Rattle 

Wiener Philarmoniker

GrossesFestspielhaus,Salzburg

27 30 Agosto 2001 

 

 
Quest'anno Alfred Brendel ha compiuto 70 anni e il festival di Salisburgo ha voluto festeggiarlo dedicandogli un ciclo costituito da 5 manifestazioni: un concerto di lieder in cui il celebre pianista ha accompagnato il baritono Matthias Goerne, la festa di compleanno vera e propria in cui ha recitato testi propri con musica di G.Kurtag e G.Ligeti suonata al pianoforte da Pierre-Laurent Aimard, e tre concerti sinfonici nei quali, accompagnato dalla Filarmonica di Vienna diretta da Simon Rattle, ha eseguito l'integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven.
 
Abbiamo ascoltato in due matinee distinti i concerti n° 2, 3 e 5; completavano i programmi la V sinfonia di Mahler e le variazioni per orchestra op. 31 di Schoenberg.
 
Prima di andare avanti devo premettere che i giudizi che ognuno dà su di una manifestazione artistica  sono in gran parte soggettivi potendo le impressioni dell'uno differire totalmente da quelle dell'altro: ho voluto sottolineare questa affermazione, talmente ovvia da apparire banale, perché la mia opinione su questi concerti si è differenziata totalmente da quella della gran parte del pubblico.
E' fuori dubbio che la ricorrenza del 70° gentiliaco del pianista abbia portato il pubblico a festeggiare ed ad applaudire anche in assenza di un'esibizione artistica di alto livello, ma francamente non riesco a capire il successo clamoroso e le reazioni deliranti.
(ancor più incomprensibili se paragonate alla tiepida accoglienza riservata al 1° concerto per piano e orchestra eseguito negli stessi giorni da Pollini e Abbado).
 
Brendel inquadra Beethoven nel classicismo viennese più puro.
Purtroppo alterna momenti di grande poesia ad altri di inerzia espressiva francamente imbarazzante: talvolta non "canta" come lo spartito richiederebbe ( per esempio nell'adagio del 3° concerto); inoltre  gli errori e le note sporche sono andati oltre quella che può definirsi la quantità fisiologica: ciò è accaduto soprattutto nel concerto "Imperatore".
Meglio è andata con il 2° concerto di cui gli interpreti hanno accentuato il carattere settecentesco (si tratta in realtà del primo concerto di Beethoven, anche se fu pubblicato per secondo, essendo perciò catalogato come N° 2) a partire dalla disposizione dell'orchestra con i fiati spostati all' estrema destra, dietro gli archi.
 
Il rimpianto che abbiamo è quello di non aver ascoltato Brendel 10 o 20 anni fa.
Il sospetto (ma con tutti i benefici del dubbio possibili ed immaginabili) è che l'industria discografica gli abbia regalato una fama maggiore di quella meritata nelle sale da concerto.
La prima volta che avemmo l'occasione di assistere ad una sua esibizione, qualche anno fa a Firenze, al Teatro della Pergola, assistemmo ad un'esecuzione della ultime tre sonate di Beethoven da dimenticare, in cui la mancanza di espressività e il pressappochismo imperavano.
Tre anni fa invece, a Berlino, un 'esecuzione del 5° concerto di Beethoven, con Abbado sul podio, ci rivelò un ottimo pianista, capace di mantenere la tensione espressiva durante l'intero arco esecutivo: pensammo che quella fiorentina fosse stata una serata no.
Oggi non  ci resta che dire, con amarezza, che i 70 anni non sono portati poi così bene.
 
Peccato, perché la Filarmonica di Vienna (suono caldo e morbido degli archi e splendidi solisti nei fiati) era l'orchestra ideale per quel repertorio e perché Rattle lo ha accompagnato con intensità, con calore e con rispetto  alle sue scelte interpretative.
 
Il direttore ha interpretato poi le variazioni op.31 di Schoenberg rifuggendo da una lettura analitica (alla Pierre Boulez, tanto per intenderci)  mentre della V di Mahler ci hanno colpito la cantabilità del secondo tema del primo movimento, la velocità e le sonorità quasi parossistiche  con cui è stato affrontato in secondo movimento; l'evidenziazione di certi particolari timbrici dell'orchestra mahleriana.
D'altra parte ci sembrato che Rattle nella sinfonia, pur regalandoci dei momenti molto belli, non abbia di saputo fondere i molti particolari, splendidamente eseguiti, in un'unica idea che coerentemente facesse da filo conduttore nella lettura dell'opera.
 
Data che il Maestro ha un'età non ancora avanzata e un talento che ci dicono essere enorme, attendiamo fiduciosi.

 

Don Quichotte