

W.A.Mozart
LA CLEMENZA DI TITO
Teatro della Pergola
20 Maggio 2003

Direttore
Ivor Bolton
Regia
Federico Tiezzi
Personaggi e interpreti:
Tito Vespasiano - Ramon Vargas
Vitellia - Hillevi Martinpelto
Servilia - Veronica Cangemi
Sesto - Monica Bacelli
Annio - Gabriella Sborgi
Publio - Maurizio Muraro
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Scene
Maurizio Balò
Costumi
Vera Marzot
Luci
Sergio Rossi
Le
troppe ombre della «Clemenza»
di
PAOLO ISOTTA
Il 66° Maggio Musicale ha colmato una lacuna
FIRENZE
— Il 66° Maggio Musicale ha colmato una lacuna imperdonabile proponendo
per la prima volta a Firenze «La clemenza di Tito» di Mozart con uno
spettacolo salutato da grande successo al Teatro della Pergola. Il regista
Federico Tiezzi e lo scenografo Maurizio Balò, lontano dalle
attualizzazioni oggi di moda, si sono orientati con puntiglio professorale a
sottolineare la collocazione stilistica dell'opera ricreando la visione
idealizzata dell'antichità romana cara all'estetica neoclassica. I
personaggi, vestiti da Vera Marzot con eleganti abiti settecenteschi, si
muovono come figure gigantesche fra monumenti romani miniaturizzati in
bianchi calchi di gesso. Il plastico della città, disvelato durante la
pantomima che accompagna l'Ouverture a sipario aperto, verrà poi smembrato
ed i minuscoli obelischi, archi e templi, ordinatamente riposti nelle
bacheche di un museo. Anche i gesti dei cantanti e i movimenti del coro,
evitando tentazioni di realismo psicologico, si atteggiano a pose
emblematiche e statuarie con evidenti riferimenti a Canova e David, ma senza
rinunciare di quando in quando a suggerire le componenti di irrequietezza e
malinconia evocate dalle note. Nell'insieme uno spettacolo sobrio e
rigoroso, teso a cercare un rapporto preciso con le forme tornite e i
fremiti sotterranei della musica di Mozart. Lo stesso impegno si coglie
nella direzione di Ivor Bolton, spinta a conciliare i riferimenti barocchi e
le premonizioni ottocentesche di una partitura idealmente collocabile fra
nostalgie haendeliane e anticipazioni del Rossini serio. La percorre con
passo un po' rigido e impettito, talvolta privo del delicato soffio poetico
mozartiano, ma ben calibrato e sostenuto a dovere dai complessi del Maggio.
Tutto sommato positivo anche il contributo della compagnia di canto,
nonostante le consuete difficoltà incontrate nella ricreazione di una
scrittura vocale così impervia. Spicca su tutti il Sesto di Monica Bacelli
per l'intensità della presenza scenica e la variegatezza di un fraseggio
che accorda la trepidazione espressiva al nitore della linea, mentre Hillevi
Martinpelto non possiede l'estensione e la corposità di suono necessarie
per conferire il giusto spessore drammatico al ruolo di Vitellia. Il Tito di
Ramon Vargas (nella foto), vocalmente pregevole, manca talvolta
dell'eloquenza e nobiltà di accento adeguate al rango del personaggio. Lo
affiancano con lodevole impegno la Servilia di Veronica Cangemi, l'Annio di
Gabriella Sborgi e il Publio di Maurizio Muraro.