I

Barbiere di Siviglia

Teatro Comunale 

Firenze

25 Gennaio 2002 

l Barbiere  di Siviglia di G.Rossini, con le scene e i costumi di Sigfrido Martin-Beguè e la regia di Josè Carlos Plaza non era una novità per Firenze, essendo stato rappresentato già nella stagione invernale 1994 (al Verdi) e in quella estiva 1995 (in quell'occasione avevo assistito ad una rappresentazione): cambiavano peraltro gli interpreti musicali.

 
E' stata una messa in scena, tutto sommato, gradevole, anche se con alcuni limiti.
 
Ma andiamo con ordine.
Il palcoscenico era delimitato da un aranceto (come tanti ce ne sono a Siviglia) con sullo sfondo il panorama stilizzato della città e  un fiume (il Guadalquivir) solcato da imbarcazioni.
Sia le scene che i costumi erano coloratissimi, caratterizzati da motivi geometrici. I costumi fuori dal tempo richiamavano un mondo di fiaba; le scene, costituite, oltre che da quanto descritto sopra, da pannelli che entravano ed uscivano, rappresentavano gli ambienti con prospettive deformate e ed oggetti volutamente fuori proporzione, quasi a sottolineare l'irrealtà della vicenda.
In scena appariva di frequente una moltitudine di personaggi (suore, danzatrici, soldati e borghesi) che spesso si muovevano al tempo della musica.
Il tutto condotto con brio, con molte gags, in modo che ne risultasse uno spettacolo assai divertente. Due i limiti: talvolta la scena appariva eccessivamente affollata la qual cosa distraeva dalla musica e dall'azione principale; ed il sottolineare l'aspetto comico della vicenda oscurava quello umano dei personaggi, con il rischio di scadere nel farsesco.
 
Quanto all'aspetto musicale si alternavano luci ed ombre.
Dirigeva Keri-Lynn Wilson, la quale, innanzi tutto, è una bella donna (il che non guasta).
Ella assicurava un buon amalgama tra l'orchestra e il palcoscenico, con sonorità discrete e grande cura dei particolari timbrici della scrittura orchestrale; forse mancava quella verve ritmica che per noi italiani è cifra caratterizzante del Rossini buffo.
 
Figaro era cantato da Vittorio Vitelli (che sostituiva l'indisposto Franco Vassallo); un'esecuzione corretta anche se priva di grande personalità.
Paul Austin Kelly (Almaviva) denotava un canto un po' velato; l'interprete era di scarsa personalità e la dizione mancava di idiomaticità.
Anche il Basilio di Hao Jiang Tian, pur esibendo una voce assai potente, mi ha lasciato perplesso quanto alla omogeneità dell'emissione e alla correttezza del fraseggio (cosa che capita assai di frequente quando opere come queste sono cantate da interpreti non italiani).
Ciò era ancor più evidenziato dal confronto con l'ottimo Bartolo di Bruno De Simone, portato ad accentuare, sì, l'aspetto buffo del personaggio, ma con una dizione, un fraseggio, una recitazione che rendevano evidente quanto il cantante avesse afferrato il ruolo.
Quanto a Rosina, era interpretata da Daniela Barcellona, che cantava nonostante avesse l'influenza: superava bene le difficoltà vocali del ruolo (è stata la più applaudita dal pubblico), anche se non riusciva a far emergere quella sensualità e quella malizia che sono caratteri connaturati al personaggio.
 
In conclusione uno spettacolo non esente da pecche, ma assai divertente e godibile, cui il  pubblico (per la prima volta ho rivisto il Comunale al completo, dopo l'11 settembre) ha decretato un caloroso successo.

Don Quichotte