Le vie della creazione artistica sono
molteplici e misteriose: perché certe opere d'arte nascono da un
determinato autore in un determinato momento?
Certo, è necessario che l'autore abbia la
padronanza della tecnica, ma non basta; e quanto al sacro fuoco
dell'ispirazione nessuno, in realtà, ha ben capito che cosa sia.
Quello che invece è chiaro e storicamente
documentato è il fatto che talvolta alcune circostanze della vita quotidiana
dell'autore, talora del tutto casuali, sono alla base della realizzazione
dei capolavori.
In alcuni casi queste circostanze sono
costituite dall'incontro dell'autore con altre persone.
Faccio un esempio in campo musicale:
nel 1891 Brahms aveva 58 anni e si avviava alla conclusione di una gloriosa
carriera; durante l'estate, alla corte ducale di Meiningen, incontrò il
clarinettista Richard von Muhlfeld: è da tale incontro che nacquero il trio
op.114 per clarinetto violoncello e pianoforte, il quintetto op. 115 per
clarinetto ed archi e, tre anni più tardi, le due sonate per clarinetto e
pianoforte op.120.
Ebbene questo meccanismo creativo si
è ripetuto nel secolo attuale: mi riferisco all'incontro avvenuto a Vienna
nel febbraio 2001 (in occasione del ciclo Beethoven eseguito dalla Filarmonica
di Berlino, diretta da Claudio Abbado - noi c'eravamo potrebbero
dire Chi scrive ed il suo Editore)
tra il Compositore con la C maiuscola (del quale nemmeno chi scrive
conosce il nome, avendone il Nostro Editore gelosamente
salvaguardato l'anonimato) , il celeberrimo virtuoso di fagotto Maestro
Damiano ed il famoso pianista Gianluca Cascioli, quest'ultimo impegnato in
quei giorni come solista nel 1° concerto di Beethoven.
A
seguito di tale incontro è nato tra i Tre - che in quella circostanza
scoprirono di essere, oltre che della stessa città (Torino), anche vicini di
casa - un sodalizio artistico dal quale è scaturita una nutrita produzione
dedicata al fagotto e pianoforte, produzione che non abbiamo alcun imbarazzo a
definire tra la più significativa di questo secolo (a dire il vero essendo il
secolo appena cominciato, i nostri tre Eroi sono anche favoriti dalla scarsità
di termini di paragone).
Quello che seguirà è un commento delle
opere del Compositore, tutte disponibili sul presente sito web e
scaricabili in formato MP3 nell'interpretazione del Maestro Damiano e del
Maestro Cascioli.
La prima opera per questo sito web del Compositore
e sicuramente, fino ad oggi, il suo capolavoro: è stata la colonna sonora
dell'estate 2001.
Si tratta di un "allegretto
mafioso" in 3/4 per "fagomito" (parola che deriva dalla fusione
di fagotto e vomito, come ci spiega l'autore) e pianoforte: un tema con
variazioni che guarda molto alla musica da film, ed in particolare a Nino
Rota.
Fondamentali, per la comprensione
dell'opera sono le indicazioni del Compositore sullo spartito, le più
interessanti delle quali riporteremo qui di seguito tra parentesi .
Al tema, mesto e cullante, dal sapore
di amarcord, enunciato dal fagotto nel suo timbro caldo e brunito,
accompagnato dal pianoforte (intimidatorio....con anima e
core...complottando), segue una prima variazione più mossa (spensierato...con
bravura sicula...con la espressione di un sicario...singhiozzando et
palpitando assaje) in cui il tema passa dal piano, al fagotto; la seconda
variazione più intima (mesto... rassegnato... con vivacità et rinnovato
entusiasmo omicida... delirante... sognante... con l'ispirito e la maniera di
Nino D'Angelo... minaccioso) vede di nuovo protagonista il fagotto; la quarta
ed ultima variazione più veloce (gioioso... con uno swing siculo...
tempo di valzer viennese come lo si esegue a Palermo... pomposo... calabro
cantabile) termina in una coda (pomposo... pompato... pompando...
allegro vivace esploso a colpi di mitra) per capire bene il carattere della
quale la si potrebbe definire, scrive l'autore, "Un palermitano ad
Hollywood".
Un' opera dal sapore nostalgico che tocca
le corde di chi (come chi scrive, e, a maggior ragione, il suo Editore)
"discende nella valle degli anni" (OTELLO).
