Sesso e Opera

 

 

I fatti.

 

A) Quest'estate, al Festival  operistico di Monaco di Baviera, ho assistito ad una rappresentazione di "Les Troyanes" di Berlioz, in cui, nel balletto che apriva il terzo atto, campeggiava, al centro della scena, una comparsa nuda, adagiata su di un fianco, che mostrava la parte posteriore: poiché il balletto era di una bruttezza rara il sedere della Nostra era la cosa migliore che veniva offerta in quei 10 minuti di spettacolo.
 
B) Sempre a Monaco di Baviera, nella scena finale di un divertentissimo Falstaff, ai folletti, agli spiritelli e ai diavoletti che tormentavano il protagonista si univano anche 4 comparse femminili (col fisico da modelle) che gli si ponevano intorno e aprivano la parte superiore del vestito mostrandogli il seno nudo (che fossero 4 diavolesse simboleggianti il peccato di lussuria ?).
 
C) Leggo nel Corriere della Sera dei primi giorni d'agosto che a Foggia il corpo di ballo si è ribellato al regista (Stinchelli) rifiutandosi di spogliarsi sia nell'Aida dove le ballerine dovevano apparire coperte da un velo trasparente e hanno preteso "una calzamaglia dotata di strasse per coprire i capezzoli",  sia nella Carmen  dove "per la scena della vestizione dei toreri, al quarto atto, era previsto che i quattro danzatori entrassero in scena completamenti nudi...". [evidentemente nell'orchestra non suonava il Maestro Damiano: se no le ballerine avrebbero fatto a gara per mostrarsi come la mamma le aveva fatte (cliccare sull'immaginetta qui sotto per conoscere la saga del Maestro Damiano)]
 
 
D) Al Festival di Salisburgo, pur non avendo assistito ad esibizioni di nudità, ho visto un Pipistrello in cui si simulavano in continuazione atti sessuali di tutti i tipi (compresi quelli omosessuali, quelli incestuosi e quelli pedofili) e si mostrava uno spogliarello collettivo -ahimè di uomini (chiedo scusa per il maschilismo)- interrotto fortunatamente (chiedo di nuovo scusa per il maschilismo)  quando questi erano in mutande e si ravanavano il pisello.
Mentre, nell' Arianna a Nasso, Zerbinetta si faceva palpare il sedere da tutti.
 
E) Leggo ancora, nel Corriere della Sera del 3 ottobre, che il Rigoletto di Barcellona (che approderà a Firenze nel 2003) è "a luci rosse" e la figlia di Monterone è mostrata in atteggiamenti levinskiani.
 
Ovviamente la scoperta del sesso da parte del mondo operistico non è cosa di quest'anno.
So di Rigoletti in cui la corte del Duca di Mantova è rappresentata come luogo di orge, e le comparse e le coriste sono (s)vestite di conseguenza.
So di tetralogie wagneriane con le figlie del Reno a seno nudo.
E ricordo una recente Aida al Teatro Comunale di Firenze in cui, nella scena del trionfo, veniva esibita una comparsa che faceva mostra di un seno imperiale [come il mal di testa che periodicamente affligge il nostro Editore (cliccare sull'immaginetta qui sotto per avere informazioni sul suo quadro clinico)]
 
 
un seno, dicevo, che pareva scolpito nel silicone e che realmente avrebbe meritato quel trionfo che invece viene tributato a Radames.
 
Quello che constato è che le nudità e i riferimenti sessuali si sono recentemente moltiplicati nelle rappresentazioni liriche, fino a divenire quasi usuali.
 

Un po' di storia.

 

Prima del 1968 il nudo e il sesso non erano estranei alle arti visive (nel nostro cinema fece scandalo il seno nudo di Clara Calamai nel film "La Cena delle Beffe" del 1941) ma erano presenti a piccole dosi, essendo tutto sottoposto al vaglio di una censura attenta e severa.  
 
Il 1968, anno della ben nota protesta studentesca, dette vita ad una rivoluzione culturale con annessa la liberazione sessuale; e con la  caduta dei tabù sessuali, il nostro mondo venne invaso di immagini di tette, culi, pubi .... e chi più ne ha più ne metta.
 
Ciò si verificò innanzi tutto nel cinema, dove nacque e si sviluppò con notevole successo il filone erotico od erotico-comico: le varie  Barbara Bouchet, Edvige Fennech, Laura Antonelli, Gloria Guida si posero come protagoniste delle nostre fantasie erotiche e dei nostri primi turbamenti adolescenziali.
 
