Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha
aperto la sua stagione lirica con l'opera "Don Pasquale" di
Donizetti, alternando due compagnie di canto.
Le ho ascoltate entrambe, da due posti
diversi: galleria prima (I cast) e platea (II cast) . Faccio questa
precisazione perché le scelte scenografiche hanno influito sull'acustica in
modo notevole, sì che essa variava assai più del solito a seconda del
posto di ascolto.
Ma andiamo con ordine.
Regista era Jonathan Miller, di casa a
Firenze, dove ha messo in scena molte opere, con risultati alterni.
Le scene e i bei costumi, che portavano al
1600 l'opera che l'autore ambienta al suo tempo (1800), erano di Isabella
Bywater.
La scena era costituita da uno spaccato di
una casa, su tre piani, che lasciava vedere l'interno di tutti gli ambienti:
cucina, camera da letto, salone d'ingresso, studio ....tutti arredati con
cura dei dettagli.
All'interno di essi, oltre i quattro
personaggi principali, se ne muovevano altri: la servitù di Don Pasquale,
che appariva curiosa e pettegola. Certo, talvolta non era possibile seguire
contemporaneamente la recitazione che accompagnava il canto dei
personaggi principali, e la mimica di quelli
secondari e certi siparietti di quest'ultimi finivano per distrarre.
Per il resto la regia (che differiva in
alcuni dettagli nei due spettacoli) è apparsa assai misurata, limitando le
gags ed evitando che dal comico si cadesse nel farsesco.
Il problema relativo all'acustica era dovuto
al fatto che i personaggi si trovavano sempre lontano dal proscenio e
spesso molto in alto (la struttura che riproduceva la casa era, come ho
detto, su tre piani); ciò ha influito molto sulla percezione delle voci.
Pertanto dalla prima galleria, dove l'acustica è in genere migliore, queste
arrivavano come "lontane", essendo di gran lunga preferibile
l'ascolto in platea (pur con il suono dell'orchestra meno amalgamato); tutto
ciò impedisce di poter comparare le due compagnie di canto.
Direttore era Oleg Caetani, noto tra l'altro
per essere il figlio di Igor Markevitch, direttore quest'ultimo che fu di
casa ha Firenze e che ha beneficiato di una notorietà postuma quando,
qualche anno fa, venne indicato come improbabile "Grande Vecchio"
delle Brigate Rosse.
Caetani ha diretto con grande rispetto per i
cantanti, tenendo basso il volume dell'orchestra e raggiungendo i suoi
risultati migliori nei momenti lirici dell'opera come il duetto tra Ernesto
e Norina del terzo atto.
Certo che avrei preferito un orchestra più
nervosa e con maggior brio nei momenti comici nonché una maggior
sottolineatura del tono patetico, importante nella lettura dell'opera; la
partecipazione dell'autore al dramma di Don Pasquale maltrattato dalla
(finta) moglie umanizza il personaggio impedendo che appaia una pura
"macchietta" e facendo sì che quest'opera si distingua dalle
tante farse dell'epoca con protagonista un vecchio che vuole sposare
una giovane e mal gliene incoglie.
Quanto alle voci il ruolo del titolo era
ricoperto da Giorgio Surian (I cast) e Angelo Romero (II cast); Surian
è un cantante spesso ascoltato a Firenze, e che mi è sempre piaciuto.
Stavolta, con tutti i distinguo che si devono fare per quanto sopra detto a
proposito dell' acustica, mi è sembrato fuori forma, tendente a cantare
"dentro" e con problemi quando affrontava il registro basso;
ottimi come sempre il fraseggio e l'accentazione; Romero, pur inferiore (ma
non di molto) a Surian in questi ultimi due aspetti, mi è sembrato in
possesso di una voce più fresca.
Malatesta era Alessandro Cobelli (I
cast), che ha confermato le sue grandissime doti di attore e le sua capacità
di articolare la frase in modo da dare il maggior risalto possibile al
significato della medesima. Ma anche Franco Vasallo (II cast) ha
affrontato il ruolo con sicurezza sia vocale che scenica. Sarà interessante
riascoltarlo in questa stagione quale Figaro rossiniano.
Norina era interpretata da Eva Mei (I cast)
che ci restituiva un personaggio pieno di temperamento, ma nello stesso
tempo con eleganza e senza esagitazioni (rimanendo anni luce lontana
dalla figura della subrettina dalla voce piccola e vetrosa).
Tatiana Lisnic (II cast) mi è parsa avere
una voce più leggera, ma ha saputo comunque ben caratterizzare il suo
viperino personaggio. Avevo ascoltato questa cantante a giugno al
Teather an der Wien, quale Susanna, nelle Nozze di Figaro dirette da
Riccardo Muti: mi era piaciuta ma mi chiedevo se la sua voce, un po'
piccola, sarebbe stata adeguata per un teatro di maggior dimensioni. Ora
posso dire che ha superato l'esame del Comunale.
Ma la vera sorpresa è venuta dal tenore Matthew
Polenzani, a me sconosciuto, e che ha cantato in entrambe le serate (a
causa di un' indisposizione di Roberto Iuliano): voce intonata, salda,
sicura, intensa.
Bravissimo, come al solito, il coro.
Applausi del pubblico, numericamente
assai scarso (le due rappresentazioni cui ho assistito erano fuori
abbonamento): peccato perché era uno spettacolo che meritava di esser
visto.
Don Quichotte