TRINITAS TRIO

 

Nienke van Rijn

Karin Dolmen

Rebecca Smit

 

SIENA

15 Aprile 2006

 

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Franz Schubert

(1797-1828)

 

Trio per archi in si bemolle maggiore (D471)


I. Allegro

 

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Ludwig van Beethoven

(1770-1827)


Serenata in re maggiore op.8 per trio d’archi


I. Marcia. Allegro - Adagio

II. Menuetto. Allegretto -Trio - Coda

III. Adagio - Scherzo. Allegro molto - Adagio - Allegro molto -  Adagio

IV. Allegretto alla Polacca

V. Thema con variazioni: Andante quasi allegretto - Variationen I - IV - Marcia. Allegro

 

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Nel generale sommovimento provocato dall’affermazione dello ‘stile galante’, tra il 1750 e il 1770, non pochi generi musicali decaddero o furono sostituiti da altri che meglio rispondevano alle mutate esigenze del pubblico degli amatori. La Sonata a Tre, in particolare, dominatrice incontrastata della musica da camera per quasi un secolo subì una sorta di interna evoluzione che ne alterò sensibilmente le caratteristiche originarie. Innanzitutto la diffusione della musica presso categorie sempre più ampie di dilettanti portò all’abbandono della pratica della realizzazione del basso numerato sul cembalo, ormai troppo complicata per esecutori non professionisti, e alla conseguente esclusione del cembalo dall’organico della Sonata a Tre. D’altro canto le nuove esigenze di ‘clarté’ propugnate dallo stile galante condussero ad una progressiva semplificazione della scrittura contrappuntistica. Anziché far dialogare i due solisti sulla cangiante base armonica del basso continuo, i compositori galanti preferirono affidare lo sviluppo del discorso musicale al primo violino, assegnando al secondo un modesto ruolo di comprimario, quando non addirittura di semplice riempitivo armonico. Costretto a vagare perlopiù nel registro medio, il violino secondo finì poi con l’essere sostituito, assai opportunamente, dalla viola. A questo punto, la vecchia e gloriosa Sonata a Tre era ormai morta ed era nato il moderno Trio per archi; il quale però ebbe subito un temibile concorrente nel neonato Quartetto e non riuscì più a rinverdire gli allori della Sonata a Tre, finendo anzi per diventare l’ensemble strumentale prediletto per Serenate e Divertimenti. In tutte le case aristocratiche o altoborghesi era possibile trovare un paio di servitori in grado di suonare il violino e un terzo che se la cavasse con il violoncello: il minimo indispensabile per mettere insieme una rudimentale orchestra da camera in occasione di balli e festini. Il trio, deliberatamente denominato Serenata in re maggiore op.8 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1796 e il 1797 intende collegarsi alle origini leggere ed edonistiche del trio per archi, e ciò avviene con uno specialissimo compiacimento che si riflette nei toni piacevoli e cattivanti, da eletto divertimento da camera, che improntano tutto il lavoro. Si tratta, in effetti, di una vera e propria Serenata aperta e conclusa dalla tradizionale marcia che accompagnava l’arrivo ed il congedo dei musicanti, semplicissima quanto raffinata nella struttura e tutta rorida di friandises melodiche e ritmiche e di sensuale bellezza di suono. Non manca neppure il tocco ‘caratteristico’, rappresentato dall’Allegretto alla Polacca, né l’elemento sorprendente, tipico a queste opere e riconoscibile qui nel terzo movimento, dove si alternano a capriccio due sezioni a carattere vivacemente contrastante: un ‘Adagio’ in re minore teneramente elegiaco e uno ‘Scherzo, Allegro molto’ di netta impronta pianistica, quasi lo scalpiccio leggero di una ridda di elfi mendelssohniani. Da tale Serenata Beethoven ricaverà un adattamento per pianoforte e viola, pubblicato nel 1804 come op.42 e col titolo di Notturno. Insieme con la sorella in re maggiore op.25 per flauto, violino e viola e a lavori analoghi per piccoli complessi di strumenti a fiato, l’op.8 è tra le opere che maggiormente caratterizzano, nei suoi aspetti più seducenti, come nei suoi limiti più spirituali, il Beethoven ‘settecentesco’, autore di musiche di intrattenimento. (Durata 28 minuti circa). E di puro intrattenimento possiamo parlare anche per il frammento di Franz Schubert, un Allegro per trio d’archi in si bemolle maggiore D471. Esso costituisce il primo tentativo compositivo del maestro per questo ensemble,  che poi troverà compiuta realizzazione nel corposo Trio in si bemolle maggiore D581. In questo breve Allegro in forma sonata,  ancora di bellezza settecentesca, le delicate melodie  di ispirazione liederistica fluiscono limpide e in buon ordine fino alla serena conclusione del breve pezzo. (Durata 8 minuti circa)

 

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Nienke van Rijn   Violino

Ha studiato violino con J. Walta al Conservatorio Reale di Le Hague diplomandosi con lode nel 1998. Ha proseguito i suoi studi con H. Krebbers, T. Brandis, J. van Zweden e R. Hillyer (Juilliard String Quartet). Ha vinto il Davina van Wely Violin Competition e dal settembre 2001 è membro della Royal Concertgebouw Orchestra come primo violino. Suona regolarmente con il Combattimento Consort Ensamble. E’ membro fondatore del ’Trinitas Stijktrio’. Il suo strumento è un violino di Alessandro Gagliano del 1706.

 

Karin  Dolmen Viola

Ha studiato con Vaclav Novak e Henk Guittart al Conservatorio di Rotterdam. Ha poi proseguito gli studi con Kim Kashkashian e Rivka Solani. E’ membro fondatore del ’Trinitas Stijktrio’. Ha partecipato come solista con orchestre e con gruppi di musica da camera a concerti in tutto il mondo. E’ violista del Doelen Quartet e del Doelen Ensemble. Suona una viola del 1989 del liutaio olandese Jan van der Elst.

 

Rebecca Smit    Violoncello

Ha studiato con M. van Staalen e E. Arzicuren al Conservatorio di Le Hague e poi di Utrecht dove si diplomata con il massimo dei voti. Ha partecipato a Masterclasses con M. Rostropovich,  H. Schiff ed altri. E’ membro della Orchestra Sinfonica della Radio Olandese ed ha partecipato come solista con orchestre e con gruppi di musica da camera a concerti in tutto il mondo. E’ membro fondatore del ’Trinitas Stijktrio’. Suona un violoncello di Hillaire Darche del 1927.