La
sonnambula
Teatro Comunale
Firenze
1° Febbraio 2004

La Sonnambula nella regia
di Federico Tiezzi (scene di Pier Paolo Bisleri e costumi di Gabriella
Pescucci) veniva ripresa dal Teatro Comunale di Firenze dopo nemmeno tre anni
dalla prima messa in scena del Maggio 2001: una rappresentazione che all'epoca
non mi convinse sembrandomi che peccasse di intellettualismo.
Devo dire che dopo
averla vista una seconda volta (ma stavolta dalla platea) mi sono
completamente ricreduto: mi è piaciuta molto.
Il regista ha dato una
lettura che potremmo definire onirico-psicanalitica: Amina si addormenta su
una sedia rossa sul proscenio all'inizio dell'opera e si sveglia sulla
medesima sedia alla fine: è stata tutto un sogno. Il conte Rodolfo altri non è
che un dottore che studia i sintomi della ragazza.
La scena si è ispirata
alla pittura di Friedrich: niente Svizzera da cartolina e niente mulino a
vento, ma un paesaggio che raffigura quando un prato, quando un campo di
grano, quando un ghiacciaio, ma sempre in modo surreale come al sogno si
conviene. Fondamentale è stato il gioco delle luci sapientemente utilizzate da
Vinicio Cheli.
Ma la cosa importante è
come tutti questi elementi siano stati amalgamati in un quadro coerente, alla
realizzazione dl quale non è stata estranea la direzione di Daniel Oren:
questi ha dato dell'opera una lettura morbida e molto analitica e ha
privilegiato i tempi lenti stemperando ogni aspetto drammatico; una scelta che
avrebbe lasciato perplessi se la regia fosse stata tradizionale, ma che invece
si inseriva alla perfezione nell'ambito di questa rappresentazione scenica
dove l'atmosfera di sogno smussava ogni asperità.
Quanto alle voci mi ha
convinto un appassionato Josè Bros che nel ruolo di Elvino mi è parso più a
suo agio che in quello del Duca di Mantova ricoperto, sempre qui a Firenze,
qualche mese fa.
Eva Mei è stata un' Amina
con tutte le note a posto anche se un po' algida.
Quanto al Conte Rodolfo
quando ho comprato il biglietto il suo ruolo doveva essere ricoperto da
Giacomo Prestia che nel 2001 era stato eccellente; invece mi son trovato
davanti tale Chester Patton che, oltre ad evidenti problemi di emissione, era
talmente estraneo all'idioma italiano che sembrava venisse da un' altra opera.
Gran successo di
pubblico.
APPENDICE
Chiediamo scusa ai nostri
numerosi lettori se la presente recensione viene pubblicata molti giorni dopo
la rappresentazione: colpa di che scrive che, in tutt' altre faccende
affaccendato, l'ha consegnata all Editore con deplorevole ritardo.
Se fossimo stati più
diligenti gli avremmo consentito di pubblicare qualcosa nel suo sito Web, che
non è stato modificato dal 30 gennaio al 10 febbraio, nonostante la promessa
di aggiornamenti quotidiani: nemmeno il quadro clinico, capitolo in genere mai
essere avaro di sorprese, è stato aggiornato.
A parziale scusante del
Nostro Editore sta la consegna della Mercedes SL 350, un giocattolino carico
di elettronica e di comandi vocali con ben 1500 pagine di istruzioni: un vero
e proprio esame universitario cui l'Editore si è applicato con diligenza.
Il problema è che il
nuovo balocco ha causato forti dolori alla già mal messa colonna vertebrale
dell'Editore; ad oggi pare che Egli abbia trovato la soluzione al problema con
un cuscino miracoloso ed un rivestimento particolare: ma non vorremo che fosse
il solito palliativo e che accadesse quanto già avvenuto con la magica pomata
anti-emorroidi procurata negli USA dal Maestro Damiano (vedi
recensione Fenice): dopo un breve beneficio la situazione
è di nuovo precipitata.
Forse sarebbe meglio che
l'Editore, invece di cercare la chimera di rimedi dagli effetti portentosi, si
rendesse conto di essere ormai anzianotto e rinunciasse alla rischiosa
rincorsa ad un' improbabile immagine giovanilistica, come ha già fatto da
tempo il vostro recensore.
