Nozze
di Figaro
Nationaltheater
Munich
3
Luglio 2001

Avendo ascoltato le
Nozze di Figaro a Vienna è stato estremamente interessante poterle
confrontare con l'esecuzione sentita la settimana dopo (3 luglio)
al Teatro dell'Opera di Monaco.
La prima cosa da
osservare è che l'acustica di quel teatro è molto meno adatta alla musica
mozartiana rispetto a quella del Theater an der Wien. A dire non è un
gran che in assoluto: in 5^ fila di platea si aveva la sensazione che la
musica non si espandesse; inoltre il suono arrivava in maniera assai
differenziata a seconda della posizione sul palcoscenico dei cantanti (nel
concertato che segue l'agnizione la voce che spiccava era quella di Don
Curzio); avendo ascoltato più opere in pochi giorni ho avuto al sensazione
che l'acustica migliorasse nei posti più in alto (Balkon 3).
Passando allo
spettacolo, va detto che la scena, assai luminosa, era costituita da una
stanza con le pareti bianchissime, essendo le uniche macchie di colore i
costumi e le porte. Nell'ultimo atto (quello del giardino) le porte sparivano,
e comparivano dei lenzuoli, anch'essi bianchi, sotto i quali i personaggi si
nascondevano (invece che dietro i cespugli).
La regia ha teso in
modo deciso al comico (assai più che quella viennese, la quale era anch'essa
molto divertente) per non dire al farsesco: ne è risultato uno spettacolo
spassosissimo (il pubblico ha riso moltissimo), con una recitazione assai
accurata; per contro sono passate un po' in secondo piano le altre componenti
di quest'opera (sensualità, malinconia...).
Metha ha diretto
con il suo solito senso del teatro (rinunciando a cercare di creare le
atmosfere magiche di Muti); una direzione ad un livello assai superiore a
quella esibita a Firenze qualche anno fa (che era sembrata un po' pesante).
Figaro era Bryn
Terfel, che tornava sulle scene dopo una breve assenza, e che qualche giorno
dopo avrebbe interpretato Falstaff; ha mostrato in entrambe le opere tutto
quello che gia sapevamo di lui: grandi capacita di recitazione e di fraseggio,
pronuncia italiana perfetta, presenza scenica straripante, voce intonata e
potente ma anche una tendenza a "gigioneggiare" e ad interpolare il
canto con fischi, gorgoglii, borbottii: splendido quando cantava, ma avrebbe
avuto bisogno di un regista e di un direttore che ne limitassero certi
atteggiamenti scenici eccessivi.
Molto bravo anche
Roman Trekel , un Conte trucibaldo, ma più misurato.
Non mi è piaciuta
molto la Contessa di Amanda Roocroft, spesso in difficoltà negli acuti.
Senza infamia e
senza lode il Cherubino di Sophie Koch, che pur non cantando male, era
incapace di rendere il caleidoscopio di sentimenti che accompagnano questo
personaggio e che emergevano invece dalla esecuzione viennese.
Quanto a Elisabeth
Futral (Susanna ma anche Nannetta nel Falstaff di tra giorni dopo) il giudizio
è "scisso": da una parte ha voce piccola e dal timbro bruttino;
dall'altra una bella presenza scenica, grandi capacità recitative, un
fraseggio espressivo ed un'ottima pronuncia che dimostrano che comprende alla
perfezione quello che sta cantando (cosa rara in cantanti di lingua inglese).
In quattro parole più attrice che cantante; inoltre è una bella donna
la qual cosa non guasta e dà credibilità all'opera (non è pensabile che il
Conte, con tutte le servette che si può scopare, scelga un sopranone da 100
Kg).
Così così i
personaggi minori.
Nel complesso uno
spettacolo molto divertente e gradevole, che il pubblico a dimostrato di
gradire assai.
Don Quichotte