Andrea Chenier

Teatro Comunale

Bologna

21 Febbraio 2004

 

Tra un'esibizione e l'altra di Abbado in Emilia c'è stato anche il tempo di assistere ad una rappresentazione dell'Andrea Chenier al Teatro Comunale di Bologna.
Premetto che mi è capitata la seconda compagnia, composta da cantanti non particolarmente noti e precisamente Zvetan Michailov (Chenier), Boris Trajanov (Gerard) e Elmira Veda (Maddalena): essi si sono disimpegnati dignitosamente, pur non essendo in possesso di timbri particolarmente belli.
Quello che mi ha lasciato perplesso è stata la direzione di Renato Palumbo, che mi era piaciuto nella Lucrezia Borgia scaligera del settembre 2002.
Stavolta, mentre si è ben disimpegnato nei brani  orchestrali, prediligendo tempi lenti  ed evidenziando con cura i dettagli timbrici di una partitura un po' enfatica, mi ha deluso quando ha accompagnato i cantanti, tenendo alto il volume dell'orchestra e coprendo spesso le voci.
Quanto alla parte scenica (Giancarlo Del Monaco ha curato regia, scene e costumi) il primo atto prevedeva una sala della dimora dei conti di Coigny con le pareti di specchio e il fondale dipinto: sembrava una banalità. In realtà il finale dell'atto, con l'entrata dei sanculotti e le pareti che si spezzavano, evidenziava il trapasso tra due epoche, accentuato ancora di più dal trucco dei nobili, il cui volto era ricoperto da un cerone di un bianco cadaverico.
Per il resto le scene, tradizionali, erano arredate da pochi elementi, con ampi spazi vuoti ed un effetto prospettico di profondità e rispettavano le didascalie (per esempio nel terzo atto era presente la statua di Marat).
Particolarmente indovinato l'ultimo atto (quello del carcere) con un' enorme grata che chiudeva il boccascena sulla quale il tenore e il soprano si arrampicavano nel duetto finale, come ascendessero al cielo anticipando la morte sul patibolo.
 
Poiché la pubblicazione della presente recensione avviene con notevole ritardo ho il tempo di aggiornavi sulle gesta del Nostro Editore.
Come sapete Egli, terminata la tournée musicale emiliana, è tornato a Siena, dove veniva a trovarlo una bella violinista tedesca, per vedere - dice Lui - la mostra di Duccio di Boninsegna.
Il giorno dopo il suo (di Lei) ritorno ad Amburgo il Nostro si è messo a letto con l'influenza.
 
 
Chi segue con attenzione  il presente sito web ed effettua dei controlli incrociati tra il quadro clinico dell' Editore e le sue vicende personali si sarà certamente accorto che ogni qualvolta la nostra bella violinista lascia Siena, la salute dell'Editore ha un repentino peggioramento, come se Egli, frequentandola, ne venisse prosciugato di ogni energia.
Nonostante l'Editore dica (tra il sarcasmo del Maestro Damiano) che mai e poi mai le sue regole etiche gli permetterebbero di insidiare una donna sposata, queste coincidenze rimangono sospette: lasciamo ai nostri numerosi lettori il compito farsi un'opinione in proposito.