Abbado Argerich
Teatro
Comunale
Ferrara
20 Febbraio 2004

Tra una
rappresentazione e l'altra del Così Fan Tutte Abbado ha trovato il modo di
dirigere un concerto a Ferrara con la Mahler Chamber Orchestra.
In realtà si è
trattato di mezzo concerto, in quanto la prima parte prevedeva brani
cameristici suonati senza direttore: l'ouverture su temi Ebraici di Prokof'ev
per clarinetto , pianoforte (Bruno Canino) e quartetto d'archi è stata
eseguita sottolineando gli aspetti modernistici e dissonanti: la conoscevo in
un 'esecuzione per orchestra da camera, nella direzione dello stesso Abbado,
più dolce e malinconica, e così la preferivo.
E' seguito il
Kammermusik n. 1 di Hindemith per 12 strumenti solisti (sempre con al
collaborazione di Bruno Canino) in uno stile che risente sia l'influsso della
musica jazz che della musica futurista (si chiude sul suono di una sirena):
un' esecuzione assai lucida anche se, data l'importanza delle parti
solistiche, viene da chiedersi quali risultati sarebbero conseguibili con un
complesso di prime parti stellari quali quelle che abbiamo visto a Lucerna
quest'estate.
Il pezzo forte
del concerto è venuto dopo l'intervallo quando Abbado è salito sul podio a
dirigere, con Martha Argerich solista, il 3° concerto per piano e orchestra di
Beethoven.
Premetto che
l'accoglienza del pubblico è stata trionfale: applausi ed ovazione sono durate
per molti minuti anche dopo che è stato bissato l'intero ultimo movimento.
Ciò precisato
devo dire che qualche perplessità mi è rimasta: Abbado ha diretto benissimo,
dando una lettura tesa e compatta, con un orchestra assai migliorata rispetto
alle esecuzioni di Beethoven dello scorso anno. La Argerich ha suonato in modo
assai fantasioso, quasi rapsodico: esattamente l'opposto delle interpretazioni
ispirate al classicismo più puro quali quelle di un Brendel o di un Backhaus;
ma non è stata indenne da note sporche né da qualche intemperanza.
Il momento più
interessante e originale è stato l'attacco del secondo movimento affrontato ad
un tempo assai lento in un'esecuzione verrebbe da definire "vaporosa": il
tutto è stato assai suggestivo ma mi venuto da chiedermi se stessi ascoltando
Beethoven o un autore romantico a lui posteriore.
Purtroppo al
concerto è mancato il Nostro Editore: Egli aveva già programmato di venire,
quando le previsioni meteorologiche hanno segnalato neve e agli automobilisti
è stato imposto l'obbligo delle catene: chi scrive ed altri compagni di
merende
sono andati in treno; l'Editore ha colto al volo il pretesto di
un ascesso al molare e ha rinunciato, sia al concerto sia alla seconda
rappresentazione ferrarese del Così Fan Tutte.
Chi segue
l'evolversi quotidiano del quadro clinico dell' Editore saprà che se Egli
aspettasse di stare bene per andare ad un concerto non ne sentirebbe uno; la
verità è che sta come un picchio nel nido nella sua casa in San Prospero: ed
esce dal suo sdegnoso isolamento senese solo per grandi avvenimenti e sempre
che il viaggio sia organizzato alla perfezione: poiché la neve aveva sconvolto
i suoi piani ha preferito rinunciare.
