Dal 1967, anno della sua fondazione ad
opera di Herbert von Karajan, si svolge a Salisburgo il Festival di
Pasqua.
Con il tempo ha assunto la configurazione
che prevede un' opera lirica e tre concerti sinfonici (di cui uno con coro)
ripetuti due volte, a cavallo della domenica delle Palme e di quella di
Pasqua.
L'orchestra è la Filarmonica di Berlino.
Gli abbonati possono assistere anche ad una
prova dell'orchestra e da alcuni anni (quest'anno per l'ultima volta), la
mattina di Pasqua, ad un concerto della Gustav Mahler Jugend Orchestra.
Quest'anno dovevamo recarci a Salisburgo
incontrare il Maestro Damiano che aveva gentilmente acconsentito di farsi
intervistare
e, visto che eravamo là, abbiamo assistito all'intero ciclo.
Parliamo dei concerti.
Sicuramente il migliore è stato quello
diretto da Claudio Abbado, con in programma le "Scene dal Faust di Goethe"
di R. Schumann. Il grande Maestro, all'ultimo anno di direzione artistica del
festival, ha proposto un' opera che ben conosceva avendola già incisa
con un cast stellare: ne ha dato un' interpretazione estremamente analitica,
come nel suo costume, ma nello stesso tempo coinvolgente, immergendosi senza
pudori nella temperie del romanticismo tedesco, coadiuvato da un ottimo cast
di voci tra cui ha giganteggiato Thomas Quasthoff (Faust, Pater Seraphicus)
che oltre a ben cantare, ha interpretato ogni parola del testo rendendoci la
figura dell'eroe goethiano in tutte le sue sfumature e trasmettendoci grandi
emozioni.
Bravi anche gli altri (Albert Dohmen, Lisa
Larsson, che tra l' altro ha il merito di essere amica Nostro Editore, Endrik
Wottrich, Rachel Harnisch, Lioba Braun, Elena Zhidkova, Hans Tschammer,
Patrick Henckens) mentre un gradino al di sotto ci è parsa Caroline
Stein (Gretchen), che sostituiva Amanda Roocroft, e la cui voce sembrava
perdersi nei grandi spazi del Grosses Festpielhaus.
Splendidi i cori (della Radio Svedese, l'Eric
Ericson Kammerchor e il Tölzer Knabenchor).
Il secondo concerto era diretto dal maestro
Mariss Janssons. Lo avevamo sentito dirigere prima d'ora e ci aveva
impressionato nell'esecuzione della "Sinfonia delle Alpi" di
R.Strauss e dei "Quadri di un' Esposizione" di Mussorgski. Anche
stavolta si è dimostrato un grande virtuoso dell'orchestra, che raggiunge
risultati splendidi quando affronta partiture dalle sonorità sontuose: nel
caso di specie la "Vita d'Eroe" di R.Strauss. L'avere a disposizione
quel superbo strumento che è la Filarmonica di Berlino con le sue eccelse
prime parti, gli ha consentito dare una lettura sfavillante dell'opera
straussiana e di conseguire soluzioni timbriche di grande effetto.
Di fronte alle sonorità più trasparenti
della Sinfonia "Scozzese" di Mendelssohn ci è sembrato meno a suo
agio regalandoci un'esecuzione di routine, sia pure di alto profilo, e con
qualche discontinuità.
Jansons ha diretto anche la prova aperta al
pubblico che è consistita in una doppia esecuzione (la prima con qualche
interruzione e la seconda tutta d'un fiato) del 1° concerto per violino e
orchestra di Bruch in cui ha accompagnato con passione e nello stesso tempo
con discrezione la bravissima violinista giapponese Sayaka Shoji.
Il terzo concerto è stato diretto da
Christian Thielemann ed è quello che è piaciuto meno.
Iniziava con la sinfonia
"Riforma" di Mendelssohn: opera composta per festeggiare il 300°
centenario della Confessione di Augusta e rinnegata dall'autore che, dopo la
prima esecuzione, ne vietò la pubblicazione, che avvenne postuma.
Opera celebrativa, d'accordo, ma che può
essere piacevole se affrontata per quello che è, senza volerne
nascondere i passi più retorici e festosi. L'esecuzione di Thielemann era
precisa ma noiosa, metronomica, monotona senza una variazione nel fraseggio.
E lo stesso può dirsi per la 2° sinfonia
di Schumann, anche se nell' ultimo movimento l'esecuzione ha un po' preso
quota.
Tra l'altro il direttore, essendo portato a
mantenere elevato il volume del suono, finiva per far sì che,
abituandosi l'orecchio al "forte", la dinamica risultasse
ridotta, con conseguente perdita della tensione.
Tutto ciò nonostante un' orchestra che
suonava superbamente, come al suo solito.
Estremamente piacevole il concerto della
Gustav Mahler Jugend Orchestra, un' orchestra giovanile che ogni anno si
rinnova nei suoi elementi e che, diretta da Franz Welser-Möst, ha eseguito la
8^ sinfonia di Bruckner mostrando un sorprendente affiatamento (d'altra parte
si trattava della sesta esecuzione pubblica in 10 giorni) e regalandoci un'
interpretazione all'insegna del virtuosismo orchestrale, ma, in taluni
momenti (in particolare nel movimento lento), di sorprendente profondità.