Rattle Boulez

BerlinerPhilarmoniker

GrossesFestspielhaus

Salzburg

4 5 6 Aprile  2004

 

Dei tre concerti sinfonici previsti al Festival di Pasqua di Salisburgo, due sono stati diretti da Simon Rattle ed uno, da Pierre Boulez.

Quest’ultimo ha affrontato un programma dedicato interamente a Bela Bartok.

Questo direttore è solito passare per “freddo” tutto proteso ad dissezionare le partiture e a darne una lettura il più razionale possibile: si tratta di un’etichetta che può dar luogo a pregiudizi.

Dico subito che in questo concerto mi è piaciuto. Avvalendosi di un’orchestra in gran forma ed affrontando un autore a lui congeniale ci dato delle splendide letture sia della suite di danze Sz 77 in cui forse gli aspetti modernistici hanno prevalso su quelli folclorici sia soprattutto del “Mandarino Meraviglioso”.

Ma anche i due concerti solistici sono stati di livello eccelso: il concerto per violino Sz 36, col bravo Gidon Kremer, ed il concerto per viola Sz 120 in cui come solista un eccezionale Yuri Bashmet ci ha entusiasmato sia per il calore dell’interpretazione che per la bellezza del suono.

Sugli scudi, tra gli orchestrali, chiamati alla ribalta dal Direttore, i maestri Andeas Wittmann (oboe) e Walter Seyfarth (clarinetto) amici del Nostro Editore ed abitualmente presenti al concerto della Banca Del Vecchio, annualmente organizzato dal Compagno di merende – Commercialista – Cantante.

 

Il primo concerto diretto da Sir Simon Rattle era interamente dedicato alla musica francese.

Si è aperto un un’esecuzione strepitosa della seconda suite di Daphnis et Cloe di Ravel: virtuosismo orchestrale, precisione, capacità di rendere in modo superlativo la ricchissima tavolozza timbrica della partitura, grandi solisti tra cui ha spiccato Emmanuel Phaud (flauto) hanno fatto sì che l’ esecuzione valesse da sola il prezzo (assai elevato) del biglietto.

Meglio così, perché il resto del concerto non è stato sul medesimo livello.

Il concerto per due pianoforti ed orchestra di Poulenc è un’opera assai gradevole; le due soliste, le sorelle Labeque, devono essere due ragazze intelligenti, perché hanno capito che, non potendo competere con i maggior pianisti nel repertorio solistico, era opportuno trovarsi una  nicchia nell’ assai meno frequentato repertorio per due pianoforti, riuscendo in questo modo ad arrivare anche al Festival di Saliburgo.

Le  stesse hanno poi eseguito, da sole, l’opera di Debussy “En Blanc et Noir”, per due pianoforti: un’anomalia inserire un pezzo del genere in un concerto sinfonico, non giustificata né dalla qualità dell’ opera né da quella della sua esecuzione.

Il concerto si è concluso con “La Mer” di Debussy  nella quale Rattle  è tornato a mostraci un suo vecchio difetto: la ricerca dell’effetto attraverso l’esasperazione delle escursioni dinamiche.

Sia chiaro: con un’orchestra così la lettura non ha mai perso la sua precisione ed il suo nitore, ma il mare che ci è stato descritto era in una perenne tempesta.

 

Infine era prevista l’esecuzione in forma concertante dell’Idomeneo di Mozart.

Se l’orchestra ha suonato benissimo anche Rattle stavolta ha dato una lettura assai equilibrata del dramma limitando la minimo quelle sottolineature didascaliche che assai poco ci piacciono. 

Purtroppo tra i cantanti, se le donne erano a livello adeguato, non così può dirsi degli uomini.

Magdalena Kozena (Idamante) ha confermato di cantare bene, anche se stavolta la sua pronuncia si è mostrata incomprensibile. Molto meglio, da questo punto di vista, Christiane Oelze che ha saputo dare anche una lettura espressiva del personaggio di Ilia.

Quanto a Anne Schwanewilms dopo aver affrontato la prima aria un po’ troppo compassata per interpretare Elettra, l’isterica della compagnia, si è ripresa egregiamente col proseguire dell’opera.

Purtroppo Peter Hoare (Arbace) è apparso inadeguato e Philip Langridge ci ha dato la versione espressionista e tal volta urlata di Idomeneo, rivelandosi del tutto fuori ruolo.

In conclusione: un Idomeneo senza Idomeneo.

 

 

Per concludere non possiamo fare a meno di ricordare che protagonista del secondo e terzo concerto è stato il celeberrimo Maestro Damiano, che ci ha regalato  una superba interpretazione.

Per quel che riguarda l’Idomeneo la cosa ha del sensazionale, se pensiamo che fino a pochi giorni fa Egli non aveva non solo mai suonato ma neanche mai ascoltato quell’opera, e solo grazie al Nostro Editore, che lo aveva omaggiato di un CD pochi giorni prima, si era recato a Salisburgo avendo una pallida idea di che cosa si trattasse.

