Nozze di Figaro

Teatro Comunale

Firenze

11 12 Ottobre 2003

 

 

Era il lontano 21 giugno 1992.
Essendo il mio compleanno (che non ha caso cade nella giornata della musica!) avevo deciso di festeggiarlo recandomi al Teatro della Pergola dove venivano messe in scena Le Nozze di Figaro di Mozart, col la regia di Jonathan Miller e la direzione di Zubin Metha.
Era appena arrivato quando vidi stagliarsi all'orizzonte la sagoma di un uomo alto, magro, elegante coi capelli lunghi che, avvicinandomi, si rivelarono più bianchi che brizzolati; i miei numerosi lettori avranno già capito che si trattava del Nostro Editore: nulla di strano - penseranno - trovarlo ad un' opera, tanto più allora, che girava come una trottola i teatri di tutta Italia, compresi quelli di provincia, più sperduti.
Ma quello che la cronaca ci impone di ricordare è che non era solo: era accompagnato da una ragazza che notammo essere molto bella: nulla di strano - penseranno ancora voi- visto che all'epoca era celebre la sua fama di "Tombeur de femmes".
Ma quella non era una avventura occasionale: si trattò di un rapporto lungo che rischiò di concludersi con i confetti ed un anello al dito.
La signorina in questione quel pomeriggio fu udita esclamare, a proposito dell'opera: "Che palle...E' la quarta volta che la sento!" .
Quest' esternazione perentoria (detta per di più da una convinta melomane, quale Ella era) se da una parte confermava il pantagruelico consumo di musica che all'epoca faceva il Nostro Editore, dall'altra era indice di una certo qual "caratterino" che la graziosa donzella rivelò per intero nel momento in cui terminò - in modo assai burrascoso - la relazione.
Pare che il Nostro fosse oggetto di una persecuzione stile "Attrazione Fatale" [1987: regia di Adrian Lyne con Glenn Close e Michael Douglas] e sembra che Lei gli lanciasse dei malefici che lasciarono il segno sul suo già precario quadro clinico: propria allora cominciò ha manifestarsi la LOMBALGIA IMPERIALE ! Sì ! Proprio quella patologia che oggi lo affigge quasi quotidianamente e che trova tregua solo quando giunge a Siena una graziosa violinista tedesca di cui tanto abbiamo scritto in precedenti recensioni: una donna l'agente patogeno, una donna la terapia.
Ma Lui, uomo dalle mille risorse, soffrì in silenzio i dolori del corpo e dello spirito, tirò dritto per la sua strada e non dubitò mai (e nemmeno noi, a dire il vero) della giustezza della scelta fatta. Poiché però certi traumi lasciano comunque una cicatrice, Egli a tutt'oggi ancora si rifiuta di pronunciare il nome di Lei.  
Stante quanto sopra se quest'anno, quando l'opera è stata ripresa sempre nella regia di Miller e sempre con Metha sul podio, ha deciso di dare forfait ed andare a sollazzarsi a Positano col Maestro Damiano, lo dobbiamo capire.
 
Tornando a parlare di musica lo spettacolo del '92, per la parte musicale,  fu decisamente brutto: si trattò sicuramente della peggior prestazione di Metha nelle innumerevoli volte che l' ho sentito dirigere: l'ouverture fu lenta e pesante; le arie di Cherubino talmente veloci e prive di pathos che sembrava avesse voglia di terminare presto per andare a cena; al contrario alle arie della Contessa impresse un tempo talmente lento da mettere in difficoltà il soprano: in poche parole un disastro. 
Conoscendo le indiscusse capacità del direttore indiano non poteva che essere la classica "serata no"; tanto più che due anni fa a Monaco gli sentii dirigere la medesima opera su ben altro livelli..
Pertanto quest'anno ho deciso di ascoltarle 2 volte con due diverse compagnie di canto. [della recita con la seconda compagnia dirò tra le parentesi quadre].
 
La regia si è confermata di buona fattura: spigliata, divertente, acuta nella caratterizzazione dei personaggi, anche se talvolta un po' sbilanciata verso la farsa [in particolar nella recita con la seconda compagnia; la prima, che veniva ripresa dalla TV (ho contato 7 telecamere) ha recitato in modo più contenuto].
Metha ha diretto assai meglio di 11 anni fa, dimostrando un buon senso del teatro; mi sembra però che alcuni momenti di quest'opera continuino a venirgli poco bene: per esempio le arie di Cherubino; è vero che non è stato ben coadiuvato dalle cantanti, ma ho avuto la sensazione che non sia riuscito a restituirci il caleidoscopio di stati d'animo che si susseguono in questi splendidi momenti musicali.
 
Figaro era interpretato da Giorgio Surian che ha sopperito ad una certa usura vocale con una perfetta dizione e un fraseggio espressivo ed intelligente [Richard Bernstein ha cantato piuttosto bene ma talvolta emergeva evidente la mancata padronanza dell'idioma italiano].
Lucio Gallo era forse il migliore in campo: un conte ben cantato e benissimo recitato [anche Mariusz Kwiecien è stato il migliore della sua compagnia pur mancandogli il carisma scenico del collega].
Patrizia Ciofi (Susanna) ha una voce piccola che si adatterebbe meglio a teatri di dimensioni più ridotte: ha però sopperito con una buona tecnica e un'incredibile verve[Gemma Bertagnolli ha anch'essa una voce che non spacca i vetri e talvolta i suoi acuti mi sono apparsi metallici: anch'essa ha una recitazione assai vivace e comunque mi è parsa migliorata dalle ultime esibizioni].
Eteri Gvazava è una donna molto bella ma mi sembra che abbia dei problemi tecnici nell'emissione ed è stata assolutamente inespressiva: canterà il Così Fan Tutte diretto da Abbado quest' inverno; da quanto sentito in quest'occasione non dobbiamo aspettarci gran che [Angela Marambio è stata anch'essa poco convincente ].
Senza emozioni il Cherubino di Marina Comparato [ma Gabriella Sborgi ha fatto anche peggio: una voce veramente brutta].
Più che dignitosa anche se un po' sopra il rigo, la Marcellina di Giovanna Donadini.
Bravo Sergio Bertocchi anche se nel delineare un Basilio palesemente "dell'altra sponda"  è stato un po' troppo "macchietta".
Quanto al personaggio di Bartolo, Eduardo Chama si è fatto preferire Donato Di Stefano della seconda compagnia.