2 Luglio

3 Luglio

 

Dall'urlo del Mari al malleolo del Pes

Minisini - E' stato per tutti i giorni del Palio la delusione più evidente. Una sceta che con l'accoppiata tecnica non aveva nulla da spartire, per di più sospinto in Salicotto da Capitanbruschelli e, per di più, con l'avversaria vincente. Una scelta che è sicuramente destinata a passare alla storia del manuale paliesco sotto il capitolo di "cosa non bisogna fare sul tufo". Un fantino che, a nostro parere, resta tra i vincenti della Piazza non può presentarsi, dopo un 2005 da spettatore, all'opinione paliesca con i biglietti da visita che è andato a distribuire nelle zone di Salicottto e affini. Sul tufo, poi, ha dimostrato solo un perfetto tempo del via, ma sono assolutamente da cancellare ed eliminare dalla memoria le impostazioni di S. Martino. Girare altissimo, al di là del solco del Carroccio, denota un'impreparazione tecnica che da un fantino, ben tre volte con il nero alzato, non ci si attende, né si può accettare. L'incredibile impostazione della curva ha fatto paragonare il Minisini ad un mini-debuttante. Anche se c'è agosto, per il fantino è necessaria una nuova rivisitazione delle sue strategie, senza il cavallo da portare al canape.

Zeddone - Ha girato sempre lontano dal colonnino, anche perché il notevole vantaggio gli permetteva, forse, questa impostazione. Di certo è che al terzo Casato non è riuscito ad avere quella lucidità necessaria per comprendere il pericolo storico che stava correndo. Lucidità che, al contrario, ha dimostrato di possedere alla mossa e al primo S. Martino in modo impeccabile. Resta un preciso riferimento paliesco, all'interno del Comune di Vagliano, se saprà far tesoro degli errori commessi e che gli sono costati la vittoria. Sarebbe un errore non analizzare nel suo complesso questi errori evidenziati senza però confrontare le problematiche della figliola di Tema; ma un errore sarebbe anche nascondere quelle sfasature che, al contrario e per essere superate, devono essere attentamente analizzate. Comunque, lo Zeddone ha dimostrato sì di essere arrivato sul tufo troppo tardi, ma anche di poter iniziare a svolgere un ruolo decisamente di rilievo, anche con la presenza di Capitanbruschelli.

Ricceri - Al via, assieme all'Atzeni, chiude involontariamente l'Oca e fino al primo S. Martino, e all'uscita dalla Cappella, la sua impostazione è sufficiente. Poi, per quanto riguarda il Casato, lasciamo perdere. L'analisi per Ricceri finisce al passaggio dall'Entrone.

Pusceddu - Tenere sulla mano sinistra il nerbo è, in Piazza, un handicap perché non solo non si guida il cavallo ma non si può ostacolare chi arriva dalla destra. Forse, con il nerbo a destra, Choci non sarebbe entrato in scioltezza in quel punto dove, prima Aceto e poi il Pes, sono caduti. Alla mossa è rimasto intruppato tra Selva e Leocorno, segno inequivocabile che il Palio stia diventando sempre più una corsa; il giubbetto dell'Oca non sprigiona più il fascino della leggenda. Il Pusceddu non ha sbagliato a chiudere a Pantera, se l'avesse fatto l'Aquila sarebbe stata irraggiungibile per tutti e due. L'unico errore commesso, visto che in corsa Elisir non è riuscito a recuperare colonnini a Ellery, è in quello sciagurato secondo S. Martino dove non solo ha perso terreno, ma non è riuscito a saper approfittare della situazione creata dallo Zeddone. E' uno dei pochi che esce positivamente da questo Palio, anche se occorrerà un lavoro invernale di un certo spessore tecnico.

