Un ballo
in maschera
Teatro
Comunale
Piacenza
28
Febbraio 2003

Il Ballo in Maschera ascoltato
a Piacenza non era altro che lo spettacolo proposto al Comunale di Bologna il
mese prima, con la medesima orchestra, direttore e regista mentre la compagnia
di canto presentava degli avvicendamenti.
Avendo letto una critica
positiva e trovandomi a Reggio Emilia per il concerto di Abbado ho deciso di
andare e devo dire che ne valeva la pena: pur non essendo lo spettacolo
esente da pecche gli aspetti positivi erano di gran lunga maggiori dei
negativi e comunque si deve tener conto che con il materiale umano oggi
disponibile è assai difficile allestire quest'opera a livelli di eccellenza.
L' aspetto più interessante è
stata sicuramente la direzione di Daniele Gatti, originalissima,
caratterizzata da tempi estremamente lenti ma pronti ad accendersi nei momenti
di maggior drammaticità, da uno scavo della scrittura orchestrale capace di
evidenziare il timbro dei singoli strumenti sintetizzandolo peraltro in una
lettura complessiva che esaltava tanto le melodie più cantabili proposte con
ampio respiro, quanto i momenti in cui l'orchestra è percorsa da scosse
telluriche; una direzione attenta nella guida delle voci, soprattutto nella
conduzione dei concertati, che sono apparsi tra i momenti più riusciti.
Avrei voluto una maggiore verve nel
tratteggiare il personaggio di Oscar.
Quanto ai cantanti una
piacevole sorpresa è stata Norma Fantini (Amelia) dall'emissione
controllata e dall'interpretazione convincente (anche se con
qualche singhiozzo di troppo).
Bravo Carlo Guelfi
(Renato), uno dei baritoni verdiani più affidabili del momento (a parte
alcuni atteggiamenti di eccessiva truculenza, che danneggiano anche la linea
di canto).
Valida anche Malgorzata
Walewska (Ulrica).
Quanto a Oriana Kurteschi
(Oscar) la sua voce di sopranino leggero non mi ha entusiasmato.
Infine Alberto Cupido
(Riccardo): di lui si deve dire che ha una voce squillante, anche troppo,
visto che canta tutto forte - non una mezza voce, nemmeno per sbaglio- e che
ha una intonazione sempre "al limite": quando riesce a stare dentro
detto limite, come nella barcarola, il risultato può essere gradevole; quando
il limite viene superato, come nell'aria di apertura del terzo atto, ecco che
la stecca, sempre in agguato, colpisce.
In ogni caso il risultato
complessivo, dal punto di vista musicale, è stato ampiamente positivo,
sicuramente migliore di quello del Ballo
in Maschera a 1.000 all'ora diretto da Muti nel maggio 2001 alla Scala.
Deludente invece la parte
visiva (Denis Krief): la scena era costituita da due pareti: una bianca ed una
color zinco; l'antro di Ulrica era una una piramide trasparente. Sul
palcoscenico pochi oggetti: una scrivania di antiquariato per Riccardo,
alcuni tronchi di legno per l' "orrido campo", due poltrone con
tappezzeria Sanderson ed un orsacchiotto per la casa di Renato, scena vuota
per il ballo; una regia "minimalista" che dovrebbe puntare
essenzialmente sulla direzione dei cantanti, che invece è stata assolutamente
insodisfacente: tra Amelia tutta sospiri e singhiozzi, Oscar che ancheggiava
come una ballerina da avanspettacolo, e Renato che girellava
distrattamente sul palcoscenico mi è sembrato che l'unico personaggio
tratteggiato decentemente sia stato Riccardo:un po' poco.
Ottima l'acustica del Teatro
Comunale di Piacenza (dalla I galleria).
