Per la terza estate
consecutiva Maurizio Pollini ha tenuto un concerto a Siena nel piccolo Teatro
dei Rozzi: in programma le sonate op.10 n° 3 ed op.13 (Patetica) di Beethoven
e il secondo libro di preludi di Debussy.
Premetto due
considerazioni:
-Pollini è stato e
continua ad essere uno dei migliori pianisti del mondo, e lo ha dimostrato
anche in questo concerto, anche se, a tratti, ha adottato alcune scelte
interpretative che non sempre mi sono piaciute.
-se 10 anni fa
aveva ancora delle mani infallibili, riuscendo a superare difficoltà
trascendentali senza il più piccolo errore, oggi qualche piccolo
pasticcio e qualche nota sporca ci scappa, ma questo non incide certo sul
giudizio complessivo dell' interpretazione.
Ciò premesso devo
constatare che il suo Beethoven, dalle sonorità di proporzioni sinfoniche e
sempre teso ad evidenziare la struttura delle linee musicali, è stato
splendido nei movimenti lenti mentre non mi ha convinto in particolar modo nel
primo movimento della sonata op. 10 n° 3, affrontato ad un tempo velocissimo;
e comunque anche altrove la sua lettura è risultata talvolta nervosa,
irregolare, piena di sussulti a causa dell'esasperazione di certi fortissimi e di
certi sforzati.
Quanto a Debussy,
chi aveva in mente le interpretazioni di Benedetti Michelangeli e di Gieseking,
leggere, liquide, dove i suoni si rifrangono, sfumano, cambiano di colore, in
una musicalità che fu definita "impressionista" si è trovato di
fronte a qualcosa di completamente diverso; abbiamo ascoltato una lettura più
nitida, proiettata verso il futuro, essendo evidenziata ogni dissonanza e ogni
asperità della scrittura musicale: una lettura originalissima che il alcuni
casi (Feux d'artifice) ha funzionato, mentre in altri (Feuilles mortes) mi è
parsa francamente eccessiva, sembrando di ascoltare Berg.
Gran successo di
pubblico e quattro bis: un Debussy e tre Chopin, cavallo di battaglia del
Maestro che lo eseguito come sempre a livelli superlativi.
