Avendo ascoltato le Nozze di Figaro a Vienna è stato estremamente interessante poterle confrontare con l'esecuzione sentita la settimana dopo  (3 luglio) al Teatro dell'Opera di Monaco.
 
La prima cosa da osservare è che l'acustica di quel teatro è molto meno adatta alla musica mozartiana rispetto a quella del Theater an der Wien. A dire non è un gran che in assoluto: in 5^ fila di platea si aveva la sensazione che la musica non si espandesse; inoltre il suono arrivava in maniera assai differenziata a seconda della posizione sul palcoscenico dei cantanti (nel concertato che segue l'agnizione la voce che spiccava era quella di Don Curzio); avendo ascoltato più opere in pochi giorni ho avuto al sensazione che l'acustica migliorasse nei posti  più in alto (Balkon 3).
 
Passando allo spettacolo, va detto che la  scena, assai luminosa, era costituita da una stanza con le pareti bianchissime, essendo le uniche macchie di colore i costumi e le porte. Nell'ultimo atto (quello del giardino) le porte sparivano, e comparivano dei lenzuoli, anch'essi bianchi, sotto i quali i personaggi si nascondevano (invece che dietro i cespugli).
 
La regia ha teso in modo deciso al comico (assai più che quella viennese, la quale era anch'essa molto divertente) per non dire al farsesco: ne è risultato uno spettacolo spassosissimo (il pubblico ha riso moltissimo), con una recitazione assai accurata; per contro sono passate un po' in secondo piano le altre componenti di quest'opera (sensualità, malinconia...).
 
Metha ha diretto con il suo solito senso del teatro (rinunciando a cercare di creare le atmosfere magiche di Muti); una direzione ad un livello assai superiore a quella esibita a Firenze qualche anno fa (che era sembrata un po' pesante).
 
Figaro era Bryn Terfel, che tornava sulle scene dopo una breve assenza, e che qualche giorno dopo avrebbe interpretato Falstaff; ha mostrato in entrambe le opere tutto quello che gia sapevamo di lui: grandi capacita di recitazione e di fraseggio, pronuncia italiana perfetta, presenza scenica straripante, voce intonata e potente ma anche una tendenza a "gigioneggiare" e ad interpolare il canto con fischi, gorgoglii, borbottii: splendido quando cantava, ma avrebbe avuto bisogno di un regista e di un direttore che ne limitassero certi atteggiamenti scenici eccessivi.
 
Molto bravo anche Roman Trekel , un Conte trucibaldo, ma più misurato.
 
Non mi è piaciuta molto la Contessa di Amanda Roocroft, spesso in difficoltà negli acuti.
 
Senza infamia e senza lode il Cherubino di Sophie Koch, che pur non cantando male, era incapace di rendere il caleidoscopio di sentimenti che accompagnano questo personaggio e che emergevano invece dalla esecuzione viennese.
 
Quanto a Elisabeth Futral (Susanna ma anche Nannetta nel Falstaff di tra giorni dopo) il giudizio è "scisso": da una parte ha voce piccola e dal timbro bruttino; dall'altra una bella presenza scenica, grandi capacità recitative, un fraseggio espressivo ed un'ottima pronuncia che dimostrano che comprende alla perfezione quello che sta cantando (cosa rara in cantanti di lingua inglese). In quattro parole più attrice che cantante; inoltre è una bella donna la qual cosa non guasta e dà credibilità all'opera (non è pensabile che il Conte, con tutte le servette che si può scopare, scelga un sopranone da 100 Kg).
 
Così così i personaggi minori.
 
Nel complesso uno spettacolo molto divertente e gradevole, che il pubblico a dimostrato di gradire assai.

                                                                                  Don Quichotte