Bolton
Teatro
Comunale Firenze
10
Marzo 2002

Il programma del concerto diretto da Ivor
Bolton al Teatro Comunale di Firenze prevedeva un'unica opera: la sinfonia n.°
2, op. 52 di Mendelssohn "Lobgesang" (Canto di lode), composizione
che il Nostro Editore giudica "retorica".
In realtà si tratta di un' opera
"celebrativa" composta per i festeggiamenti del 4° centenario
dell'invenzione della stampa, che si tennero a Lipsia nel 1840.
Mendelssohn scelse una forma ibrida, che in
qualche modo si ispirava alla IX sinfonia di Beethoven: ai primi tre movimenti
di sinfonia segue una cantata per soli coro e orchestra, suddivisa in nove
parti, su testi religiosi, con, a fare da collante, un tema
"ciclico" che apre l'opera enunciato dai tromboni, riappare più
volte, e torna di nuovo nella chiusa, affidato al coro e all'orchestra al
completo.
L' esecuzione fiorentina è stata dignitosa e
potremmo dire in crescendo.
All'inizio infatti la direzione di Bolton mi aveva
lasciato perplesso, sia per la sua "scolasticità" sia per certe
scelte dinamiche (talvolta l'orchestra copriva l' eccellente coro). Con il
proseguire dell' esecuzione le cose si sono aggiustate ed il direttore si è
ben districato tra le insidiose polifonie dell'opera.
I solisti erano Regina Schorg alla quale non mi è
sembrato si addicessero gli ampi spazi del Teatro Comunale, e che talvolta
tendeva a forzare (mi era piaciuta assai di più come Donna Elvira, nel
Don Giovanni diretto da Muti nel piccolo Theater an der Wien), Eleonora
Contucci, ed un anonimo Jonas Kaufmann, cui il testo riservava le parti
maggiormente drammatiche ma che egli non rendeva adeguatamente.
