Pretre
Teatro
Comunale Firenze
24
Febbraio 2002

Mi attendevo molto dal concerto
di Georges Pretre con l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino; e le attese
erano giustificate dal programma, interamente dedicato alla musica francese,
repertorio nel quale il Maestro eccelle.
Ricordo, tra i tanti concerti
da lui diretti, un Bolero di Ravel da lasciare senza fiato e un Requiem di
Berlioz dove si equilibravano splendidamente il virtuosismo orchestrale e il
senso del sacro.
Forse proprio perché le attese
erano molte sono uscito dal teatro un po' deluso: non che si sia trattato di
un brutto concerto, ma era lecito aspettarsi di più.
Nella prima parte del concerto
si eseguiva il "Gloria" di Poulenc: una delle opere sacre del
compositore francese scritte dopo la sua conversione al cattolicesimo,
avvenuta verso la fine degli anni '30. Se la prima mondiale dell'opera ebbe
luogo a Boston, nel gennaio 1961, sotto la direzione di Charles Munch, la
seconda mondiale e prima europea, il mese successivo a Parigi, fu diretta
proprio da Pretre le cui esecuzioni rimangono tuttora "di
riferimento" (due sono le sue incisioni: del '61 appunto con Rosanna
Carteri come solista e dell '88 con Barbara Hendricks).
Stavolta a fronte di uno
splendido il coro diretto da J.L.Basso e della bravura del soprano Annick
Massis faceva riscontro una direzione molto "pulita" tendente
ad evidenziare la trasparenza e certi aspetti "modernistici"
presenti nella scrittura dell'eclettico compositore francese; in specie
venivano sottolineate le dissonanze dei fiati. Quello che non ho
percepito è stato il senso del "sacro" e quindi l'esecuzione non mi
ha emotivamente coinvolto.
Quanto alla sinfonia
"Fantastica" di Berlioz, che completava il programma, Pretre la
affrontava con un'attenzione estrema per i particolari della scrittura
orchestrale, ma
anche con delle scelte agogiche ai limiti dell'arbitrio. Questa estrema libertà
e varietà nella scelta dei tempi portava a dei risultati del tutto originali,
e talvolta anche affascinanti (per esempio nel valzer) ma in certi casi
lasciava sconcertati, apparendo l'esecuzione priva di coerenza.
Il tempo lento è inoltre
risultato piuttosto noioso ed quanto al finale sono stati evidenziati (ma
direi quasi ostentati) quegli aspetti "volgari" di cui tanto i
critici musicali hanno scritto. Per non parlare della chiusa, velocissima e
suonata in modo "bandistico".
Bravi le parti solistiche dei
fiati dell'orchestra.
Il pubblico, peraltro non
numerosissimo, ha tributato al Maestro francese un vero e proprio trionfo che,
nel caso di specie, ci è sembrato più giustificato dalla sua fama o dai
ricordi di precedenti interpretazioni che dal concerto appena ascoltato.
