Musica nel chiostro

Batignano , Grosseto

27 Luglio , 9 Agosto  2002

 

 
Batignano è un  piccolo paese a nord di Grosseto (di cui è frazione).
Dal 1974, nell' ex convento di Santa Croce, posto nella campagna, l'inglese Adam Pollock organizza ogni estate un mini-festival di musica lirica, denominato MUSICA NEL CHIOSTRO, le cui caratteristiche sono:
1) Poche opere rappresentate: due programmi, quando addirittura uno solo (negli anni di vacche magre) replicati ciascuno 4-5 volte.
2) Scelta di titoli rari; da vecchie opere barocche di autori semisconosciuti (spesso in prima esecuzione moderna), a opere contemporanee, talvolta rappresentate in "prima mondiale", a opere "minori" di autori noti; quando sono state scelte opere famose si è sempre optato per edizioni particolari: è il caso della LEONORA di Beethoven, nella prima versione e del DON GIOVANNI di Mozart, anch'esso nella prima versione (di Praga).
Tra le tante opere ascoltate negli anni voglio ricordare la prima esecuzione mondiale di  ZAIDE, opera lasciata incompiuta da Mozart e i cui numeri musicali rimastici furono collegati con brani in prosa scritti da Italo Calvino (1981).
3) Come palcoscenico sono utilizzati alternativamente i vari ambienti dell' ex convento: il chiostro (il più sfruttato e l'unico che abbia un'acustica buona) l'uliveto (il suono si disperde) la cappella diroccata (raccoglie tutto il vento del Tirreno con le conseguenze che il suono se ne va e gli spettatori patiscono il freddo anche d'agosto) e altri. Ormai abbiamo capito che vale la pena andare solo alle opere rappresentate nel chiostro.
4) Le rappresentazioni sono assai povere dal punto di vista scenografico (oggi si chiamano "regie minimaliste"), ma assai ricche di fantasia e di trovate.
5) Si canta in lingua italiana, qualsiasi sia la lingua originaria dell'opera, la qual cosa è del tutto anacronistica, ed è decisamente singolare se si considera che stranieri sono quasi tutti gli interpreti e straniera è anche una buona parte del pubblico.
6) Gli interpreti sono quasi tutti inglesi; si tratta di artisti per lo più di buon livello anche se al di fuori del giro dei teatri più importanti.
Scorrendo però i programmi notiamo alcune eccezioni: negli anni 1978-80 ha cantato Diana Montague poi affermatasi nei circuiti maggiori; Ivor Bolton, oggi di casa al Comunale di Firenze, al Teatro dell'Opera di Stato Bavarese nonché al Festival di Salisburgo, ha diretto RODELINDA di Handel (1989) e RE PRIAMO di Tippet (1990); numerose sono state, tra il 1974 e il 1990 le apparizioni di David Parry, direttore non particolarmente famoso ma noto ai "discofili" per le numerosi incisioni per la casa discografica inglese "Opera Rara", specializzata appunto nella riscoperta delle opere meno frequentate. 
Ma è stato soprattutto Graham Vick, oggi uno dei registi più ricercati e più discussi del mondo, a segnare il periodo che va dal 1979 al 1993, curando la messa in scena di 10 opere (tra cui vogliamo ricordare una splendida LEONORA di Beethoven).
Nel complesso un'iniziativa culturale di enorme interesse anche se, così come è lecito aspettarsi l'ottimo spettacolo, è possibile imbattersi in una messa in scena deludente. Vale comunque la pena di rischiare.
 
E veniamo al programma di quest'anno: era dedicato alle DONNE IMMORALI e prevedeva due opere: MESSALINA di Pallavicino e  TOREADOR di Adam.  
La prima è un' opera del barocco veneziano composta nel 1679, quindi dopo l'Incoronazione di Poppea di Monteverdi e prima dell'Agrippina di Handel (due opere più conosciute che vedono, entrambe, come protagoniste donne che, nonostante il loro comportamento amorale, alla fine trionfano).
Messalina era la più immorale di tutte se è vero, come ci dice Giovenale, che la notte lasciava di nascosto il letto imperiale, per andare a prostituirsi in un bordello dell'Urbe.
L'opera ascoltata propone intrighi e travestimenti, con uomini tanto gelosi quanto infedeli e donne oneste, eccezion fatta per Messalina, l'unica, quando l'intreccio si scioglie, che non rinnega il proprio credo che si sostanzia nella volontà di godere il più possibile per non dover un giorno avere rimpianti.
Musicalmente l'opera presenta numerose arie, brevi e gradevoli, collegate da un recitativo che ricorda quello monteverdiano.
 
