Attila

Teatro Comunale di Firenze

27 28 Ottobre 2001 

 

 
 
 
Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha concluso la programmazione dell'anno verdiano con la rappresentazione dell'Attila: dopo un 'opera celebre come il Trovatore, che ha inaugurato il "Maggio", un'opera meno frequentata per rappresentare il così detto "primo Verdi" quello degli "anni di galera" in cui il Maestro, pur avendo raggiunto la celebrità, era costretto a una notevole mole di lavoro, dovendo sfornare ogni anno una o due opere nuove.
Il primo Verdi è caratterizzato da una scrittura non raffinata (qualcuno parla di rozzezza) ma in grado di far presa sul pubblico e di incarnare, coi suoi cori, le sue arie e cabalette veementi e stringate, quelli che erano i valori e gli ideali del romanticismo risorgimentale italiano.
 
La rappresentazione fiorentina è stata sicuramente pregevole.
La messa in scena (regia di Franco Ripa di Meana, scene di Edoardo Sanchi, costumi di Carolina Olcese) non era tradizionale: l'opera si svolgeva in un ambiente chiuso, una specie di bunker, le cui pareti (sia laterale che di fondo) si aprivano di volta in volta per consentire i movimenti delle masse corali e dei cantanti; sul fronte era posto un mucchietto di sassi bianchi (che rappresentassero la tomba di una vittima degli Unni?).
I costumi erano fuori dal tempo: e nella regia in genere non vi era la volontà di inquadrare lo svolgimento degli eventi in un preciso momento storico.
La scenografia si avvaleva delle sculture di Marino Marini (cavalli e guerrieri), nell'ambito della collaborazione del Museo a lui dedicato con il Teatro: questo poteva comportare per regista e scenografo dei vincoli, e condurre l'opera sul piano dell'intellettualismo: in realtà le sculture sono state inserite nel contesto della scena talvolta in modo funzionale e comunque senza che mai disturbassero.
Durante il prologo su di uno schermo, in alto , sono state proiettate delle immagini, per lo più astratte,  di Luca Scarsella, che, con il movimento delle masse, doveva creare suggestioni nel pubblico.
Banale invece il movimento dei cantanti.
Mal risolta la scena del sorgere dell'alba nel prologo, caratterizzata da una ridicola mimica con le mani dei personaggi e da un'assoluta staticità delle luci e delle proiezioni, di fronte al crescendo della musica.
In sostanza una regia non particolarmente fantasiosa, ma che comunque non disturbava: pertanto ci sono apparsi eccessivi i fischi con cui una parte del pubblico (l'altra applaudiva) ha accolto al proscenio i responsabili della messa in scena.
 
La parte musicale è stata la migliore.
Il direttore Daniele Abbado ha diretto con sicurezza, regalandoci un  Verdi "muscolare", ma sapendo esaltare anche i momenti lirici, forse eccedendo talvolta nel far cantare il coro un po' troppo forte. Nel complesso comunque una buona direzione.
 
Abbiamo ascoltato entrambi i cast dei cantanti e devo dire che il primo è tra i migliori scritturabili oggi.
Ferruccio Furlanetto è un'Attila  autorevolissimo e, nonostante qualche difficoltà in entrata ed un timbro non  bellissimo, ha saputo penetrare nella psicologia del personaggio ed ha risolto splendidamente la scena del sogno. Julian Kostantinov (II cast) ha cantato bene, anche se il suo fraseggio era meno espressivo.
Odabella era Dimitra Theodossiou, che avevamo ascoltato un anno fa come Leonora nel Trovatore della Scala: allora non ci era piaciuta molto; stavolta ha cantato egregiamente e specie nell'aria di apertura del primo atto ha sfoggiato agilità e degli acuti in pianissimo ragguardevoli. Più in difficoltà Gabriella Morigi (II cast) che ha mostrato delle disomogeneità e ci è parsa particolarmente in difficoltà nelle note più alte: eccessivi peraltro i rumorosi buuu  di pochi spettatori (3 o 4 tutti provenienti dall'Emilia, dove la passione per la lirica porta il pubblico ad avere delle reazioni da stadio).
Ezio era interpretato da Carlo Guelfi, ormai di casa al Comunale: ha cantato bene anche se alcuni eccessi espressivi facevano un po' "verismo". Andrzej Dobber (II cast) ha mostrato un  buon canto ma un fraseggio inerte.
La vera sorpresa è venuta dai tenori, che oggi si dice siano merce rara, specie per il repertorio verdiano: sia Marco Berti che Kaludi Kaludow (II cast) hanno risolto il ruolo di Foresto con sicurezza, saldezza vocale ed espressività.
Bravo il coro (salvo che per taluni eccessi fonici cui ho accennato).
 
