Lucerne Festival
Konzertsaal
Lucerna
13
20 Agosto 2003

Il Festival di
Lucerna era quest'anno una tappa obbligata poiché Claudio Abbado, direttore
preferito di chi scrive e dei "Compagni di Merende" e le cui
apparizioni sono oggi piuttosto rare, aveva in programma ben 4 concerti.
Particolare era poi
la formula: un'orchestra nuova, denominata Lucerne Festival Orchestra, il cui
nucleo era formato dai componenti della Gustav Mahler Chamber Orchestra cui si
aggiungevano musicisti di altre orchestre europee e famosi solisti, ha
suonato in 3 concerti (2 programmi); i singoli musicisti si sono poi esibiti
in diverse formazioni da camera.
Tra di essi
potremmo citare Kolija Blacher (primo violino) e Renaud Capuçon, Wolfram
Christ e Georg Faust, Natalia Gutman e Alois Posch, Emmanuel Pahud ed Albrecht
Mayer, Sabine Mayer, Stefan Dohr e Reinhold Friedrich: ma non lo faremo.
Ci limiteremo a
citare un musicista forse meno famoso di tutti questi: Stefan Schweigert,
primo fagotto della Filarmonica di Berlino.
Ma come - si
chiederanno i nostri numerosi lettori - il primo fagotto dei Berliner
Philharmoniker non è il celeberrimo Maestro Damiano, mito vivente, eroe dei
nostri giorni ed indiscusso protagonista del presente sito web? Certamente! Ma
dovete sapere che quell'orchestra ha due prime parti per ciascun
strumento (tre per i violini) e quindi due primi fagotti: uno è appunto
Stefan Schweigert, che, oltre a lavorare come un negro d'inverno, impiega le
proprie vacanze suonando a Lucerna in questa neonata orchestra; l'altro
è il Maestro Damiano, dotato a nostro parere di maggior talento, il
quale si è sparato quasi due mesi di ferie in Toscana e, dopo essere
tornato a lavorare per una quindicina di giorni, ha trovato il modo di
infortunarsi e di farsi un altro mese o due sempre in Toscana. Ma di
questo parleremo a tempo debito: chiediamo scusa ai lettori per la
divagazione.
Il
progetto abbadiano si è rivelato vincente, con risultati in linea di
massima ottimi, talvolta splendidi. Cominciamo dall'orchestra: i giudizi
prevalenti sono stai di due tipi: quelli degli entusiasti tendenti all'
esaltazione che hanno parlato dell'orchestra "migliore del mondo";
quelli di coloro che sono più portati ai confronti che hanno rilevato come
altre orchestre, come i Wiener e i Berliner Philharmoniker mostrano un maggiore
affiatamento ed equilibrio ed un suono che le identifica maggiormente. Ora se da
una parte è evidente che un'orchestra la si costruisce negli anni, se non
nei decenni, per cui certi giudizi iperbolici sono eccessivi (pur dando atto che
alcuni solisti sono di livello superiore alle prime parti delle
orchestre stabili) dall'altra è altrettanto evidente che, proprio per quanto
detto sopra, i giudizi "comparativi" sono fuori luogo ed un po’
masochistici e che comunque, al di là dei raffonti, il livello raggiunto da
questa nuova orchestra è stato ottimo; eccezionale se si considera che era nata
pochi giorni prima. Se poi aggiungiamo che l'acustica della Konzertsaal è
molto migliorata da come l'avevamo conosciuta, grazie anche ad interventi
strutturali, giungiamo ad un bilancio assolutamente positivo. Peccato che
l'orchestra sia destinata a riunirsi solo per pochi giorni l'anno, d'estate
(come l'orchestra di Bayreuth, se proprio vogliamo fare un paragone), e solo
finché ci sarà un direttore del carisma di Abbado a sostenere questo progetto,
e sponsors che lo supporteranno economicamente.
Veniamo ai singoli
concerti. Quello di apertura si apriva con l'addio di Wotan (dalla Walkiria di
Wagner): Abbado lo risolveva con un suono smagliante, con la consueta cura del
dettaglio, per cui i leitmotives risultavano estremamente evidenti, ma anche
rendendo bene i sentimenti che si susseguono nell’ animo di Wotan
interpretato da un Bryn Terfel che alla potenza di voce univa un carisma
straordinario (anche se con qualche piccolo problemino nelle note più alte).
