Metha
Teatro
Comunale
Firenze
29
Maggio 2002
Il direttore principale dell'Orchestra del
Maggio Musicale Fiorentino, Zubin Metha, festeggiava quest'anno il 40°
anniversario del suo debutto a Firenze.
Il direttore indiano, dotato di un enorme
talento naturale, è oggi tra i più celebri del mondo, è perfettamente
inserito nel sistema dello "star-system", ha un repertorio
vastissimo, ha ricoperto e ricopre incarichi prestigiosi (direttore
principale dell'Opera di Stato Bavarese, già direttore principale della
Filarmonica di New York, per non parlare del suo rapporto privilegiato con la
Filarmonica di Israele). E' probabilmente uno degli unici due direttori di
estrazione culturale non europea (l'altro e Seiji Ozawa) ad essersi affermati ai
vertici di questa professione.
Questo probabilmente fa storcere il naso a
certi critici, che ritengono che la mancanza del possesso della cultura, di
cui è espressione la musica che va ad eseguire, costituisca un handicap.
Inoltre, forse per il fatto che non è un
maniaco delle prove, forse per il fatto che i suoi impegni sono talmente
numerosi che resta difficile pensare che possa approfondire tutto ciò che
dirige, c'è chi lo ritiene un interprete superficiale.
Personalmente credo che sia una fortuna che la città di Firenze possa disporre di un direttore come lui.
Sia chiaro: non che mi abbia entusiasmato tutte
le innumerevoli volte che mi è capitato di sentirlo; ogni tanto qualche
"ciambella" è riuscita senza buco, qualche sua esecuzione è
apparsa effettivamente poco approfondita: però quando vado ad ascoltarlo so
che, a fronte di questi rischi, sta il fatto che il suo livello interpretativo
medio è eccellente, ed ogni tanto ci scappa il concerto sensazionale.
Talvolta mi viene da pensare che il
valore di Metha lo si apprezza quando a dirigere è un altro direttore.
Mi spiego: le interpretazioni di Metha non
sempre sconvolgono per la loro originalità, ma tengono sempre desta
l'attenzione talvolta per la temperie che le anima, quasi sempre per la varietà
ritmica, e, nelle opere, per il passo teatrale costantemente impresso alla
musica. Quest'anno lo si è apprezzato nell'esecuzione del RATTO DAL
SERRAGLIO, in cui Metha, senza alcun filtro "intellettuale" ha
saputo fondere con equilibro la comicità, i sentimenti, l' ironia e
anche la drammaticità che permeano la partitura; si è usciti dal teatro
soddisfatti e divertiti.
Se si pensa quanto spesso accade che
ascoltiamo Mozart straziato da esecuzioni mediocri capiamo l'importanza
di un direttore
che, senza voler lanciare particolari messaggi
culturali, si "limita" ha restituirci in tutto il loro splendore le
innumerevoli gemme che la musica ci offre.
Il concerto sinfonico diretto quest'anno al
Festival del Maggio Musicale Fiorentino ha confermato quanto appena detto.
Era dedicato interamente a Haydn: in programma
la sinfonia n° 22 conosciuta con il titolo "Il Filosofo"
caratterizzata da una singolare orchestrazione (gli strumenti a fiato previsti
sono 2 corni e 2 corni inglesi, a cui in talune esecuzioni viene aggiunto il
fagotto), la sinfonia concertante per flauto, oboe, violini, violoncello e
orchestra, e la Missa in Tempore Belli (Paukenmesse) cosi chiamata perché
nell'"Agnus Dei" la partitura prevede timpani e trombe che
richiamano segnali guerreschi.
La chiarezza dell'esposizione e la quasi
impercettibili variazioni di ritmo hanno reso l'esecuzione sempre interessante
evidenziando le sottili nervature della scrittura haydniana
I solisti della sinfonia concertante (Domenico
Pierini - violino, Marco Severi - violoncello, Marco Salvatori - oboe e
Stefano Vicentini - fagotto, tutte prime parti dell' Orchestra del Maggio
Musicale Fiorentino) hanno fornito una prestazione più che dignitosa.
Peccato che la Messa sia stata penalizzata
dalla mediocre prova solisti di canto, tra i quali si è salvato solo il basso
Martin Gantner.
