La serva padrona

Teatro Goldoni

Firenze

10 Novembre 2002

 

 

Il Teatro Comunale di Firenze ha riproposto, a distanza di meno di tre anni, la Serva Padrona di Pergolesi; data la brevitÓ dell'opera essa Ŕ stata preceduta da due pezzi sinfonici: il concerto n.8 in la maggiore "La Pazzia" di Durante (autore napoletano vissuto tra il 1684 e il 1755) di notevole interesse per la coesistenza di elementi barocchi ad altri che fanno giÓ presagire il neoclassicismo; e il Salve Regina in do minore di Pergolesi, cantato da un soprano (Vassiliki Karajianni) dalla voce piccola piccola che veniva regolarmente sovrastata dall'orchestra.
 
Quanto all'opera, la regia era affidata a Francesco Zito, che ambientava  la vicenda a fine ottocento, disponeva sul palcoscenico due porte da dove cantanti e attori entravano ed uscivano, come in una commedia di Faydeau, riempiva la scena, oltre che coi tre personaggi previsti nel libretto, con molti altri (servette, idraulici, ragazzi del latte, umanitÓ varia...) risolveva il problema del passaggio da una stanza all'altra con la proiezione sullo sfondo dei vari locali.
Ne Ŕ risultato un buono spettacolo, di una comicitÓ viva e misurata al tempo stesso
 
Quanto agli interpreti, bravi mi sono sembrati Daniela Schillaci (Serpina), e, sia pur un gradino sotto, Michele Govi (Uberto); bravo anche Antonio Caporilli (Vespone) il mimo costretto dalla regia a recitare parte del ruolo sui trampoli.
Quanto alla direzione di Arnold Bosman questi ha privilegiato la varietÓ ritmica alla bellezza del suono, con un risultato comunque gradevole.