Don Pasquale

Teatro Comunale di Firenze

22 23 Settembre 2001 

 

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha aperto la sua stagione lirica con l'opera "Don Pasquale" di Donizetti, alternando due compagnie di canto.
Le ho ascoltate entrambe, da due posti diversi: galleria prima (I cast) e platea (II cast) . Faccio questa precisazione perché le scelte scenografiche hanno influito sull'acustica in modo notevole, sì che essa variava assai più del solito a seconda del posto di ascolto.
Ma andiamo con ordine.
Regista era Jonathan Miller, di casa a Firenze, dove ha messo in scena molte  opere, con risultati alterni.
Le scene e i bei costumi, che portavano al 1600 l'opera che l'autore ambienta al suo tempo (1800), erano di Isabella Bywater.
La scena era costituita da uno spaccato di una casa, su tre piani, che lasciava vedere l'interno di tutti gli ambienti: cucina, camera da letto, salone d'ingresso, studio ....tutti arredati con cura dei dettagli. 
All'interno di essi, oltre i quattro personaggi principali, se ne muovevano altri: la servitù di Don Pasquale, che appariva curiosa e pettegola. Certo, talvolta non era possibile seguire contemporaneamente la recitazione che accompagnava il canto dei personaggi   principali,  e  la mimica di quelli secondari e certi siparietti di quest'ultimi finivano per distrarre.
Per il resto la regia (che differiva in alcuni dettagli nei due spettacoli) è apparsa assai misurata, limitando le gags ed evitando che dal comico si cadesse nel farsesco.
Il problema relativo all'acustica era dovuto al fatto che i personaggi si trovavano sempre lontano dal proscenio e spesso molto in alto (la struttura che riproduceva la casa era, come ho detto, su tre piani); ciò ha influito molto sulla percezione delle voci. Pertanto dalla prima galleria, dove l'acustica è in genere migliore, queste arrivavano come "lontane", essendo di gran lunga preferibile l'ascolto in platea (pur con il suono dell'orchestra meno amalgamato); tutto ciò  impedisce di poter comparare le due compagnie di canto.
Direttore era Oleg Caetani, noto tra l'altro per essere il figlio di Igor Markevitch, direttore quest'ultimo che fu di casa ha Firenze e che ha beneficiato di una notorietà postuma quando, qualche anno fa, venne indicato come improbabile "Grande Vecchio" delle Brigate Rosse.
Caetani ha diretto con grande rispetto per i cantanti, tenendo basso il volume dell'orchestra e  raggiungendo i suoi risultati migliori nei momenti lirici dell'opera come il duetto tra Ernesto e Norina del terzo atto.
Certo che avrei preferito un orchestra più nervosa e con maggior brio nei momenti comici nonché una maggior sottolineatura del tono patetico, importante nella lettura dell'opera; la partecipazione dell'autore al dramma di Don Pasquale maltrattato dalla (finta) moglie umanizza il personaggio impedendo che appaia una pura "macchietta" e facendo sì che quest'opera si distingua dalle tante farse dell'epoca con protagonista un vecchio che vuole sposare una giovane e mal gliene incoglie.
 
Quanto alle voci il ruolo del titolo era ricoperto da Giorgio Surian (I cast) e Angelo Romero (II cast);  Surian è un cantante spesso ascoltato a Firenze, e che mi è sempre piaciuto. Stavolta, con tutti i distinguo che si devono fare per quanto sopra detto a proposito dell' acustica, mi è sembrato fuori forma, tendente a cantare "dentro" e con problemi quando affrontava il registro basso; ottimi come sempre il fraseggio e l'accentazione; Romero, pur inferiore (ma non di molto) a Surian in questi ultimi due aspetti, mi è sembrato in possesso di una voce più fresca.
Malatesta era Alessandro Cobelli (I cast), che ha confermato le sue grandissime doti di attore e le sua capacità di articolare la frase in modo da dare il maggior risalto possibile al significato della medesima. Ma anche Franco Vasallo (II cast) ha affrontato il ruolo con sicurezza sia vocale che scenica. Sarà interessante riascoltarlo in questa stagione quale Figaro rossiniano.
Norina era interpretata da Eva Mei (I cast) che ci restituiva un personaggio pieno di temperamento, ma nello stesso tempo con eleganza e senza esagitazioni (rimanendo anni luce lontana dalla figura della subrettina dalla voce piccola e vetrosa).
Tatiana Lisnic (II cast) mi è parsa avere una voce più leggera, ma ha saputo comunque ben caratterizzare il suo viperino personaggio. Avevo ascoltato questa cantante a giugno al Teather an der Wien, quale Susanna, nelle Nozze di Figaro dirette da Riccardo Muti: mi era piaciuta ma mi chiedevo se la sua voce, un po' piccola, sarebbe stata adeguata per un teatro di maggior dimensioni. Ora posso dire che ha superato l'esame del Comunale.
Ma la vera sorpresa è venuta dal tenore Matthew Polenzani, a me sconosciuto, e che ha cantato  in entrambe le serate (a causa di un' indisposizione di Roberto Iuliano): voce intonata, salda, sicura, intensa.
Bravissimo, come al solito, il coro.
 
Applausi del pubblico, numericamente assai scarso (le due rappresentazioni cui ho assistito erano fuori abbonamento): peccato perché era uno spettacolo che meritava di esser visto.

  Don Quichotte