Boheme

Staatsoper unter den Linden

Berlino

20 Maggio 2003

 

RECENSIONE DI UN’OPERA MAI VISTA

 

 

 

 

 

Qualche anno fa un’amica che lavora in campo musicale mi raccontò questo fatto: un critico doveva recensire un concerto; il concerto venne annullato all’ultimo momento ma egli, che evidentemente non lo sapeva, pubblicò comunque la sua recensione.

Morale: se i critici musicali seri scrivono di concerti che non hanno mai sentito non vedo perché io – che sono assai meno serio – non potrei fare altrettanto di un’opera che non ho né visto né ascoltato. 

Bene: l’opera a cui mi riferisco, e della quale mi accingo a scrivere, è la BOHEME andata in scena a Berlino, alla Staatsoper Unter der Linden, a partire dal 20 maggio scorso.

 

La ragione che rende quest’opera – neanche una prima, ma una ripresa di uno spettacolo dello scorso anno – degna di considerazione è che ha visto il trionfale debutto sulle scene della signorina Julia Katharina Kaboth (JKK),in arte GiuGI, più nota ai frequentatori di questo sito web come fidanzata (dal 1989) del Maestro Damiano (e il mascalzone non la ha ancora sposata, quella ragazza d’oro,  preferendo andar cacciando le straniere bellezze forestiere!).

Ebbene sì: la poliedrica fanciulla, non contenta di essere un’ottima cantante, una valente pianista, un’esperta di economia (celebre in Italia un suo autorevole intervento in RAI relativo al tema dell’introduzione dell’Euro) ed un’affermata aiuto-regista (esordì proprio in Boheme, per poi volare più in alto collaborando con Peter Stein nel Parsifal diretto da Abbado e con Peter Mussbach nella Traviata diretta da Barenboim) ha deciso di intraprendere anche il mestiere di attrice.

 

Il debutto è avvenuto nel ruolo, solo recitato, dell’amante di Marcello, la cui presenza fa ingelosire Musetta.

Orbene: di fronte a tali scelte registiche viene da storcere la bocca e da pensare che aggiungere in un’opera dei personaggi che non esistono nel libretto sia una libertà che sottintende una mancanza di idee; oppure la ricerca gratuita di novità: una castroneria insomma.

Ma coloro che anno visto lo spettacolo, ed anche coloro che non lo hanno visto, possono affermare senza timore di essere smentiti, che si è trattato di una scelta vincente.

Infatti la presenza di JKK-GiuGi ha irradiato la scena di una luce talmente abbagliante da trasformare un’esecuzione di un’opera arcinota, e che doveva essere di routine, in uno degli “Eventi” della pur ricca primavera berlinese; la sua espressività, la sua naturale predisposizione alla recitazione, le sua sensualità straripante  hanno fatto sì che BOHEME sia apparsa a chi era in teatro (ed anche a chi non c’era) come un’opera completamente nuova, mai vista prima, più intrigante, più toccante, più coinvolgente di qualsiasi altra opera.

La naturalezza e la facilità di recitazione di JKK GiuGI è stata poi confermata dalle dichiarazioni da lei rese in un’intervista rilasciata al nostro corrispondente da Berlino. Ha affermato: “…che è stato molto facile: bastava far finta di essere la ragazza di qualcuno..” concludendo con encomiabile sincerità: ” ESSERE PAGATA PER FARE LA ZOCCOLA: NON MI PAR VERO ...”

 

In breve; questa regia è e sarà un punto di riferimento imprescindibile per tutti coloro che nel futuro vorranno mettere in scena BOHEME. Da oggi in poi si potranno sopprimere i personaggi di Colline e Schaunard, fors’anche di Musetta, e perfino di Rodolfo e Mimì, ma non sarà possibile concepire una messa in scena della celebre opera pucciniana senza il personaggio dell’amante di Marcello.

 

Alla luce di tutto ciò gli altri aspetti dell’opera (direzione d’orchestra, voci…) passano talmente in secondo piano che non vale nemmeno la pena parlarne.

Ci limiteremo a pubblicare le foto del “debutto”  

 

 

 

 

suggerendo al Maestro Damiano, all’avanguardia in tutto ciò che è tecnologia, di ricordare alla sua Signora che quando si fotografa allo specchio è opportuno che disattivi il flash.

 

Ma non possiamo fermarci qui. Per onestà verso i nostri numerosi lettori dobbiamo confessare che non tutto è andato per il meglio. D’altra parte essendo critici musicali dobbiamo pur criticare qualcosa: se no che critici saremmo?  Lanceremo perciò i nostri strali verso:

 

1) La stessa signorina Julia Katharina Kaboth (JKK) in arte GiuGi. Non per la sua prova che è stata, come abbiamo già sottolineato, superlativa; quanto per alcune dichiarazioni da Lei rilasciate.

Ella si è lamentata per essere stato costretta a baciare in scena il baritono Vladimir Stoyanov che interpretava il ruolo di Marcello. Sia chiaro: non si è lamentata per aver dovuto baciare qualcuno, ma perché il suddetto baritono non era, a dire della Nostra, sufficientemente bello (i lettori potranno dare il loro giudizio  sulla base della foto che segue).