Capitanbruschelli - E' il grande sconfitto solo perché l'Istrice non ha vinto. Poi, per quanto riguarda la preparazione, l'individuazione delle accoppiate, gli esiti veterinari, Capitanbruschelli ha vinto il suo ennesimo Palio dimostrando più del 2005 un'assoluta padronanza del gioco della Festa. Ma da un fantino con queste potenzialità ci si attendeva qualcosa di più, o una diversa interpretazione. Pienamente entrato nel ruolo del dirigente, sia paliesco che amministrativo, Capitanbruschelli sapeva che una mossa dai tempi lunghi avrebbe procurato alla sciagura Masala non pochi inconvenienti gestionali. Per questo, e con il miraggio del Mangia d'oro 2007, ha proseguito nella sua azione di salvaguardia della Festa. Dopo Berio, quindi, la mossa. Un punto in più da collezionare proprio in attesa del conferimento 2007. Se il Pusceddu è riuscito a girare per secondo a S. Martno, c'è da chiedersi, comunque, quale lampadina si sia accesa nella testa di Capitanbruschelli, visto che, anziché proiettarsi verso lo steccato, come fece il Colagè con Re Artù, ha preferito passeggiare al di là del solco del Carroccio, spingendo un Zodiach particolarmente imballato verso S. Martno. Se il pericolo di prendere il colonnino è da ritenersi un errore nelle traiettorie dello Zeddone, perché la stessa filosofia non può essere applicata a Capitanbruschelli? Ed ecco spiegato perché lo stesso Capitanbruschelli non ha emulato il Colagè. Agosto è ormai alle porte e Capitanbruschelli dovrà pensare anche ad emulare Silvaninocaro, per portare sotto la sua gestione le fasi che anticipano l'ingresso alla mossa.

Mari - Ripetiamo in pieno tutti le nostre impostazioni dei giorni precedenti e successivi alla tratta: il fantino ha sbagliato a chiudersi, sin dall'inverno, la possibilità di giostrare il Palio dall'esterno. Poi quell'urlo interminabile che passa alla storia, come passa alla storia la sua volontà e determinazione di recuperare i colonnini nei confronti dell'Aquila. Il capolavoro del secondo passaggio alla mossa è da incorniciare, per tutti. Adesso sarà opportuno che il ragazzino di Rosia non si monti la testa, che resti saldamente con i piedi in terra e che i complimenti infiniti che sta ricevendo in questi momenti servano solo a fargli comprendere che il difficile arriva proprio ora. Se è difficile emergere sul tufo, è altrettanto più difficile restare in quella fascia che, con molta fatica, Andrea è riuscito a raggiungere, sapendo anche di poter contare sempre su un orsacchiotto, anzi due.

Atzeni - Si deve alla determinazione di capitan Fumi se questo Palio sia uscito un po' dai binari disegnati da Capitanbruschelli, vista con quanta fermezza il Leocorno ha detto no ai tentativi di lasciare a piedi Tittia. La prestazione del fantino, che è stato abile alla seconda prova nel respingere il tentativo di abbattimento da parte di Capitanbruschelli, non ha però offerto quella positività che ci attendevamo. Il suo Palio finisce nel colonnino del primo Casato dopo una partenza sufficiente, ed un S. Martino indenne. Il tempo è più che abbondante per limare certe banalità che mandano in fumo troppo velocemente un accurato lavoro invernale.

Pes - La frattura del malleolo segna lo stop a quella serie interminabile di presenze sul tufo. Ma il Palio non può perdere un fantino di questa caratura tecnica nel modo più banale; la storia del Pes, che si interseca perfettamente con quella di un lungo periodo della Festa, richiede quel tipo di credibilità che sembra ormai appeso ad un debolissimo filo. Peccato.

Villella -  Continuerà ancora ad essere un punto d riferimento paliesco, ma dopo un disastroso S. Martino, ed un'altrettanto disastrosa mossa, il fantino deve mettersi in testa che urgono dei correttivi sulle impostazioni tufacee. Se continua così, quel S. Martino sembra essersi trasformato in un ostacolo da cui difficilmente riesce a trovare le soluzioni per superarlo; non una volta, ma tre.

Coghe - Non è riuscito, sia per evidenti responsabilità della sciagura Masala, sia per quel tipo di impostazione "da palietto" che gli è ormai entrata  nel sangue, ad impostare prove e Palio come avrebbe voluto. Certo è che prove scialbe come quella di agosto non permettono valutazioni serene, specialmente da un fantino che, se fosse stato gestito con la mentalità dei vincenti, e non certamente con quella di fantino di Contrada a tutti i costi, avrebbe regalato alla storia del Palio altre ben più significative pagine di quelle che ultimamente siamo costretti a registrare sui dvd.

Sergio Profeti