Così fan tutte

Teatro Comunale

Ferrara

19 Febbraio 2004

 

Per il Così fan Tutte diretto da Claudio Abbado erano previste sei rappresentazioni, equamente divise tra Ferrara, Modena  e Reggio Emilia: ho deciso di assistere alla seconda di Ferrara e alla prima di Modena, in modo da poter ascoltare entrambi i cast e di conoscere il Teatro Comunale di Modena, dove non ero mai stato, potendo tra l'altro inserire, tra le due rappresentazioni, il concerto sinfonico della Gustav Mahler Chamber Orchestra e un Andrea Chenier a Bologna.

Il Nostro Editore aveva programmato di assistere addirittura a tre rappresentazioni dell'opera mozartiana (aggiungendovi la prima ferrarese); le previsioni non sono state rispettate: ma di ciò parlerò in seguito.

 Lo spettacolo era quello già collaudato prima a Napoli, poi, con la direzione dello stesso Abbado, a Ferrara nel 2000 e sempre con la Mahler Chamber Orchestra.

Allora mi era piaciuto; stavolta ancora di più, essendomi sembrato più fluido e scorrevole.

La prima impressione che viene dopo avervi assistito è che si tratti del trionfo del "Teatro": mai come stavolta si capisce come importante sia, in un opera lirica, la cura di tutti gli elementi che la compongono: quello testuale, quello scenico e quello musicale.

Stavolta non solo all' ottimo testo teatrale di Lorenzo Da Ponte si affiancava un' ottima regia ed un' ottima esecuzione, ma tutte erano volte nella stessa direzione tendente alla realizzazione di una commedia viva ed attuale.

A tutto questo hanno concorso:

- la direzione di Abbado, teatralissima, dai tempi rapidi e dal suono talvolta tagliente e povero di vibrato in cui spesso venivano sbalzate in rilievo le linee dei fiati; un suono assai lontano dalla bellezza e dalla morbidezza di quello di Muti ma sempre tendente ad illustrare nel modo migliore ciò che avveniva in  scena; 

- la perfetta pronuncia e il fraseggio dei cantanti, essendo ogni nota volta a dare alla singola parola il suo significato: era evidente che si trattava di un' opera ben provata;

- i recitativi, estremamente curati (quante sono le esecuzioni in cui sono sbrodolati via! ) e che, in un' esecuzione senza tagli, non solo non sono mai apparsi noiosi, ma si sono integrati nello spettacolo parendo indispensabili allo sviluppo dell'azione scenica (se ripenso al totale taglio dei recitatavi praticato da Rattle, nel Fidelio del Festival di Pasqua di Salisburgo 2003, mi appare evidente come anche direttori che hanno raggiunto i vertici della celebrità possano essere privi tanto di cultura quanto di senso del teatro);

- la recitazione dei cantanti: la regia era di quelle che si definiscono minimaliste, per la povertà delle scene (due letti, un 'altalena e poco più con palcoscenico aperto in fondo e con l'utilizzazione dei palchi laterali); tutto era concentrato sui movimenti  e sulla recitazione, curatissime, ma estremamente scorrevoli e divertenti.

 Quanto ai cantanti il primo cast il primo prevedeva  un Ruggero Raimondi dal grande carisma scenico che ha interpretato un Don Alfonso mefistofelico: cinico come un Don Giovanni: e a voler sottolineare la continuità con la precedente opera mozartiana il regista lo fa entrare in scena con  in mano della pietra lavica, come fosse appena risalito dagli inferi: peccato che abbia affrontato questo ruolo solo ora che, per motivi anagrafici, ha qualche problema vocale;  Andrea Concetti, del II cast, dalla voce assai più potente, gli si è fatto preferire.

Anche la spiritosa Daniela Mazzuccato non ha più l'età per fare Despina e Cinzia Forte, del II cast, mi è sembrata più adatta.

Per gli altri ruoli invece gli interpreti del I cast sono stati migliori: Rachel Harnisch  non è una Fiordiligi eccezionale, ha la voce un po' piccola e "Come Scoglio" è un ' aria che le va certamente larga, mettendola in difficoltà soprattutto nelle note gravi: ma nel complesso la sua prestazione è stata apprezzabile; ottima invece la Dorabella di Anna Caterina Antonacci, decisamente cresciuta  dal Don Giovanni del 1997 cantato con Abbado.

Chales Workman è stato un ottimo Ferrando, capace di splendide mezze voci; quanto a Nicola Ulivieri (Guglielmo) ormai è una sicurezza in questo tipo di repertorio.

 Ma anche i cantanti del secondo cast sono stati tutti più che dignitosi: Eteri Gvazava (Fiordiligi) Stella Doufexis (Dorabella), Samir Pirgu (Ferrando) e Marcus Werba (un Guglielmo dalla voce non particolarmente grande).

 Infine due considerazioni:

1) Eteri Gvazava, che a Firenze, solo qualche mese fa, era stata una Contessa assolutamente insipida, stavolta, pur con limiti evidenti, ha dato un minimo di interpretazione; ciò significa che provare serve pur a qualcosa.

2) Tutti gli interpreti erano fisicamente credibili (la qual cosa ha contribuito alla resa teatrale dello spettacolo): in particolare le cantanti che hanno interpretato le "dame Ferraresi" erano tutto e quattro delle  notevoli "gnocche", il che non ha certamente guastato.

 Venendo alle note di costume devo rilevare con rammarico che il Nostro Editore non ha ascoltato il secondo cast perché, per una serie di motivi, pur avendo il biglietto, ha rinunciato alla seconda rappresentazione di Ferrara. Ma di questo parlerò nella prossima recensione.

Qui mi limito a dire che, finita questa vacanza musicale, mi immergerò di nuovo nel rilassante tran tran quotidiano: non così per l'Editore, che è aspettato da una stressante settimana di lavoro: il nostro eccelso Public Relation Man dovrà ospitare una graziosa violinista tedesca

 

     
     
   

 

che viene da Amburgo appositamente per trovarlo: di fronte a questo impegno sovrumano stringiamoci a Lui solidali pronti a giustificarlo se non aggiornerà il suo sito web con la consueta solerzia.