 

APPENDICE 1^

 

La rappresentazione della prima è stata ritardata di 15 minuti (ma fino al giorno prima è rimasta aperta l'ipotesi di uno sciopero) a seguito di una protesta delle maestranze del teatro.
In un volantino distribuito al pubblico si indicavano quali motivi della protesta, la mancanza di una seria programmazione della fondazione, la preoccupazione sull'effettiva entità dello sbilancio finanziario del teatro, l'eccessivo uso del lavoro precario e la mancata attenzione alle problematiche delle masse artistiche.
Ora chi ha presente la programmazione artistica del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino non può negare che essa potrà essere sicuramente migliorabile, ma è certamente superiore a quella degli altri enti lirici italiani, eccezion fatta, forse, per la Scala, che peraltro gode di finanziamenti pubblici e privati assai maggiori, e che comunque, nella scelta dei cast vocali non sempre si ricopre di onore.
Che poi possa esserci qualche flop di pubblico è normale in tutti i teatri. (anche alcune repliche dell'Attila e del Don Pasquale sono andate semi-deserte); d'altra parte la certezza del tutto esaurito si avrebbe solo con una programmazione ripetitiva e banale che prevedesse la costante messa in scena di quei pochi titoli che fanno "cassetta".
Sono purtroppo anche normali le difficoltà di reperire risorse, specie in una città come Firenze: si veda cosa sta accadendo per il calcio che pure è  uno spettacolo assai più popolare e che, dando un maggior ritorno di immagine, è più attraente per gli sponsor.
E, se leggiamo con attenzione i motivi dell'agitazione, vediamo che la soluzione di alcuni problemi (eliminazione del precariato con assunzioni a tempo indeterminato - richiesta peraltro sacrosanta in certi casi), comporterà l'aggravamento di altri (aumento dello sbilancio).
A questo proposito condividiamo la lettera aperta inviata da Zubin Metha (spero che ci si renda conto della fortuna di avere un direttore principale della sua statura) che rileva come certi problemi sia opportuno risolverli discutendo e mediando e non con iniziative che possono offuscare l'immagine del Teatro ed allontanare i potenziali sponsor.
In sostanza e meglio mettersi intorno ad un tavolo a discutere che fare saltare una prima con relativi danni economici e d'immagine.
 
 
 

APPENDICE 2^

 

Non interesserà chi legge, ma serve ad inquadrare quanto sopra nel contesto di questo sito web.
La serata di chi scrive è terminata in pizzeria insieme al protagonista del quiz "Conosci l'opera" cui potete accedere da questo sito passando dalla sezione "Trappole" ovvero cliccando direttamente sull' immaginetta del multiforme personaggio posta qui sotto.
 
 
Grande assente era il nostro Editore, il cui fantasma ha peraltro aleggiato durante tutta la serata come il fantasma di Banco al banchetto di Macbeth.
 Egli (l'Editore, non Banco) da un po' di tempo si è racchiuso in uno sdegnoso isolamento, limitando moltissimo le sue apparizioni ad eventi musicali (e pensare che quando era giovane frequentava anche i teatri di provincia!).
Auspichiamo pertanto che al prossimo spuntino "dopo teatro" egli sia presente in carne ed ossa e non solo nell'immaginazione e nella memoria dei commensali.  
 
 

Don Quichotte