 

 

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Orbene: siamo assolutamente convinti che Lei, signorina Kaboth, avrebbe preferito baciare il tenore Miroslav Dvorsky (Rodolfo):

 

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che a suo tempo La aveva corteggiata con insistenza, e che stavolta le ha invece mostrato  la foto della figlia (lo sappiamo da fonte affidabilissima); chissà se proponendosi come padre affettuoso abbia pensato di poter aprire una breccia nel suo cuore, tutto dedito al Maestro Damiano; certo è che i manuali di seduzione non consigliano di parlare alle sperabili amanti delle gioie della famiglia legittima: che il tenore abbia deciso di non  provarci  più? Non si demoralizzi signorina Kaboth! Sappiamo (dalla medesima fonte) che anche stavolta ha trovato chi le ha fatto il filo: si tratta del basso Orlin Anastassov (Colline):

 

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Ma non è questo il punto. Il punto è che lei sta svolgendo un attività professionale e deve svolgerla bene a prescindere dalla bellezza del partner; il lavoro è lavoro; non confonda il dovere con il piacere: solo Rocco Siffredi lo può fare, ma lui ha scelto un genere particolare, che glielo consente.    

Chiunque baci, bello o brutto che sia, lo deve baciare con la passione e con il trasporto che il copione richiede, senza fare la schizzinosa.

Vivien Leight in “Via col Vento” non si fece problemi a baciare con ardore Clark Gable, nonostante questi avesse la dentiera ed un alito particolarmente pesante: e fu premiata con l’Oscar.

Lei, che è all’inizio di una carriera sicuramente fulgida e ricca di successi, deve affrontare con professionalità ed impegno ogni ruolo a prescindere dal partner.

Se poi il Maestro Damiano si ingelosisce (era l’ora!) peggio per Lui.

Pertanto non condividiamo i suoi dubbi (confidatici dalla solita fonte attendibilissima) se  accettare o meno la stessa parte il prossimo anno per la ripresa dell’opera. Tra l’altro non deve dimenticare che questo è il primo lavoro che fa per cui La pagano: un argomento non da poco a cui sappiamo che sia lei che il Maestro Damiano siete molto sensibili.

 

2) Il baritono Vladimir Stoyanov appena citato: pare che questi si sia limitato a palpare la Nostra con discrezione e l’abbia baciata castamente (senza lingua, tanto per intenderci), mentre avrebbe potuto approfittare del fatto che JKK GiuGi, essendo in scena, non avrebbe comunque potuto sottrarsi a contatti più profondi: un comportamento biasimevole, da vero eunuco, che ha reso meno credibile la scena e ha meravigliato il Maestro Damiano, per l’eccesso di signorilità; Lui (il Maestro Damiano) si sarebbe comportato sicuramente in modo diverso.       

 

3)il regista Lindy Hume che non ha imposto scene più “spinte”, ma soprattutto il costumista, tale Carl Friedrich Oberle, il quale, pensate un po’, ha fatto recitare la Nostra – orrore, orrore, orrore !!! – completamente vestita.

Si è trattato di una scelta timorosa ed incoerente: se si adottano soluzioni di rottura, come quelle di inserire nell’opera personaggi che non c’entrano nulla, bisogna andare fino in fondo ed impegnarli in scene che colpiscano il pubblico, in modo da giustificare la loro presenza.

Nel caso di specie, invece di tenere in scena l’amante di Marcello per 30 minuti, nel II atto (quello del Caffè Momus), a pomiciare (sai che noia per lo spettatore mezz’ora di pomiciata) sarebbe stato opportuno prevedere che i due amanti salissero in una camera d’albergo, il cui spaccato poteva essere posto dallo scenografo (Dan Potra) sopra il caffè. Lì Marcello, travolto dalla passione, avrebbe letteralmente strappato di dosso i vestiti alla graziosa attrice, che, rimasta in abiti adamitici, si sarebbe scatenata col baritono in una scena di sesso torrido.

Diano retta a me alla Saatsoper Unter der Linden: la prossima volta chiamino il sottoscritto per regia, scene e costumi (pochi) e le loro rappresentazioni diventeranno un “caso” con  risonanza in tutto il mondo.

Tra l’altro il castigato vestito di scena della signorina Kaboth è l’unico motivo per cui il sottoscritto ed il suo Editore non sono andati a vedere l’opera; avevamo già pronti i bagagli, quando, alla notizia che i costumi erano stati scelti all’insegna di un moralismo così bacchettone ci siamo chiesti: che senso ha andare apposta a Berlino (tanto più in aereo, in tempo di SARS, noi che di virus non ce ne lasciamo scappare uno) per vedere la GiuGi vestita? tanto vale aspettare che venga Lei a Siena.      

 

Ma gli errori di cui sopra, per quanto biasimevoli, non sono stati sufficienti ad offuscare  il trionfale debutto di JKK GiuGi, per la quale tutti i critici pronosticano un avvenire denso di soddisfazioni, fino a diventare una stella di prima grandezza nel firmamento teatrale e - perché no?- cinematografico. 

 

Già si vocifera sulla eventualità che la Nostra possa essere impegnata il prossimo autunno nella messa in scena di TURANDOT, nel ruolo della moglie di Ping (o di Pong o di Pang, che è la stessa cosa; ma perché non di tutti e tre contemporaneamente? Con una regia adeguata potremmo vederne delle belle!).

Ma ormai una porta è stata spalancata: da oggi l’opera lirica non varrà più la pena di essere vista ed ascoltata se si limiterà ad una mera e didascalica riproduzione di ciò che è stato scritto sul libretto: requisito imprescindibile sarà che siano in scena personaggi quali la moglie di Gianni Schicchi, la concubina di Falstaff, l’amante gay di suor Angelica, la collega più lussuriosa di Violetta Valery, o chi altri voi vorrete,  purché ad interpretarle sia sempre e comunque l’eccelsa, la splendida, la divina:

 

JKK GiuGI.