La seconda parte
del concerto era dedicata a Debussy: prima il Martirio di San Sebastiano: un'
esecuzione controllata, in cui la musica, arcaicizzante, scendeva nella
sala in modo assai suggestivo grazie anche a una particolare cura nella
disposizione spaziale di orchestrali e cantanti; sono piaciute entrambe le
soliste Eteri Gazava e Rachel Harnisch e lo Schweizer Kammerchor; tra gli
orchestrali una particolare menzione per Emma Schied (corno inglese), della
Mahler Chamber Orchestra, meno titolata di tanti altri colleghi, ma molto
brava nel lungo brano solistico che questa partitura prevede.
Conclusione del
concerto con La Mer, suonato di slancio: non immerso in quelle brume
impressionistiche, come avviene in molte interpretazioni del compositore
francese, ma eseguito in maniera nitida: un' interpretazione in cui i fervori
-oserei dire - post-romantici si sono fusi alle premonizioni novecentesche in
un perfetto equilibrio.
Chi scrive non ama
affatto Debussy eppure è uscito entusiasta dal concerto.
Il secondo
programma dell'orchestra (che abbiamo ascoltato 2 volte) prevedeva la 2^
sinfonia di Mahler: un cavallo di battaglia di Claudio Abbado.
Premesso che le due
esecuzioni non erano identiche, essendo nella seconda assai attenuati i
contrasti dinamici della prima, Abbado ha affrontato la partitura senza
freni intellettualistici (cosa che talvolta invece gli capita): nei tempi
estremi Abbado ha accentuato al massimo i contrasti dinamici mentre nei
tre tempi centrali li ha limitati, tendendo ad un'esecuzione
"controllata" ma comunque ostentando senza pudore quelle melodie
distese e talvolta laceranti che caratterizzano questo compositore.
Ci ha colpito nel
primo movimento il contrasto tra un primo tema, di marcia funebre, dalla
forza tellurica, ed il secondo, più melodico, eseguito con una morbidezza ed
una cantabilità straordinaria.
Esemplare come
sempre la cura dei dettagli: le linee delle prime parti degli strumenti a
fiato si dipanavano con una nitidezza straordinaria.
Se mai c'è da
chiedersi il perché (nella prima serata) di un approccio cosi diverso ai
singoli movimenti; quando alcuni anni or sono sentimmo la stessa sinfonia
eseguita dalla Filarmonica di Vienna diretta da Simon Rattle - in un'
interpretazione non paragonabile a questa in quanto meno equilibrata e più
"rumorosa" - ad una lettura "urlata" del primo tempo
ne seguì una altrettanto urlata del terzo.
Da Abbado - un
direttore uso ad interpretare le composizioni di transizione tra il 18° e il
19° secolo con lo sguardo rivolto più avanti che indietro - non mi sarei
aspettato una lettura dei tempi centrali così "ottocentesca",
specie se rapportata alla esibita teatralità espressionistica dei movimenti
estremi.
Devo dire però che
questa scelta interpretativa non mi ha disturbato affatto anche se
l'esecuzione della seconda serata mi è parsa più equilibrata.
Buono (ma non per
l' Editore) il coro spagnolo Orfeòn Donostiarra, mentre delle cantanti devo
dire che se Anna Larsson ha brillato per doti tecniche ed espressività, Eteri
Gazava, che pure si era ben comportata nel Martirio di San Sebastiano, qui ha
mostrato una voce piccola ed ha peccato di inerzia espressiva.
Tra questi due
programmi Abbado ha trovato il modo di dirigere anche un concerto da camera,
il cui programma prevedeva l'esecuzione integrale dei concerti brandemburghesi
di J.S.Bach.
Abbado ha optato
per un oragnico ridotto (da 8 a 19 elementi) e l'utilizzazione di
strumenti moderni, salvo alcune eccezioni (violone e, nel 6° concerto, due
viole da gamba e un liuto): scelta quanto mai opportuna data la vastità della
sala da concerto che non avrebbe consentito una buona percezione del suono
degli strumenti d'epoca; l'esecuzione è stata caratterizzata dall'assenza di
vibrato e da piccole variazioni sia dinamiche che agogiche che hanno reso
l'interpretazione "frastagliata" e varia, senza scadere nella noia,
cosa abbastanza frequente in queste opere, specie di fronte alle esecuzioni
"filologiche" che, tese a cercar di riprodurre il suono
"com'era", perdono di vista il respiro globale l'opera; uno dei
fattori che hanno reso queste esecuzioni difficilmente ripetibili è stata
l'abbondanza di grandi solisti tra i quali citiamo Rainer Kussmaul (violino e
violino piccolo) Albrecht Mayer in primis, ma anche Mizuho Yoshii e Ema Schied
(oboi) Emmanuel Pahud (flauto) Michele Barchi (clavicembalo) Stefan Dohr e
Georg Schreckemberger (corni), e, per finire, gli straordinari Reinhard
Friedrich (tromba) e Michala Petri (flauto dolce). Ma non dobbiamo dimenticare
che nelle file della piccola orchestra da camera suonavano musicisti quali
Renaud Capucon, Wolfram Christ e Georg Faust.
