Lady Macbeth di Mzensk

Grosses Festspielhaus,Salzburg

30 Agosto 2001 

 
 
 
 
L'importanza storica dell'opera "Lady Macbeth del distretto di Mzensk" nella storia della musica russa sta sia nel suo valore artistico in sé sia nella reazione che essa provocò nel "potere sovietico": infatti essa fu oggetto di un violento attacco sulla "Pravda" in un articolo, datato 28 gennaio 1936, non firmato (ma, si dice, ispirato dallo stesso Stalin) intitolato "Caos anziché musica" dove il compositore fu accusato di cacofonia, di formalismo "piccolo borghese", di degenerazione "sinistreggiante", di non tener conto delle aspettative del pubblico sovietico e così via. Dimitri Schostakowitsch dovette fare autocritica, ritirò la sinfonia che stava scrivendo (la 4^) e compose la 5^ sinfonia, sottotitolandola "risposta pratica ad una giusta critica".
E da quel momento fu ancora più chiaro che ai musicisti sovietici non veniva concessa libertà espressiva dovendo essi attenersi comunque a dei canoni dettati dal regime.
 
Che cosa avesse la "Lady Macbeth del distretto di Mzensk" da urtare il  potere non è ancora chiaro.
Forse il fatto che l'autore mostra comprensione verso la protagonista, Katerina Ismailova, descrivendocela come una vittima dell'ambiente in cui vive, delle prepotenze, delle oppressioni e dei tradimenti altrui, pur essendo ella un'assassina (uccide il suocero, partecipa con l'amante all' assassinio del marito e  si suicida, trascinando nelle acque gelide del fiume la rivale che le aveva rubato l'amante: totale 3 omicidi e un suicidio... niente male).
Forse la musica, talvolta di una violenza inaudita, che alterna il drammatico al grottesco, al triviale, è quanto di più lontano possa esservi dalle musiche affermative e celebrative della gloria del regime (che talvolta Schostakowitsch successivamente scrisse).
Forse la circostanza, da qualcuno curiosamente ipotizzata, che Stalin, terrorizzato dal fatto che qualcuno lo avvelenasse, non poteva certo apprezzare un' opera dove la protagonista elimina il suocero propinandogli funghi velenosi.
Sta di fatto che l'opera venne ritirata e tornò sulle scene solo nel 1963 (con in diverso titolo di "Katerina Izmajlova").
 
Con riferimento  alla rappresentazione salisburghese ci preme evidenziare il nostro apprezzamento per la regia di Peter Mussbach, il quale utilizza una scena fissa e ci mostra spietatamente i personaggi nelle loro miserie, ma soprattutto  riesce ad essere sempre assolutamente aderente al testo e alla musica e capace di adattarsi continuamente al variare della tinta dell'opera. 
Facciamo alcuni esempi.
La scena del distretto di polizia costituisce il trionfo del grottesco sia nella situazione (i poliziotti sono offesi per non essere stati invitati al matrimonio di Katerina con Sergej ed esultano quando viene loro comunicato che a casa loro è stato trovato un cadavere, fatto che consente loro di potervi andare) sia nella musica. Bene: in quel momento anche la messa in scena diventa grottesca, con una specie di balletto dei poliziotti, vestiti tutti di verde e con la sedia che è incorporata nelle loro divise (quasi a descriverceli come sedentari burocrati).
L' ubriaco che ritrova in cantina il cadavere del marito di Katerina ha movenze quasi circensi, ma, a ben ascoltare, anche la musica di Schostakowitsch in quel frangente diventa musica "di consumo", che ricorda quella  si è soliti ascoltare al circo.
E l'ultima scena, ad alto contenuto drammatico, che ci mostra la caduta delle residue illusioni della protagonista  tradita dall'amante, è completamente spoglia e mostra la solitudine umana di Katerina.
 
Purtroppo la resa musicale non è stata all'altezza di quella scenica.
I cantanti, della compagnia del teatro Mariinski di San Pietroburgo, hanno lasciato molto a desiderare.
La protagonista Larissa Shevchenko è stata inizialmente inespressiva, e solo col trascorrere dell'opera ha preso quota rendendosi protagonista di un ottimo finale in cui bene sono evidenziati la solitudine e la disperazione di che ha perduto tutto: averi e affetti.
Vladimir Vaneev (il dispotico suocero Boris) ha cantato sempre ingolato.
Non male Victor Lutsiuk (Sergej) che ha lasciato ben trasparire l'ipocrisia e l'arrivismo del suo personaggio.
Bene anche  Leonid Zachozhaev nel piccolo ruolo di Sinowi (marito tradito e ucciso).
Kostantin Pluzhnikov ricopriva il ruolo dell'ubriaco che scopre il cadavere di Sinowi nella cantina di Katerina; ruolo breve ma a cui l'autore riserva una canzone affrontata con notevoli incertezze sia nell'intonazione che nell'emissione.
 
La direzione era affidata al celebre Valery Gergiev, sulla carta  il direttore ideale per questo repertorio.
Egli, avvalendosi di quella grande orchestra che è la Filarmonica di Vienna, ci ha regalato una direzione infuocata a tinte forti, talvolta corrusche affrontando splendidamente i numerosi intermezzi orchestrali che l'autore pone tra una scena e l'altra.
Purtroppo ha privilegiato la violenza fonica anche nei momenti in cui sul palcoscenico si cantava, impedendo assai spesso agli ascoltatori di poter udire distintamente le voci.
E' singolare che un direttore prestigioso come Gergiev, di grande esperienza operistica (direttore del Teatro Mariinski) metta in difficoltà i cantanti, elevando davanti a loro un muro di suono che difficilmente questi sono in grado di superare.

Don Quichotte