Falstaff

Teatro Alighieri Ravenna

15 Luglio 2001 

 

A pochi giorni di distanza dal Falstaff di Monaco di Baviera ho avuto l'occasione di  assistere alla rappresentazione della medesima opera a Ravenna sotto la direzione di Riccardo Muti.
 
Premesso che nel complesso mi è sembrata una edizione gradevole e divertente, non posso fare a meno di esprimere alcune perplessità per la chiave di lettura scelta dal maestro.
Si è trattata infatti di una direzione caratterizzata da un notevole volume sonoro che sinceramente non mi aspettavo: sia perché avevo sempre considerato il Falstaff l'opera più "cameristica" di Verdi; sia perché il piccolo Teatro Alighieri di Ravenna mi sembrava ideale per una direzione in tal senso; sia perché di Muti avevo ascoltato  pochi giorni prima Le Nozze di Figaro, in cui la scelta di un organico ridotto con un volume "limitato"  si era rivelata vincente; sia perché, avendo ascoltato quest' anno, sempre diretto da Muti,  un Trovatore prosciugato da ogni impeto Verdiano,  tutto mi sarei aspettato fuorché un Falstaff più "sanguigno" del Trovatore.
Fatte queste considerazioni va detto che il suono era molto bello, ottimo il rapporto tra l'orchestra e il palcoscenico, ben eseguiti i concertati, ma certe sfumature, certe sottigliezze, certe note degli "strumentini" in alcuni momenti mi sono mancate.   
 
Juan Pons era un Falstaff ben cantato, controllato e che riusciva a far emergere il rimpianto del tempo trascorso (dopo aver ascoltato questa esecuzione mi sono chiesto se Terfel non abbia affrontato un po' troppo presto questo ruolo)
Molto bravi Juan Diego Florez (Fenton) e Roberto Frontali (Ford), che quest'anno era stato un ottimo Giorgio Germont alla Scala e che costituisce una sicurezza nel panorama operistico odierno.
Positiva anche la prova di Gavazzi (Caius) e Roni (un tuonante Pistola) mentre Barbacini (Bardolfo) in certe occasioni proprio non si sentiva.
 
Tra le donne, a fianco di una Dessì  (Alice) piuttosto anonima, Anna Caterina Antonacci mostrava che anche il ruolo di Meg può essere interpretato con personalità; Bernadette Manca di Nissa ci offriva una Quickly ben cantata anche se priva di sfumature e Inva Mula era una Nannetta gradevole.
 
Le scene, dipinte, erano quelle dell'allestimento del Teatro di Busseto del 1913 e 1926; la regia di Ruggero Cappuccio divertente e controllata.  
 
                                                                                                  Don Quichotte