Abbado     Janssons    Thielemann

BerlinerPhilarmoniker

GrossesFestspielhaus

Salzburg

29 30 31  Marzo  2002

 

 

 

 
Dal 1967, anno della sua fondazione ad opera di Herbert von Karajan, si svolge a Salisburgo il Festival  di Pasqua.
Con il tempo ha assunto la configurazione che prevede un' opera lirica e tre concerti sinfonici (di cui uno con coro) ripetuti due volte, a cavallo della domenica delle Palme e di quella di Pasqua.
L'orchestra è la Filarmonica di Berlino.
Gli abbonati possono assistere anche ad una prova dell'orchestra e da alcuni anni (quest'anno per l'ultima volta), la mattina di Pasqua, ad un concerto della Gustav Mahler Jugend Orchestra.
 
Quest'anno dovevamo recarci a Salisburgo incontrare il Maestro Damiano che aveva gentilmente acconsentito di farsi intervistare e, visto che eravamo là, abbiamo assistito all'intero ciclo.
 
Parliamo dei concerti.
 
Sicuramente il migliore è stato quello diretto da Claudio Abbado, con in programma le "Scene dal Faust di Goethe" di R. Schumann. Il grande Maestro, all'ultimo anno di direzione artistica del festival, ha proposto un' opera che ben conosceva avendola già incisa con un cast stellare: ne ha dato un' interpretazione estremamente analitica, come nel suo costume, ma nello stesso tempo coinvolgente, immergendosi senza pudori nella temperie del romanticismo tedesco, coadiuvato da un ottimo cast di voci tra cui ha giganteggiato Thomas Quasthoff (Faust, Pater Seraphicus) che oltre a ben cantare, ha interpretato ogni parola del testo rendendoci la figura dell'eroe goethiano in tutte le sue sfumature e trasmettendoci grandi emozioni.
Bravi anche gli altri (Albert Dohmen, Lisa Larsson, che tra l' altro ha il merito di essere amica Nostro Editore, Endrik Wottrich, Rachel Harnisch, Lioba Braun, Elena Zhidkova, Hans Tschammer, Patrick Henckens) mentre un gradino al di sotto ci è parsa Caroline Stein (Gretchen), che sostituiva Amanda Roocroft, e la cui voce sembrava perdersi nei grandi spazi del Grosses Festpielhaus.
Splendidi i cori (della Radio Svedese, l'Eric Ericson Kammerchor e il Tölzer Knabenchor).
 
Il secondo concerto era diretto dal maestro Mariss Janssons. Lo avevamo sentito dirigere prima d'ora e ci aveva impressionato nell'esecuzione della "Sinfonia delle Alpi" di R.Strauss e dei "Quadri di un' Esposizione" di Mussorgski. Anche stavolta si è dimostrato un grande virtuoso dell'orchestra, che raggiunge risultati splendidi quando affronta partiture dalle sonorità sontuose: nel caso di specie la "Vita d'Eroe" di R.Strauss. L'avere a disposizione quel superbo strumento che è la Filarmonica di Berlino con le sue eccelse prime parti, gli ha consentito dare una lettura sfavillante dell'opera straussiana  e di conseguire soluzioni timbriche di grande effetto.
Di fronte alle sonorità più trasparenti della Sinfonia "Scozzese" di Mendelssohn ci è sembrato meno a suo agio regalandoci un'esecuzione di routine, sia pure di alto profilo, e con qualche discontinuità.
Jansons ha diretto anche la prova aperta al pubblico che è consistita in una doppia esecuzione (la prima con qualche interruzione e la seconda tutta d'un fiato) del 1° concerto per violino e orchestra di Bruch in cui ha accompagnato con passione e nello stesso tempo con discrezione la bravissima violinista giapponese Sayaka Shoji.
 
Il terzo concerto è stato diretto da Christian Thielemann ed è quello che è piaciuto meno.
Iniziava con la sinfonia "Riforma" di Mendelssohn: opera composta per festeggiare il 300° centenario della Confessione di Augusta e rinnegata dall'autore che, dopo la prima esecuzione, ne vietò la pubblicazione, che avvenne postuma.
Opera celebrativa, d'accordo, ma che può essere piacevole  se affrontata per quello che è, senza volerne nascondere i passi più retorici e festosi. L'esecuzione di Thielemann era precisa ma noiosa, metronomica, monotona senza una variazione nel fraseggio.
E lo stesso può dirsi per la 2° sinfonia di Schumann, anche se nell' ultimo movimento l'esecuzione ha un po' preso quota.
Tra l'altro il direttore, essendo portato a mantenere elevato il volume del suono,  finiva per far sì che, abituandosi l'orecchio al "forte", la dinamica risultasse ridotta, con conseguente perdita della tensione.
Tutto ciò nonostante un' orchestra che suonava superbamente, come al suo solito.
 
Estremamente piacevole il concerto della Gustav Mahler Jugend Orchestra, un' orchestra giovanile che ogni anno si rinnova nei suoi elementi e che, diretta da Franz Welser-Möst, ha eseguito la 8^ sinfonia di Bruckner mostrando un sorprendente affiatamento (d'altra parte si trattava della sesta esecuzione pubblica in 10 giorni) e regalandoci un' interpretazione all'insegna del virtuosismo orchestrale, ma, in taluni momenti (in particolare nel movimento lento), di sorprendente profondità.