Naturalmente non
tutti e sei i concerti sono stati eseguiti sullo stesso livello: a volere
cercare il pelo nell'uovo devo dire che il sesto mi è piaciuto meno degli
altri, con i suoi tempi lenti e un suono talmente morbido da sembrare
"affettato": rimane comunque un giudizio complessivo di eccellenza.
Se i tre concerti
Abbadiani erano il piatto forte della settimana, tra di essi si sono inseriti
altri concerti di sicuri interesse: la Mahler Chamber Orchestra, i cui
elementi facevano tutti parte della Lucerne Festival Orchestra, si è proposta
in un concerto sotto la direzione di Daniel Harding (che ebbe di fraternizzare
con il nostro Editore a Ferrara).
Questo giovane
direttore, di cui dobbiamo lodare in primo luogo le grazie della moglie, violista
della stessa orchestra, si è ben disimpegnato in un'esecuzione equilibrata
della sinfonia Hob.I/22 "Il filosofo" di Haydn; ha proseguito
con Herbstmudik di Rudolf Kelterborn (presente in sala l'autore) per la quale
ci avvaliamo della facoltà di non commentare e ci limitiamo a riportare
l’autorevole giudizio di uno dei compagni di merende presenti in sala:
che ha detto: “Stasera l’ ho ascoltata 2 volte: la prima
e l'ultima”.
Il concerto si è
concluso con l'esecuzione della seconda sinfonia di Schumann in cui Harding si
è inizialmente perduto: uno strano uso delle pause che dava un senso di
frammentarietà ed uno scarso equilibrio tra le varie parti dell'orchestra,
con gli archi che prevalevano sui fiati, mi hanno lasciato insoddisfatto.
L'esecuzione riprendeva a decollare nel terzo e sopratutto nel 4° movimento
eseguito velocissimo, tutto di un fiato e carico di tensione.
Ho infine ascoltato
altri due concerti in cui alcuni musicisti che suonavano nell'orchestra
hanno affrontato il repertorio da camera i senso proprio.
Il primo dei due è
iniziato con l’esecuzione dell' Introduzione
e Variazioni su "Trockne Blumen" da Die Schone Mullerin per
flauto e pianoforte D 802 di Schubert, nell’interpretazione di
Emmanuel Pahud accompagnato al piano da Thomas Larcher: assai ben suonato,
anche se l’opera non è certo un caposaldo della musica da camera.
E' seguito il
quartetto per archi (1964) di Lutoslawski suonato da Lukas Hagen e
Rainer Schmidt (violini) Iris Juda (viola) e Clemens Hagen (violoncello): pur
avendone acquistato il CD per conoscerlo devo dire che non sono riuscito ad
ascoltare questa musica senza annoiarmi.
Infine il
celeberrimo quintetto D 667 di
Schubert, universalmente conosciuto con il titolo “La Trota”: interpreti
il quartetto di cui sopra con il contrabbassista Alois Posch che sostituiva il
violinista Rainer Schmidt, nonché
con il grande pianista Radu Lupu: ho avuto la sensazione che il pianoforte da
una parte e gli archi dall’altra non fossero ben affiatati: ognuno suonava
un suo quintetto con il piano che talvolta scompariva e talvolta emergeva
sugli archi senza raggiungere un vero equilibrio.
Il secondo concerto
da camera prevedeva tra l’altro la partecipazione di Martha Argerich, la
quale ha dovuto disdire l’impegno ed è stata sostituita, tra i mugugni di
molti dei presenti, da Bruno Canino: questi si è invece mostrato
all’altezza della situazione ed ha assicurato alle formazioni cameristiche
che si sono alternate sul palcoscenico quell’ equilibrio che Lupu non era
riuscito a raggiungere; in realtà il bravo pianista italiano, pur non essendo
un solista di prima grandezza, ha svolto la sua carriera suonando moltissima
musica da camera, essendo sistematicamente accompagnatore di solisti come
Accardo e Gazzelloni, facendo
parte del Trio di Milano, e guadagnandosi la fama del musicista dotato di buon
carattere, sempre pronto ad ascoltare le opinioni dei colleghi.