Ma anche molti settimanali, anche i più impegnati, cominciarono ad esibire con insistenza il corpo di belle figliole senza alcun velo. Fu un' operazione di marketing: il nudo in copertina faceva vendere di più.
 
Seguì lo svilupparsi del filone del cinema "hard": uno dei pochi generi cinematografici che non ha mai conosciuto crisi.
 
E anche la TV cominciò a proporre il nudo integrale, e comunque fece (e fa) copioso uso di sgallettate, coperte da pochi centimetri quadrati di tessuto, anche negli spettacoli pomeridiani o di prima serata.
 
Oggi il sesso entra in pianta stabile nel mondo dell'opera lirica.
 

Il commento.

 

Premetto che chi scrive non è né un moralista, né un sessuofobo.
E' però anche un appassionato d'opera (chi l'avrebbe mai detto?!); da qui alcune considerazioni sul fenomeno.
 
La prima considerazione è che l'opera lirica è arrivata al sesso per ultima e quindi in ritardo.
Ciò suffraga l'opinione di coloro che considerano la musica lirica un'arte invecchiata, incapace di rinnovarsi.
Quest' affermazione si basa innanzi tutto sul fatto che le opere contemporanee non riescono ad attrarre le masse di pubblico come nel 1800 e nei primi anni del 1900; anzi, talvolta i teatri sono semivuoti anche se si propongono opere di 50-60 anni fa, che si continuano a chiamare "moderne".
Ma che la lirica sia un' "arte vecchia" pare confermato anche dalla circostanza che il pubblico ama le regie tradizionali: e che l'opera conosca il nudo quando le altre arti visive e le altre forme mediatiche ne fanno copioso uso da molto tempo non è altro che una conseguenza della tendenza conservatrice imperante nel mondo operistico.
 
La seconda considerazione riguarda i motivi che inducono alla scelta del sesso nell'opera. 
Facciamo delle ipotesi:
 
Motivi di marketing.
Il sesso fa cassetta: al cinema, in TV, nei giornali, nei libri; si spera che di poter attrarre più spettatori anche all'opera.
Non sono in possesso di dati per poter dire se si ottenga il risultato sperato, ma ho dei dubbi.
Il  pubblico abituale dell'opera è, come scrivevo poco sopra, in buona parte conservatore; perciò si corre il rischio di ottenere l'effetto opposto dello spettatore che alla notizia di una messa in scena non tradizionale diserta il teatro.
Chi cerca il sesso e non è un appassionato d'opera si rivolgerà a forme di spettacolo più esplicite (senza dover sopportare la noia di arie, recitativi, concertati...).
Volontà di provocazione.
Può (ma non necessariamente) essere connessa al marketing: la provocazione induce a parlare della rappresentazione operistica che riceve una pubblicità gratuita con conseguente aumento di spettatori; ma può essere anche essere legata alle necessità espressive del regista.
Il problema è che oggi è assai difficile provocare, perché per farlo è necessario far qualcosa che altri non hanno ancora fatto; è necessario superare un limite: e questo limite si sposta sempre più avanti.
Un esempio: recentemente ha destato scandalo un programma televisivo in cui un conduttore mangiava i propri escrementi (in realtà si trattava di cioccolata modellata a forma di escrementi); se qualcuno ripetesse il gesto, l'effetto "provocazione" sarebbe di gran lunga inferiore perché non farebbe nulla di nuovo (a meno che non dimostrasse, con tanto di certificato di qualità, che non ha mangiato cioccolata mascherata da cacca, ma cacca DOC)       
Mostrando il sesso non si scopre nulla, non si crea nulla di originale, si sfondano delle porte aperte.
Talvolta inoltre la provocazione nasconde un terribile vuoto di idee del regista.
E' sicuramente più difficile (e necessita di maggior fantasia) ottenere l'attenzione dello spettatore con la cura dei movimenti dei cantanti, in modo da scavare nella loro psicologia così come essa emerge non solo dal testo ma anche dalla musica. E soprattutto è sempre più difficile farlo in modo originale, specie nelle opere più popolari e più frequentemente rappresentate.
E' molto più facile sbatter un bel culo sul palcoscenico; l'attenzione del pubblico è catturata e il ricordo della rappresentazione è assicurato: tutti, anche coloro che ne dimenticheranno il titolo, la rammenteranno come l'opera in cui si vede il culo.
Ma non sempre la natura dell'opera lo consente: si pensi alle opere di Mozart, dove troviamo espressi tutti i sentimenti, gli stati d'animo ed anche la sensualità e l'erotismo, ma sempre con leggerezza, con ironia, privilegiando le mezze tinte; una messa in scena che privilegiasse i colori forti andrebbe nella direzione opposta di quella verso la quale ci conduce l' autore con la sua musica.
Volontà di far emergere ciò che l'opera esprime.
In sostanza l'unica cosa che giustifica il nudo e il sesso all'opera è la loro funzionalità all' illustrazione della trama, allo scavo psicologico dei personaggi, a rispecchiare quanto la musica vuole trasmettere.
Ed in realtà vi sono alcune opere di un erotismo così esplicito che qualche bella scena di sesso non disturberebbe affatto,  anzi...
Faccio un esempio: la "Lady Macbeth del distretto di Mzensk" di Dimitri Schostakovitsch è un' opera ad alto contenuto erotico; il rapporto di Katerina e Sergej è tutto basato sul sesso; la protagonista ha un marito affettuoso, ma impotente; l'attrazione per il servo, rozzo ed egoista è essenzialmente fisica; tant'è vero che essa nasce nel momento in cui i due, quasi per gioco, "fanno al lotta", e quindi hanno per la prima volta un contatto fisico. Sarà poi Sergej, con una scusa, ad entrare in camera di Katerina, la quale, dopo una breve e non troppo convinta resistenza gli si concederà; l'amplesso è sottolineato da una musica veemente ed indiavolata che ci fa palpare con mano la passione straripante. In questo momento se il regista ci mostrasse la soprano e il tenore strapparsi le vesti di dosso e fare all'amore non potrebbe certo essere accusato di un uso gratuito del sesso.
Una curiosità: all'ultimo festival di Salisburgo, tra le opere che ho visto, cariche di allusioni e riferimenti sessuali, l'unica in cui non si faceva vedere nulla e si lasciava tutto all'immaginazione dello spettatore era proprio la "Lady Macbeth del distretto di Mzensk".   
 

