Così fan tutte

BerlinerPhilarmoniker

GrossesFestspielhaus

Salzburg

3 Aprile  2004

 

 

Festival di Pasqua di Salisburgo 2004.

Cominciamo dalla notizia più importante: il Nostro Editore, dopo anni di ininterrotte presenze non è venuto. Nonostante le molteplici richieste, le implorazioni, le suppliche dei compagni di merende tutti, Egli, tetragono, ha mantenuto la posizione assunta lo scorso anno quando vide il programma e ci comunicò:

-         che il Così Fan Tutte non andava fatto in un teatro così grande come il Grösses Festpielhaus;

-         che la Bartoli come Fiordiligi non andava bene;

-         che Bartok come autore e Boulez come interprete non gli piacevano;

-         che dubitava che Rattle  potesse eseguire bene la musica francese;

-         che l’unica cosa che poteva andare era l’Idomeneo.

In pratica ci rubò il mestiere facendo una recensione dei concerti un anno prima che si tenessero.

Naturalmente, essendo egli un uomo che assai difficilmente ritorna sulle sue decisioni (come documentato nella recensione delle Nozze di Figaro del Novembre 2003, alla quale si rimanda), se ne è rimasto a Siena, nell’eremo di San Prospero, nel suo sempre più sdegnoso isolamento.

Le reazioni sono state drammatiche: la sua assenza ha gettato nello sconforto non solo tutti noi compagni di merende, cui è venuto a mancare il collante della compagnia, l’organizzatore, il Maestro di Cerimonie; non solo i  membri della Filarmonica di Berlino che erano soliti vedersi offrire pasti succulenti innaffiati da vini pregiati; non solo le sue ammiratrici salisburghesi, cui ha spezzato il cuore; ma tutta la città austriaca la cui economia era sostenuta in modo considerevole dai sui consumi e che quest’anno ha visto veder diminuire il PIL in modo ragguardevole. E se il negozio di dischi della gentile Astrid Rothauer è stato salvato dalla crisi economica da chi scrive, che, sostituendosi all’Editore, ha fatto incetta di DVD, non può dirsi altrettanto del negozio “Florea”,   di candele e composizioni di fiori finti, che Egli svuotava ogni anno di centrotavola per regalarli alla madre (la cui casa deve essere piena di tavole, a loro volta piene di centri): ebbene, per detto negozio pare sia già stato nominato il curatore fallimentare.

 

Ma poiché questa rubrica è dedicata alla musica (anche se chi scrive si diverte di più con le notazioni di costume) parliamo di quella.

Cominciamo con l’opera: il COSI’ FAN TUTTE che ha registrato i pareri più discordanti che vanno dall’entusiasmo alla stroncatura senza appelli.

Le maggiori controversie hanno riguardato la messa in scena  dei coniugi Hartmann i quali hanno di fatto modificato la trama dell’opera: Fiordiligi e Dorabella sanno fin dall’inizio dello scherzo, come appare chiaro dal fatto che spiano gli uomini quando questi credono di essere soli; alla fine dell’opera poi, dopo che i due innamorati hanno pagato la scommessa a Don Alfonso e quest’ultimo ha pagato Despina, esse, per giustificarsi davanti ai loro fidanzati incolpano lo stesso Don Alfonso e gli tirano dietro del danaro; parrebbe quindi che Don Alfonso abbia organizzato lo scherzo nei confronti dei due giovani amici d’accordo con le donne le quali però, con lo svolgersi dell’azione, si sarebbero fatte coinvolgere sentimentalmente dalla situazione innamorandosi l’una del fidanzato dell’altra. Mi pare l’unica spiegazione plausibile anche se oggettivamente non era chiaro quel che  accadeva.

Peraltro, essendo l’ambiguità uno dei caratteri che contraddistinguono quest’opera, non ritengo sia una bestemmia darne una lettura un po’ ermetica.

Rimane la forzatura alla trama, che tra l’altro ha comportato il taglio del recitativo relativo al travestimento delle donne con abiti da soldato.

Si potrebbe sostenere che in questo modo si supera l’inverosimiglianza della situazione in cui le due  dame ferraresi non riconoscono i fidanzati; ma è innegabile che non è la verosimiglianza il giusto criterio per giudicare  l’opera lirica in generale e quest’opera in particolare. 

In ogni modo non mi pongo tra coloro che si sono indignati per la forzatura del libretto, che secondo me poteva dar luogo ad una messa in scena interessante. Però, una volta intrapresa quella strada bisognava avere il coraggio di seguirla fino in fondo; invece, nel secondo atto, tutto è andato avanti come in una regia tradizionale, tant’è vero che le dame quando sentono il tamburo che annuncia il ritorno degli amanti, sono sorprese; sorprese di che cosa, se hanno sempre saputo che non erano mai partiti?