Questa duttilità
è stata premiante nell’esecuzione del trio n.
2 di Shostakovich, suonato con il violinista Kolja Blacher e la
violoncellista Natalia Gutman, che ci ha impressionato per la veemenza del
primo movimento e per l'interpretazione guizzante e demoniaca dell'ultimo
tempo.
Ed è stata
premiante anche nell'esecuzione del quintetto op. 44
di Schumann, eseguito con i violinisti Renaud Capuçon e Brigitte Lang,
la violista Diemut Poppen ed il violoncellista Gautier
Capuçon, esaltato nella sua temperie romantica.
Inutile dire che ai
concerti era presente un nutrito gruppo di compagni di merende.
E’ essenziale
invece rilevare che il Nostro Editore ha ascoltato solo gli ultimi due
concerti (in ordine cronologico) vale a dire quelli in cui Abbado ha diretto
la II di Mahler: nei giorni precedenti era infatti impegnato ad organizzare il
celeberrimo Festival Musica e Rossi Toscani, ad invitare ospiti di mezzo mondo
in quel di Siena in occasione del Palio e ad accudire il Maestro Damiano. Tale
e tanto è il suo senso del dovere e il suo spirito di abnegazione che si è
perso ben due concerti da Abbado!!!
Non solo! Lo sforzo
fisico e lo stress nervoso cui si è sottoposto hanno messo a repentaglio la
sua salute al punto che ad un certo momento si è dubitato che potesse venire
a Lucerna, sia pur per soli tre giorni.
Quella che segue è
una tabella in cui riportiamo a sinistra i concerti ascoltati e le attività
del recensore, in ordine cronologico, e a destra le attività che negli stessi
giorni impegnavano il Nostro Editore.
| |
Recensore |
Editore |
| 13
agosto |
Viaggio
del recensore e dei compagni di merende dalla Toscana a Lucerna. |
L'Editore
va alla "tratta" con JKK-GiuGi: insorgono le vertigini. |
| 15
agosto |
Concerto
Abbado:Wagner,Debussy. |
Concerto
di Badia a Coltibuono:
ancora vertigini. |
| 15
agosto |
Concerto
da camera Lupu. |
|
| 16
agosto |
Concerto
Abbado, Bach. |
Lascia
Siena la graziosa violinista Marietta Kratz: all’Editore torna la
Lombalgia Imperiale. In serata cena della prova generale nella
contrada della Giraffa. Perdurano le vertigini. |
| 17
agosto |
Concerto
Harding. |
Palio
e cena in Piazza del Campo.Le vertigini non cessano: è messo in forse il
viaggio a Lucerna. |
| 18
agosto |
Concerto
da camera Canino. |
Viaggio
Siena-Lucerna: arrivo con vertigini e cena in camera snobbando i
“Compagni di Merende”. |
| 19
agosto |
Concerto
Abbado: Mahler. |
Gita sul
lago con i compagni di merende e il recensore, visita per la città,
concerto e cena con i compagni di merende e il recensore, interrotta
anticipatamente a causa di vertigini e non solo quelle…
|
| 20
agosto |
Concerto
Abbado: Mahler. |
Giornata
di pubbliche relazioni (attività in cui il Nostro è maestro): pranzo
con una giovane (21 anni) e graziosa violista dell’orchestra:

troppo
giovane, dice Lui, che ha
ancora un minimo di senso morale (dice sempre Lui), per avventure
erotiche; qui o sono sposate o sono giovani, sta di fatto che non si
batte un chiodo!
Sera:
concerto e cena di pubbliche relazioni con un altro gruppo di Compagni
di Merende.
|
| 21
agosto |
I
Compagni di Merende lasciano l’albergo con comodo e tornano in Italia. |
L’Editore
viene svegliato ad ore antilucane dal rumore del trapano (lavori alle 7 di
mattina in un albergo a 5 stelle): solenne incazzatura, veemente protesta
che frutta un lauto sconto, ed abbandono dell’ albergo (e della
Svizzera) prima di tutti. |
