Lucrezia Borgia

Teatro alla Scala

Milano

30 Settembre 2002

 

 

La LUCREZIA BORGIA di Gaetano Donizetti è stata la prima esperienza di che scrive al Teatro degli Arcimboldi, dove si svolgeranno gli spettacoli della Scala fino a quando il Teatro del Piermarini non sarà ristrutturato.
L'edificio è esteticamente pregevole, anche se un po' freddino, ed carente nei servizi di ristorazione; il Nostro Editore ci ha detto che il progettista non si è ricordato (?!) di prevedere gli spazi per gli uffici amministrativi: dimenticanza non da poco!
La zona di ascolto è assai grande, la qual cosa potrebbe far sorgere dubbi sulla bontà della sua acustica.
Il Nostro Editore, nella sua unica esperienza in quel teatro, era stato in platea riportando un giudizio assai negativo: ho pertanto scelto la prima galleria e sono rimasto soddisfatto: da lì si sentono ottimamente l'orchestra e abbastanza bene le voci, anche se, data la distanza dal palcoscenico, i cantanti carenti in potenza sono un po' penalizzati.   
Il teatro è collocato alla Bicocca, in una periferia che oggi è un enorme cantiere: questo rende meno appetibile gli spettacoli, soprattutto ai turisti, per cui - trovandomi a Milano per tutt'altri motivi - ho trovato un biglietto (a metà prezzo) poche ore prima dell'inizio della rappresentazione, la qual cosa alla Scala sarebbe stata impensabile.
 
Meglio per me che ho avuto il modo di assistere ad un ottimo spettacolo con un cast vocale che oggi è difficile uguagliare.
Lucrezia Borgia era interpretata da Mariella Devia che è stata quella che ha sofferto un po' di più gli ampi spazi degli Arcimboldi, ma ha reso comunque una ottima prova canora trovandosi maggiormente a suo agio quando della protagonista doveva rendere l'immagine della madre affettuosa piuttosto che della donna diabolica.
Giuseppe Filanoti è stato un Gennaro dalla  voce sicura, salda, intonata: con lui e Florez possiamo dire che il futuro dei tenori nel belcanto è assicurato.  
Michele Pertusi è stato un don Alfonso autorevole come cantante e espressivo come interprete: ottima l' esecuzione del terzetto del primo atto "Guai se ti sfugge un moto" minaccioso a mezza voce; mi sembra che abbia abbassato lo scabroso la bemolle acuto che è posto al termine della sua aria.  
Quanto a Daniela Barcellona si è rivelata un buon Orsini e ha dato il meglio di sé nel brindisi della scena finale.
Renato Palumbo ha diretto bene, semmai senza scelte particolarmente originali, ma assicurando un ottimo equilibrio tra  palcoscenico e buca dell'orchestra e rendendo adeguatamente le atmosfere notturne che caratterizzano quest'opera.
 
Quanto alla parte scenica di Hugo De Ana, che ha curato sia la regia che le scene, che i costumi, era assai suggestiva: il pavimento inclinato e lo sfondo erano in piastre color rame: nel primo atto incombeva la statua infranta di Alessandro VI (il Papa Borgia); nella scena finale il banchetto si svolgeva su tavoli che altro non erano che bare di cristallo che lasciavano vedere scheletri umani.
Spesso apparivano figure vestiti con paramenti sacri, sotto i quali si celavano personaggi con vesti profane e che tenevano i atteggiamenti lascivi a ricordare il libertinismo e la corruzione del papato dei Borgia (ma non solo di quello, essendo il comportamento di Cesare Borgia abbastanza normale per l'epoca).
Ottima l'idea di far cantare la seconda strofa del brindisi ad un Orsini già morente per il veleno: ha costretto Daniela Barcellona a mutare l'atteggiamento espressivo evitando la mera ripetizione della prima parte.
Spesso le masse stavano sulla scena tenendo movimento coreografici che non sempre erano coerenti: far sguainare le spade ai coristi e farli combattere tra i loro serve a "riempire" la scena, ma è inspiegabile che duellino tra loro gli sgherri dello stesso schieramento.
Comunque si è trattato sicuramente di uno spettacolo affascinante anche dal punto di vista visivo.
 
Non so quanto il pubblico abbia applaudito, perché, appena spentasi l'eco dell'ultima nota, mi sono precipitato (insieme a tanti altri) verso l'uscita per trovare posto su una delle due navette che riportavano al centro di Milano, prima che esse si riempissero.
Diversamente avrei rischiato di rimanere "solo, perduto e abbandonato"  in una desolatissima periferia con grosse difficoltà a reperire mezzi di trasporto per rientrare in centro.