Die
Fledermaus
Felsenreitschule,Salzburg
25
Agosto 2001

Uno degli spettacoli
più discussi del Festival di Salisburgo di quest'anno è stato "Il
Pipistrello" di Johann Strauss Jr.; e questo a causa della messa in scena
del registro Hans Neunfels.
"Il
Pipistrello" è un'operetta composta nel 1874.
L'autore
descrive una borghesia viennese gaudente, sempre pronta a
divertirsi, a cercare avventure amorose e a bere champagne, ma lo fa con
leggerezza, col sorriso sulle labbra, senza esplicitare duri giudizi morali,
come appare evidente dalle musiche splendide e spumeggianti, .
Il regista invece ha
fatto una scelta per così dire "ideologica". La borghesia,
classe sociale vittima della sorridente ironia di Strauss, è stata mostrata
come la più immorale, corrotta, marcia possibile.
Gabriel von Eisenstein
è chiaramente pedofilo, non disdegna di sniffare cocaina, quando è
eccitato copula con chiunque gli capiti a tiro, non importa se donna o uomo e,
all'occasione, uccide. Al termine dell'opera è abbandonato dalla moglie che
gli preferisce Alfredo (al contrario di quanto risulti dal libretto), per cui
non si capisce perché intoni il motivo della champagne.
Sua moglie Rosalinde
oltre a tradirlo con Alfredo trova il modo di farsela con un postiglione.
Il principe Orlofsky
è un debosciato costantemente "fatto" che non può stare 5
minuti senza sniffare o impasticcarsi.
La sua festa è a base
di droga, puttane e disco-music.
Blind è realmente
cieco (come dice il cognome) e viene prima percosso da tre energumeni (inesistenti
nel testo originale) per il solo fatto di essere portatore di tale handicap,
e, al terzo atto, viene letteralmente scotennato da Eisenstein che, dovendo
assumere le sue sembianze, non si impossessa della sua parrucca (come da
libretto) ma del suo scalpo.
Il regista ha
inventato la figure dei due figli di Eisenstein: due ragazzi dall'aria sempre
stravolta. Nel primo atto il fratello si scopa la sorella (con l'attenuante di
non essersi accorto che si trattava di lei); alla fine dell'opera la uccide e
si suicida (mancanza dell' affetto dei genitori?); i loro corpi e sono deposti
in due bare e trasportati via sulle note di "Les Preludes" di Liszt
(?).
Provocatorio?
Assolutamente no.
Dopo che il regista
Peter Sellars, nel suo "Don Giovanni" cinematografico del 1990, ci
ha mostrato Donna Elvira iniettarsi l'eroina in vena non ci meravigliamo certo
per qualche sniffata, e con tutto ciò che ci propinano quotidianamente il
cinema e la TV non ci scandalizziamo per la simulazione caricaturizzata
di qualche atto sessuale.
Il fatto è che
l'atmosfera greve realizzata dal regista nulla ha a che vedere con la
leggerezza della musica di J Strauss Jr.
Inoltre Neunfels, che
già l'anno scorso aveva messo in scena a Salisburgo un "Così fan
tutte" che non ci era piaciuto per nulla, è affetto da orrore del
vuoto, e perciò ha sempre fatto accadere qualcosa in scena, anche a costo di
distrarre il pubblico dalla musica.
Due esempi:
1) Quando Rosalinde
canta la sua splendida czardas appare un soldato (ungherese?) che la ascolta
estasiato; Eisenstein lo uccide e quindi si lava le mani insanguinate nel
cestello dello champagne.
2) Durante l'aria di
Adele, nel terzo atto, alcuni ballerini (uomini) si esibiscono in
uno spogliarello e rimasti in mutande si toccano il...(è evidente...) in modo
che anche il più sprovveduto ed ingenuo degli spettatori possa capire qual'è
l'organo che "tira" loro.
Ancora sulla regia:
Frosch, personaggio comico soltanto recitato che l'autore fa apparire
solo al terzo atto, qui interpretato dall'attrice Elisabeth
Trissenaar; è stato promosso a vero motore dell'opera e ci propina durante
tutti e tre gli atti lunghi monologhi a fronte dei quali il pubblico assai
raramente ride e talvolta ad alta voce manifesta il proprio disappunto.
Un'ultima chicca:
l'unico intervallo dell'opera non è posto al termine del primo o del secondo
atto, ma nel bel mezzo del secondo atto, risultando così spezzata in due la
festa a casa Orlofsky.
Dopo quanto abbiamo
visto è chiaro che l'aspetto musicale sia passato in secondo piano: ci
limiteremo a dire che Marc Minkowski ha diretto con poco brio e con
qualche pesantezza di troppo.
I cantanti sono stati generalmente
mediocri (penalizzati anche dall'acustica, tutt'altro che perfetta, della
Felsenreitschule) con una leggera preferenza per le donne (Elzbieta
Szmytka-Rosalinde e Malin Hartelius-Adele) sugli uomini (Christoph
Homberger-Eisestein, Olaf Bar-Falke e Franz Supper-Blind).
L'unica circostanza
degna di nota è che Orlofsky è stato interpretato dalla rock-star David Moss,
che si è avvalso di un micro microfono attaccato ai capelli e ha cantato non
impostato alternando il falsetto ad una voce artificiosamente ingrossata. Per
chi avesse presente il film degli anni '70 Jesus Christus Superstar ricordava,
alla lontana, il personaggio di Erode.
Anche da questo punto
di vista nulla di nuovo sotto il sole.
In conclusione se
partissimo dal presupposto di non aver assistito a "Il
Pipistrello" ma una sua parodia potremmo concludere di aver visto uno
spettacolo moderatamente divertente, fatta eccezione per gli
insopportabili monologhi di Frosch.
Il fatto è che molti
spettatori avevano acquistato il (costoso) biglietto credendo che si
rappresentasse l'opera annunciata nel cartellone: e ciò spiega le raffiche di
buuu che si sono mescolate agli applausi.
Don Quichotte