Il titolo del brano fu concepito a Siena
nei giorni precedenti al Palio di agosto 2001: in quei giorni, come in ogni
vigilia di Palio, correvano le voci più disparate su quali fantini sarebbero
stati scelti dalle Contrade; in gergo paliesco: il valzer delle monte.
Ospite dell'ormai celebre Nonno Luciano (cliccare
sull'immaginetta per accedere al sito web della sua azienda agrituristica)
il
Maestro Damiano, nelle cui vene, come è ormai noto ai più, scorre impetuoso
non il sangue ma il testosterone allo stato puro (e comunque cliccando sull'immaginetta
qui appresso potrete vedere il risultato della sua TAC al cervello, che
sgombra il campo da ogni dubbio)
rivolse il suo pensiero a ben altro genere di "monte" e propose un'
opera sul tema al Compositore.
Quest'ultimo non si fece pregare e dalle
sua feconda mente nacque un trio per violino, fagotto e pianoforte; fu la
prima volta, e fino ad oggi l'unica che al fagotto e al piano venne aggiunto
un altro strumento: per l'esecuzione fu scelto il Maestro Stefano Mollo,
valente secondo violino della Chamber Orchestra of Europe.
Va premesso che quest'opera
costituisce un caposaldo della storia della musica: si tratta infatti della
prima ed unica composizione di sempre che non si solfeggia in "battere e
"levare" ma in "entrare" ed "uscire".
Dopo un' introduzione lenta appare il tema
al violino: uno di quei temi allegri, danzanti, che rimandano ai
violinisti-compositori della seconda metà dell'ottocento; le note del
fagotto richiamano un movimento "a stantuffo"; ad un certo
punto la musica ha un momento di tregua (sigaretta?) con la riproposizione
dell'introduzione lenta iniziale, ma riparte subito con il tema che potremmo
definire "della Monta" (Paganini non ripeteva, ma il Maestro Damiano
sì) fino a spegnersi in "gemito" del violino e una flebile nota del
fagotto (anche il Maestro Damiano dopo due di fila è stremato).
Ciò che ci lascia perplessi è ciò
che accade dopo l'ultima nota: si ode un suono gutturale del Maestro Damiano
che, più che al Valzer delle Monte, ci parrebbe adatto al Valzer delle
Abbuffate.
Il tema non viene esposto: forse il
Compositore ha ritenuto che per la sua celebrità sia nell' orecchio di tutti
e che quindi sarebbe stato inutile riproporlo.
Si comincia quindi subito con la
prima variazione, in tempo di marcia, col tema al pianoforte accompagnato
dalle terzine del fagotto; la seconda variazione vede sempre protagonista il
piano, rimanendo relegato ad un ossessivo accompagnamento il fagotto
che diventa invece protagonista nella terza variazione col piano
che lo accompagna in prestissimo.
La quarta variazione è quasi
jazzistica; dopo un' interlocutoria quinta variazione con note
ribattute segue una variazione particolarmente interessante: la più
politica, dove al tema dell' "Inno di Forza Italia" al pianoforte,
fa da controcanto il motivo di "Bandiera Rossa" al fagotto; una
scelta bipartisan.
La variazione finale, la più lunga,
è una fuga nello stile di J.S.Bach.
Forse l'opera meno interessante dal punto
di vista compositivo; si tratta infatti della trascrizione (appena
variata) per fagotto e pianoforte del motivo principale della colonna sonora
dell'omonimo film: motivo celebre ed orecchiabile.
Peraltro anche quest'opera
costituisce un documento di importanza capitale; è l'unica infatti in
cui il Maestro Damiano appare anche come voce (virile) recitante (e
sospirante): quella voce un po' roca, dall' evidente accento sabaudo (peccato
che nell'incisione sia un po' coperta dal piano), che fa sciogliere come neve
al sole le signore e le signorine, che, ascoltandola, si dicono disposte a
fare tutto ciò che il Maestro chiederà loro.
Opera pericolosissima per mariti e
fidanzati, da vietarsi rigorosamente alle minori di 18 anni.
Si tratta di un esperimento musicale del
Compositore, che fa suonare fagotto e pianoforte in due tonalità diverse: da
qui il titolo.
Esperimento peraltro riuscito: ne risulta
un'opera breve ma intensa dall' atmosfera inquieta, cupa.
La chiusa, tra urlo e lamento, ricorda
la musica di G.Mahler: si ascolti a questo proposito la fine del primo
movimento della quinta sinfonia e si troveranno affinità evidenti.