A dire il vero anche nella prova tenutasi la mattina prima del concerto, aperta al pubblico, ci era sembrato distaccato, quasi assente, come se non seguisse il direttore, tutto impegnato com’era a dare preziosi consigli alla giovane fagottista che suonava al suo fianco: un gesto di encomiabile solidarietà tra musicisti che evidenzia una volta di più le doti umane del Nostro Eroe, il quale, lungi dal tenere la propria scienza tutta per sé si prodigava a trasmetterla alla graziosa collega: e noi siamo certi che avesse ed  abbia molte cose da insegnarle.

Al concerto invece tutto è cambiato: il Maestro si è così compenetrato nella parte che la sua interpretazione può certamente considerarsi di riferimento.

Abbiamo così un’ altra volta avuto al dimostrazione della differenza che passa tra un buon musicista, che consegue eccellenti risultati con lo studio e l’abnegazione, e un genio trasudante di talento, cui tutto riesce facile e che raggiunge risultati addirittura superiori apparentemente senza alcuno sforzo.

 

E’ poi inutile ricordare chi il Maestro Damiano aveva al suo fianco la sempre più devota e fedele JKK, la quale, da noi intervistata ci ha riferito:

-         che  la tisana allo Zenzero offerta al nostro Editore, e da Lui sdegnosamente rifiutata, (vedi recensione al concerto di Roberto Abbado del 28 febbraio 2004) non era poi così male.

-         di essere orgogliosa e felice della sua promozione da “Zoccola” a Fida Ninfa”;

-         di essere tutta presa nel lavoro di aiuto regista (pagata) per l’opera di Vivaldi che le ha regalato il nuovo soprannome; noi abbiamo mosso l’osservazione che, prevedendo l’opera 6 personaggi, 2 femminili e 4 maschili, e formandosi alla fine 2 coppie, onde evitare che i 2 personaggi maschili rimasti senza partner eccedessero in pratiche onanistiche e consentire di dar sfogo ai loro naturali istinti sessuali, sarebbe stato opportuno inserire 2 personaggi femminili muti. Purtroppo ci ha bocciato l’ idea.

-         Di aver avuto la proposta di recitare nel Don Carlos nel ruolo muto della Contessa d’Aremberg: si tratterebbe di un vera e propria novità perché sarebbe la prima volta che la Nostra ricoprirebbe un ruolo muto previsto dal libretto e non inventato di sana pianta dal regista. Purtroppo però Ella ha rifiutato perché troppo impegnata (lasciandosi peraltro la porta aperta per eventuali repliche): ce ne dispiaciamo, ma  non più di tanto, avendo visto fino ad oggi la Contessa d’Aremberg recitare sempre vestita, ed avendo perso fiducia nelle capacità innovative dei registi tedeschi [naturalmente, se fossi regista io, prevedrei che la Contessa  d’ Aremberg fosse amante di Filippo II – che, come si faceva la Contessa di Eboli, poteva avere tranquillamente altre amanti nella corte- con tanto di scena di sesso torrido].

-         Di essere  felice della sua nuova attività di pittrice: infatti Ella, sempre più artista a 360 gradi, non contenta di essere cantante, attrice, pianista e aiuto regista, ha deciso di dedicarsi anche all’ acquarello e dopo due sole lezioni prese nell’agro senese ha mostrato un’ indiscutibile innata predisposizione e già si pone come una delle più interessanti artiste del panorama contemporaneo. Siamo in trepidante attesa della sua prima “personale” pronti ad improvvisarci “recensori” anche in campo pittorico.

 

Ma lo notizia che ci preme di più, uno scoop sensazionale, è la seguente:

Il Maestro Damiano per la prima volta da quando lo conosciamo, ha parlato di matrimonio.

Non sto scherzando !

Ad onor del vero dobbiamo riconoscere che ha  affrontato il tema in astratto, precisando che non stava parlando del matrimonio suo; dobbiamo anche precisare che l’argomento era stato introdotto dai commensali e non dal Maestro e che ci trovavamo al termine della nostra ultima cena salisburghese, quando le abbondanti libagioni avevano certamente ridotto le facoltà percettive ed intellettive del Nostro Eroe.

Però il fatto stesso che il Maestro per la prima volta abbia affrontato tale tematica senza che gli venissero i conati di vomito ci fa ben sperare per un felice epilogo di una romantica storia d’amore iniziata proprio a Salisburgo 15 anni or sono.

Caro Maestro, rifletta bene! La sua resistenza dura ormai una volta e mezzo il tempo dell’assedio di Troia.

In tutto questo tempo JKK le si è sempre mostrata devota e fedele, rifiutando anche i corteggiamenti di direttori d’orchestra e cantanti celebri, prestanti e dalla spiccata personalità; e tutto ciò nonostante che Lei non abbia ma i dissimulato le sue frequenti e pressanti attenzioni per ogni persona di sesso femminile che le passava vicino.

Si ponga seriamente questa domanda: un ‘altra compagna così dove la ritrova?

Perciò, parafrasando il Così Fan Tutte, concludiamo: “Caro Maestro, è meglio che Tu ceda”.