Kovanchina

Teatro Comunale

Firenze

26 Settembre 2004

 

La stagione lirica del Teatro Comunale di Firenze, quest’anno sulla carta estremamente interessante, è iniziata con la rappresentazione della Kovanchina di Musorgskij, eseguita nell’orchestrazione di Shostakovic (avendoci l’autore lasciato solo la versione per canto e pianoforte); l’allestimento messo in scena era cooprodotto dal teatro fiorentino con l’Opera National de Paris.

Si è trattato di una rappresentazione assai ben riuscita: uno di quei pochi casi in cui, in un’opera lirica, tutte le componenti riescono a porsi su livelli di eccellenza.

In primis le scene. stilizzate, di colore scuro, in tinta con il cupo pessimismo dell’opera, su cui si stagliavano i colori dei costumi e le cupole dorate dei palazzi moscoviti.

Poi la regia, essenziale e funzionale allo svolgimento dell’opera (l’unica caduta di gusto si ha quando le mogli degli sterlitzi, prendendo i mariti  a martellate in testa, si rendono un po’ ridicole); pregevole l’idea di far apparire nel finale (che musicalmente si conclude là dove Musorgskij lo lasciò interrotto senza l’usuale completamento, né di Shostakovic né di Stravinskij) un giovane con un vestito dorato, che raffigura lo zar Pietro il Grande, che uscì vincitore dalle vicende narrate nell’opera.

Ancora il direttore, James Conlon, che ha sempre tenuto un perfetto equilibrio tra buca e palcoscenico e ha tratto dall’orchestra, in gran forma, dei suoni trasparenti, in una lettura di ampio respiro.

Infine l’intero cast, tutto su livelli d’eccellenza, con una particolare menzione per Vladimir Ognovenko (Ivan Chovanskij) Roberto Scandiuzzi (un autorevole Dosifej) Elena Zaremba (una Marfa con qualche problema di vibrato nelle note acute) e Robert Brubaker (Golicyn).

Ma ottimo è stato anche il livello delle parti minori ed eccelso quello del coro, che in quest’opera assurge al ruolo di protagonista.

Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo dobbiamo notare che le ballerine delle danze persiane erano un po’ troppo vestite per i nostri gusti, e il seno nudo finale è durato troppo poco.

Naturalmente il Nostro Editore era assente.

Come ormai tutti avranno capito, Egli ha, negli ultimi anni, diradato i propri impegni musicali, selezionando con attenzione gli spettacoli cui assistere; e fin qui “nulla quaestio”.

La domanda che ci poniamo verte su quali criteri Egli utilizzi per fare le sue scelte.

Poiché uno spettacolo come questo era a pochi chilometri da casa sua e fin dalla prima rappresentazione si era sparsa la voce della sua bellezza, non era il caso, per uno che si fa mille chilometri per andare a Bayreuth ad assistere ad un Parsifal orripilante, prendere la macchina (semmai la SL, in modo da poter movimentare il suo quadro clinico con un mal di schiena imperiale) e andare a vederlo?

Questo è l’amletico dilemma al quale non avremo mai risposta.