Per la rappresentazione è stato utilizzato il chiostro, eccezion fatta per 18 minuti centrali che sono stati eseguiti in uno spazio più aperto, la qual cosa ha creato notevoli inconvenienti:
-il pubblico doveva ascoltare in piedi;
-l'acustica era pessima;
-il vento metteva in difficoltà gli orchestrali a cui rischiavano di volar via gli spartiti;
-non potendosi trasportare per questo breve intermezzo il clavicembalo, questo è stato sostituito da una pianola elettrica che ne imitava il suono e che era collegata ad un amplificatore mal funzionante che "friggeva" ad intermittenza;
in breve un vero disastro.
Molto meglio la parte rappresentata nel chiostro; la regia (di Julian Webber) era piena di trovate e non lasciava mai annoiato lo spettatore, anche se talvolta scadeva nella farsa: mi riferisco al travestimento da donna (peraltro previsto dal libretto) di Tullio, cui il regista fa assumere movenze da avanspettacolo.
Quanto alla parte musicale, l'orchestra era ridotta ai minimi termini, composta da 2 violini una viola un violoncello, tutt'altro che irreprensibili, un fagotto (d'epoca), una tiorba, un cembalo e un ulteriore piccolo strumento a tastiera il cui suono ricordava quello di un organo. Era diretta da Jonathan Gale, diligente e nulla più.
In linea di massima bravi i cantanti, ottimi anche come attori, ma con una dizione italiana che lasciava assai a desiderare.
Ricordiamo i due sopranisti Andew Watts (Claudio) e Stephen Wallace (Tullio), e ancora Louise Cannon (Messalina) Lucy Bates (Lismeno), Richard Strivens (Tergisto) e Ruth Peel (Erginda), la quale ultima, che impersonava una donna travestita da uomo, rivelava la propria vera identità quando le venivano stracciate le vesti e rimaneva a seno scoperto (questo lo scriviamo per il Nostro Editore, che così si pentirà di non aver assistito all'opera).
 
TOREADOR, ou l'ACCORD PARFAIT fu composta nel 1849 da Adolphe Adam: questi fu autore assai prolifico nella Francia dell'800, oggi noto in particolare quale autore delle musiche per il balletto "Giselle" . Egli, tra l'altro, a seguito di un dissesto finanziario, si trovò nella necessità di dover lavorare a ritmi elevatissimi e non disdegnò alcun tipo di incarico. TOREADOR gli venne commissionato come un breve intermezzo:  lo scrisse in sei giorni e successivamente, essendo rimasto soddisfatto del risultato, decise di trasformarlo in una vera e propria opera, del genere dell'opera-comique.
La trama. La cantante Coraline ha sposato il toreador Belfiore, assai più vecchio di lei e sempre alla ricerca delle avventure galanti. Ma viene raggiunta da Tracolin, giovane flautista di cui è innamorata, il quale prima la aiuta a scoprire i tradimenti del marito, e poi, quando ella minaccia di andarsene portando via la dote, propone un patto di riappacificazione: i coniugi continueranno a stare insieme ed egli rimarrà a vivere con loro per garantire la tranquillità del matrimonio: un perfetto menage e tre.
Musicalmente l'opera, leggera e piena di brio, ci regala un profluvio di melodie facilmente orecchiabili, alternate da parti recitate.
 
E' stata rappresentata interamente nel chiostro: l'orchestra era posta sotto le arcate del primo piano e il palcoscenico al piano terreno, intorno al pozzo al centro del chiostro stesso. Nonostante la collocazione dell'orchestra più in alto dei cantanti l'acustica era buona e anzi, talvolta le voci venivano leggermente coperte.
A parte questo particolare, peraltro non accentuato, e qualche incertezza ritmica,  il direttore Stephen Higgins dirigeva con la giusta verve.
La scenografia era "povera" (come sempre a Batignano) essendo costituita da un tavolo con due sedie, e un'altalena: utilizzando questi pochi oggetti e sfruttando al meglio gli spazi atipici del chiostro il regista Jo Davies ha impostato una recitazione tutta basata sugli sguardi e le espressioni del volto regalandoci una messa in scena piena di brio e di grazia, senza voler strafare; tutto ciò anche grazie al fatto che i cantanti erano prima di tutto degli splendidi attori, soprattutto la giovane (e carina) soprano d'agilità Donna Bateman, la quale, in possesso di una voce un po' piccola ma sufficiente per gli spazi circoscritti del chiostro, ha reso con espressione il personaggio di Coraline. Il basso-baritono Wyn Pencarrig ha cantato con voce potente ed intonata la parte di Belfiore (interpretata con la dovuta ironia, ma senza mai scadere nella farsa), mentre il tenore Darren Abrahms è stato un Tracolin non particolarmente squillante e con qualche problema negli acuti, ma tutto sommato più che sufficiente. Tutti e tre dotati di una dizione non perfetta, ma sicuramente superiore alla media delle recite batignanesi, da superare il difficile esame delle parti recitate in italiano.
In conclusione una serata piacevole e coinvolgente, con il valore aggiunto che poteva trattarsi di un'occasione unica per assistere ad un'opera rappresentata rarissimamente. 
Per concludere segnaliamo, come curiosità, un piccolo anacronismo: ad un certo punto Belfiore entra in scena fischiettando il famoso motivo del toreador della Carmen, opera che venne composta 25 anni dopo quella rappresentata