I registi hanno poi sicuramente sbagliato sia quando hanno fatto  recitare i cantanti in modo fastidiosamente rumoroso (nella prima scena, ambientata in una palestra,  in cui gli uomini tiravano di scherma e nella scena in cui giocavano a freccette) sia quando li hanno fatti cantare ai lati opposti dell’enorme palcoscenico di modo che chi stava nelle prime file ha percepito i suono in modo disomogeneo.

 

Il palcoscenico era quasi del tutto vuoto; c’erano solo una pietra a forma di uovo (?) due paraventi e poco altro: sullo sfondo un fondale dipinto mutava, scorrendo dal basso in alto e viceversa, al cambiare delle scene.

Nel finale è calato dall’alto un piccolo labirinto in cui gli amanti sono stati racchiusi, disorientati, indecisi su quale compagno(a) prendere.      

 

Veniamo alla parte musicale.

Thomas Allen quale Don Alfonso è stato superlativo scenicamente e, nonostante i suoi 60 anni,  ha mostrato una buona tenuta vocale (sicuramente migliore del Raimondi sentito a Ferrara qualche mese fa).

Kurt Streit è stato un ottimo Ferrando dalla voce potente ed intonata e dall’ottimo legato.

Gerald Finley è stato un Guglielmo più che credibile.

Magdalena Kozena ci ha regalato una Dorabella espressiva, ben cantata; il fatto poi che questa cantante sia anche una bella donna non ha guastato affatto. Singolare il fatto che abbia mostrato un’ottima pronuncia, mentre tre giorni dopo, nell’esecuzione dell’Idomeneo in forma concertante, il suo italiano è stato quasi incomprensibile.

Assolutamente inadeguata e fuori ruolo Barbara Bonney quale Despina, dalla pessima pronuncia italiana e che dopo aver fornito una esecuzione passabile della prima aria ha tirato via in modo sciatto ed inespressivo la seconda.

E veniamo a Cecilia Bartoli: ha dovuto cantare con un tutore, essendosi rotta un piede nelle prove, la qual cosa ha provocato una zoppia che ha dato un che di comico al suo deambulare.

Che questa cantante non abbia una voce particolarmente potente è noto a tutti; è però dotata di una splendida emissione.

 Di “Come scoglio” ha dato un’interpretazione ironica e scanzonata in coerenza con la regia; d’altra parte se Fiordiligi sapeva dello scherzo non poteva certo prendersi sul serio. Quanto alla seconda aria “Per pietà, ben mio” è stata affrontata da Rattle  ad un tempo lentissimo, di quelli che richiedono fiati assi lunghi, ma nonostante ciò non ha mostrato alcuna difficoltà.

C’è semmai da dire che questa cantante tende a ricercare la giusta inflessione per ogni singola nota, con un lavoro di cesello funzionale all’espressività del canto, ma talvolta così ostentato da sembrare “manierato”.

Rattle ha diretto bene un’ orchestra superba; talvolta ha indugiato nelle pause come suo stile, ma stavolta avendo sempre presente un esigenza scenica; certe sue scelte, come il tempo per l’aria “Per pietà, ben mio”, potevano sembrare estreme, ma ci potevano stare; i recitativi sono apparsi anch’essi assai lenti, ma molto curati, essendo accentuato l’aspetto teatrale dell’opera.

Il finale secondo e stato invece fastidiosamente chiassoso, come volto alla ricerca dell’effetto strappa applausi.

E poiché questo direttore, nel ricercare l’originalità, una “cappellata “ la deve sempre fare, così come lo scorso anno, nella 5^ sinfonia di Mahler, pose un corno davanti all’orchestra, sfondando i timpani al nostro Editore, che era in prima fila, quest’anno ha messo il cembalo sul palcoscenico; in tale posizione arretrata e rialzata, era a fatica percettibile a che scrive, che era in ottava fila.

 

Ma non possiamo terminare qui.

Come abbiamo detto le opinioni ascoltate sono state discordi, ma tra tutte, la più negativa è stata quella del commercialista-cantante (protagonista della rubrica “Conosci l’opera?” su questo sito web) – Presidente del Consiglio d’Amministrazione della Banca Del Vecchio (che organizza un ormai tradizionale concerto a dicembre, da noi più volte recensito).

Egli ha dato, come spesso gli accade, un giudizio lapidario: “ Non è stata un ‘interpretazione stupida: è stata cretina”. E, di fronte al mio giudizio più sfumato, per Lui inaccettabile, ci ha detto che avrebbe scritto una controrecensione.

Gli cediamo volentieri lo spazio che desidera. Potrà scrivere le sue opinioni qui di seguito (in colore rosso).