Falstaff
Nationaltheater
,Munich
6
Luglio 2001

Tra le 4 opere a
cui ho assistito al Festival di Monaco di Baviera quella che ha
riscosso i maggiori consensi di pubblico è stato il Falstaff.
Anche quest'opera
era diretta da Zubin Metha (la 3^ in 4 giorni).
Ciò che la ha
caratterizzata è stata una sfrenata comicità: sicuramente il Falstaff più
divertente che abbia mai visto anche se, come contraltare, rimaneva un po' in
ombra l'aspetto malinconico dell'opera che scaturisce dalla consapevolezza
del protagonista di essere invecchiato ( se "la sua
vecchia carne ancora spreme qualche dolcezza per lui", la sua è
sempre "un' estate di San Martino").
Il divertimento era
dovuto sopratutto alla regia di Eike Gramss. Una regia di quel tipo che
oggi si suole definire "minimalista": al centro del palcoscenico era
posta un'enorme pedana rotonda che, all'occasione, girava su se stessa; la scena era
occupata solo da pochi oggetti, strettamente necessari allo svolgimento
dell'azione ( per esempio nella scena del primo scherzo sulla pedana c'erano
solo il paravento, il liuto e una sedia).
I cantanti
davano vita ad una serie di gags spassosissime, ma mai gratuite, che è
impossibile descrivere, e che destavano l'ilarità del pubblico provocando
scrosci di risate. Divertenti anche i costumi, per lo più scozzesi
(quadri e gonnellini).
Anche la direzione
di Metha si è mossa nella direzione della massima teatralità, con tempi
che talvolta sembravano scanditi in modo da ritmare il movimento dei
cantanti, anche a costo di alcune licenze.
Il ruolo del
protagonista era affidato a Bryn Terfel, il quale ci ha fornito
un'interpretazione divertentissima, straripante e, caratterizzata dai
soliti eccessi già mostrati tre giorni prima nel ruolo di Figaro.
Questo cantante non
più tardi di tre mesi fa ci ha lasciato la suo versione discografica
del ruolo (speriamo che non sia l'ultima) sotto la direzione di Claudio
Abbado. Premesso che non mi è sembrata l'incisione meglio riuscita del grande
direttore, devo dire che Terfel, in disco, è assai più controllato ma a mio
parere non può ancora porsi tra i grandi interpreti di Falstaff. Ho
avuto l'impressione che, per rendere al meglio, abbia bisogno del teatro, dove
la sua presenza scenica è fondamentale per dare completezza al
personaggio.
Semplicemente
splendido il Ford di Lucio Gallo.
Bravi, ma un po'
anonimi sia il Fenton di Rainer Trost che la Alice di Adrianne Pieczonka.
Elisabeth Futral
nel ruolo di Nannetta, come in quello di Susanna qualche giorno prima, mi è
piaciuta più come cantante che come attrice.
Quanto a Marianna
Lipovsek (Quickly) tendeva sempre ad ingrossare od assottigliare
artificiosamente la voce per accentuare l'effetto comico:
divertentissima ma avrei preferito che "cantasse" di più.
Irrilevante la Meg
di Patricia Risley e bravi Ress (Caius) nonché Kotscherga e Mee (Pistola e
Bardolfo) entrambi reduci dalle esperienze abbadiane sia in teatro che in
disco.
Accoglienza
trionfale per tutti, compreso il regista.
Don Quichotte