Le prospettive

 

Lo scivolare dell' opera verso regie sempre più erotiche ci fa intravedere degli scenari difficilmente interpretabili e ci pone dei problemi difficilmente risolvibili.
Fino ad oggi il nudo è stato richiesto alle comparse o, al massimo, alle controfigure. Ma nel futuro che cosa accadrà?
I registi hanno acquistato sempre maggior potere nelle messe in scene.
Un esempio: negli ultimi anni ho frequentato il Festival di Salisburgo ed ho notato che il suo direttore artistico Gerard Mortier ( a cui, fortunatamente, dopo 7 anni non è stato rinnovato l'incarico) ha privilegiato decisamente la figura del regista su quella del direttore d'orchestra. Questo lo ha portato a rompere con direttori come Riccardo Muti e Claudio Abbado (sostituiti in genere da colleghi mediocri); e i registi, avendo avuto mano libera, hanno spesso proposto messe in scena certamente moderne, certamente provocatorie, ma che poco avevano a che fare con la tinta musicale dell'opera. Talvolta la musica è apparsa un fastidioso ed inopportuno accompagnamento ad una rappresentazione di un lavoro teatrale sconosciuto.
Andando avanti di questo passo non è da escludersi che qualche regista, affetto da delirio di onnipotenza, pretenda che si spoglino non solo le comparse ma anche i cantanti: e qui sorgono ulteriori problemi.
Edvige Fennech non avrà forse studiato recitazione all'Accademia di Arte Drammatica, ma mostrava delle qualità che balzavano subito all'occhio.
Non è così per tutti le cantanti, molte delle quali sono piuttosto grassottelle. E trovare una cantante che assommi qualità canore e un fisico gradevole all'occhio potrebbe essere un' impresa improba.
Se poi  (voglio fare della fantaopera) il regista richiedesse ai cantanti di impegnarsi in scene "hard" i problemi si moltiplicherebbero. Già oggi i tenori con una voce decente sono mosche bianche: se dovessimo richiedere loro ulteriori "attributi" rischieremmo di non ricoprire il ruolo.
 
Chi vivrà vedrà.
 
 

Don Quichotte