrano integralmente questo “Otello” per trasmetterlo già il 25 giugno sul canale francese Arte.

Corriere della sera

 

Sul palco un' ottima Desdemona
IN PLATEA
Girardi Enrico

 

FIRENZE - Il regista Lev Dodin realizza con bravura uno spettacolo sbagliato. Belle le scene e i costumi di David Borovsky, bellissime le luci; la gestualità degli interpreti, ridotta all' essenziale, conferisce inoltre all' azione valenze rituali, del tutto coerenti con il minimalismo dell' impianto scenico. D' altra parte, tale staticità suggerisce l' idea che i personaggi subiscano solo la tragedia, senza esserne allo stesso tempo involontari artefici, e ciò non si può proprio condividere. Si rende altresì evidente come il regista intenda sottrarre all' opera l' apporto drammaturgico di Verdi/Boito - così genialmente diverso da Shakespeare - allo scopo di annetterle un' aura di classicità. Tale differenza si coglie soprattutto nel modo in cui viene tratteggiato il personaggio di Desdemona e non stupisce che l' interprete di turno, pur ligia alle indicazioni ricevute, se ne dissoci. La scelta di togliere il coro dall' azione e di trasformarlo in commentatore di essa, come nella Tragedia greca, appare in ogni caso tanto eloquente quanto detestabile. Un' eccellente Desdemona si conferma Barbara Frittoli, perché è capace di differenziare gli elementi drammatici e lirici della sua parte, grazie a un legato e un' espressività da interprete di rango. Carlo Guelfi ha sempre il piccolo difetto di "mordere" un po' le linee melodiche, cosicché il suo Jago sembra più iracondo che perfido, in tal senso molto diverso dalla tradizione. Però ha sostanza vocale, ha spessore e scandisce assai bene le parole, che è ciò che manca del tutto all' Otello di Vladimir Galouzine, peraltro discreto tecnicamente. Un gran lavoro realizza infine Zubin Mehta: da un direttore di temperamento come lui ci si aspetta soprattutto fuoco, eroismo, pathos. Ma qui c' è molto di più: c' è tenerezza, incanto, mistero, grazie soprattutto a un' oculata scelta dei tempi e dei colori. Una ricerca talmente puntuale che quasi spiace che non si lasci mai andare. Infatti non si rintraccia nemmeno un po' di sana retorica alla fine della scena del bacio, là dove altri direttori sono soliti sbracciarsi nel pieno dell' eccitazione. Enrico Girardi

 
Applausi e fischi per Otello La Frittoli critica il regista
Il soprano: troppa rigidità, non capisco Dodin
Nuovo allestimento dell' opera al «Maggio» fiorentino
Dubini Laura

 

DAL NOSTRO INVIATO FIRENZE - Le luci inondano il palcoscenico dove si staglia in tutta la sua immane tragedia il letto di morte di Desdemona, ai suoi piedi Otello riverso, colpito dalla sua stessa mano. Dalla buca dell' orchestra del Maggio Fiorentino, Zubin Mehta fa salire le ultime struggenti e disperate note del capolavoro di Verdi. Emozione in sala, mentre il sipario cala su Otello, in scena ieri sera al «Maggio», accolto da applausi ma anche da forti dissensi. Ovazioni per Mehta, Barbara Frittoli-Desdemona e Carlo Guelfi-Jago, ma fischi e buu per Vladimir Galouzine-Otello e per i responsabili del nuovo allestimento, il regista russo Lev Dodin, lo scenografo e costumista David Borovski e il maestro delle luci Jean Kalman. Otello torna a Firenze, dopo 23 anni dall' ultimo spettacolo, allora sul podio Riccardo Muti. E torna con una mesa in scena che segna il debutto di Dodin nell' opera italiana. Il celebre regista incastona il dramma del Moro di Venezia in una scena unica, minimalista e rigorosamente bianca e nera, con fondale mobile e quinte di legno e dominati da segni grafici afro-etnici. Unici elementi, un letto, un braciere e un paravento. «Il letto appare sin dal secondo atto, simbolo dell' amore, ma anche luogo intorno al quale nasce e si consuma tutto l' intrigo - spiega Dodin - Otello è una tragedia piena di contrasti e di pregiudizi sociali e razziali, come l' emarginazione e la fragilità di avere, come accade a Otello, il colore della pelle diversa, in contrasto con il bianco Jago. Il coro non interagisce ma, come accade nel teatro greco, commenta gli avvenimenti, statico e in smoking. Emerge il dramma delle relazioni e delle passioni. Tutti i cantanti conoscono bene i loro ruoli, ma solo con alcuni ho trovato il giusto contatto». L' intesa è totalmente mancata con Barbara Frittoli, che da dieci anni canta Desdemona e con grandi direttori, da Muti ad Levine, da Abbado a Mehta. «Non trovo il senso di molte scelte di Dodin, come la rigidità dei movimenti - spiega il soprano milanese, in abito bianco immacolato - Ho sempre cercato il dialogo con i registi. Ma se non credo in quello che devo fare sulla scena.... Non ho distrutto il lavoro di Dodin, mi sono resa invisibile concentrandomi sulla mia ricerca musicale, su Desdemona, che come vuole Shakespeare è donna forte e decisa, non angelicata come la disegna Verdi». La Frittoli è legatissima al Teatro fiorentino, dove è stata corista alla fine degli anni ' 80, e dove tornerà nel 2004 per Don Carlos e nel 2005 con Don Giovanni. E cosa pensa Mehta, che ha studiato l' opera di Verdi con Karajan e che ricorda con gioia il suo primo Otello al Metropolitan di New York nel ' 66, lui trentenne e il grande Vickers che lo invitava a dirigerlo e non a seguirlo? «Condivido la presenza del letto, che diventa anche il trono, simbolo di tutta la tragedia - commenta - E sono d' accordo sulla scena tutta di legno, quasi africana, e perfetta nel creare una camera acustica, di grande aiuto per i cantanti. Musica e parola trovano qui piena completezza. Barbara Frittoli è meravigliosa, un angelo innocente che fino all' ultimo non sa di essere vittima del male. E brava è anche Chiara Taigi, del secondo cast. L' orchestra ha Verdi nel suo Dna». Otello sarà trasmesso dal canale francese Arté il 25 giugno, recita in cui sarà José Cura a vestire i panni del Moro. Laura Dubini ldubini@corriere.it Il personaggio CHI E' Nato in Siberia nel ' 44 Lev Dodin si è diplomato in Teatro a Leningrado dove, dal ' 57, diventa prima regista e poi direttore artistico del celebre Maly Teather. SPETTACOLI Tra gli allestimenti celebri La casa, Fratelli e sorelle, Gaudeamus, I démoni, Claustrophobia.