Qui entra prepotentemente in scena il
nostro Editore in qualità di committente (anche Mozart componeva su
commissione; esempio: i quartetti per flauto ed archi e i concerti per flauto
e orchestra gli furono commissionati dall'olandese De Jean, e il concerto per
-pensate un po'- fagotto e orchestra, gli fu commissionato dal fagottista
dilettante Thaddaus von Durnitz).
Il tema oggetto delle variazioni, del
gruppo pop Procul Harum è carico di suggestioni e
ricordi per l'Editore.
E qui è necessario aprire una parentesi
biografica su di lui.
Eravamo agli inizi degli anni '70: molte
cose stavano cambiando in Italia: il vento del '68 francese portava la
protesta studentesca; venivano messi in discussione valori e parametri di
giudizio fino allora dati come postulati; dall'euforia del boom economico ci
si avviava ad una fase caratterizzata da una forte inflazione; ma soprattutto
il nostro Editore diventava adolescente e perdeva la sua innocenza: primo
ballo, alle note di A WHITER SHADE OF PALE e primo bacio, come quello di
Kundry a Parsifal. Ma, a differenza dell'eroe wagneriano, capace di resistere
alla tentazione, lui cedeva volentieri, non solo con Kundry, ma, già che
c'era, si ripassava anche tutte le fanciulle-fiore
e
si avviava verso una giovinezza scapestrata, dedita a Bacco e Venere
(non Tabacco ma solo perchè la dedizione ai primi due vizi era talmente
eccessiva da privarlo completamente del tempo e delle forze da dedicare al
terzo), durante la quale avrebbe cambiato fidanzate con lo stesso ritmo con
cui cambiava le calze ; per anni, come Tannhauser sul Venusberg
,
si abbeverò alla fontana della vita gustandone, con dissolutezza, tutti i
piaceri.
Ma poiché, in fondo,
in fondo, in fondo , in
fondo era un bravo ragazzo, non perse mai completamente di
vista la via della redenzione, ritrovò il suo Gral, acquisì la saggezza,
fondò a San Prospero il suo Monsalvat, e, sfuggito ad insidie che lo
minacciavano sotto le vesti di una femmina della quale non è lecito neanche
nominare il nome, si dedicò ad una vita - ascetica direi proprio di no - ma
comunque moderatamente e virtuosamente gaudente, dedita al riposo, allo studio
del proprio quadro clinico (secondo, per varietà, solo a quello di chi
scrive) all'informatica, all'antiquariato, e soprattutto alla buona
musica.
E allora possiamo notare che il
percorso musicale del nostro Editore è stato per così dire
"circolare" : infatti A WITHER SHADE OF PALE è un brano moderno
che prende a prestito due temi di J.S. Bach: la celebre Aria dalla
Suite BWV 1068 (conosciuta anche come aria sulla quarta corda), e il corale
per organo BWV 645 "Wachet auf ruft uns die Stimme" (sua volta
trascrizione del quarto movimento della cantata BWV 140). Possiamo quindi dire
che l'Editore, nel suo lungo viaggio dall'innocenza verso la predizione prima
e verso la redenzione e la saggezza poi, dalla musica di ispirazione
classicheggiante è partito, e alla musica classica è tornato.
E possiamo comprendere come, guardando il
suo passato dall'alto della sua ormai veneranda età, provi ancora emozioni a
ricordare il motivo musicale che fortemente ha segnato la sua vita.
Da qui la richiesta al Compositore che,
bontà sua, lo ha prontamente accontentato con un'opera per fagotto e
pianoforte, in cui la scrittura per lo strumento a fiato presenta difficoltà
enormi. Ma il Compositore sapeva che poteva disporre non di un fagottaro
qualsiasi ma niente meno che del mitico Maestro Damiano, nel cui vocabolario
non si trova la parola "impossibile". Ed infatti, grazie anche alle
possibilità che offre la sala di incisione (dal vivo pare che l'opera
sia veramente ineseguibile non essendovi momenti dove il fagottista possa
prendere fiato) abbiamo la versione disponibile su questo sito.
Più che un tema con variazioni
preferirei parlare di Fantasia, in quanto il tema è poco più che
un pretesto per una serie di divagazioni, ricami, parafrasi che, se da
una parte mettono in evidenza tutte le possibilità espressive del fagotto,
trattato all'insegna di un virtuosismo trascendentale, dall'altra conservano
il fascino del motivo originale che viene elaborato in chiave moderna, senza
mai cedere a suggestioni classiche.
